L’Unione Europea discute mentre nel mediterraneo si annega…

A seguito dell’ultimo vertice europeo il premier Conte ha dichiarato: “…l’Italia non è più sola. C’è un’Europa  più responsabile e più solidale”. Secondo la narrativa di Conte e Salvini  i governi europei, minacciati dal veto italiano e spaventati dalla chiusura dei porti alle nave ong, si sarebbero piegati al volere dell’Italia, raggiungendo un accordo per risolvere la crisi dell’immigrazione clandestina. Vittoria al governo italiano!

In realtà, hanno prodotto l’ennesimo accordo pasticciato che non risolverà niente. Della vera crisi dell’immigrazione, quella delle migliaia di migranti imprigionati nell’inferno dei centri di detenzione in Libia, affamati, stuprati, torturati, venduti come animali e soggetti a ogni sopruso non si è fatto menzione. Non si è neppure parlato della collusione fra la guardia costiera libica, finanziata e addestrata dal governo italiano e i trafficanti di esseri umani.

Quest’anno, il numero di sbarchi in Italia è diminuito del’80% rispetto al 2016. Allo stesso tempo un recente sondaggio dell’Ixe ha rilevato che “migrati e clandestini” sono una priorità per appena il 25% degli italiani. In testa alle preoccupazioni degli Italiani ci sono economia e sviluppo (62%) seguita da tasse (28%) e reddito (25%). L’attuale ‘crisi’ dell’immigrazione è una crisi fabbricata dalla retorica di Salvini, echeggiata dal M5S e alimentata dai media; una cortina fumogena costruita per mascherare l’incapacità del governo giallo-verde di risolvere le crisi reali: disoccupazione, precarietà, salari bassi e massacro dei servizi pubblici. Prendersela con gli immigrati può funzionare sul breve termine ma la pazienza dei lavoratori, dei giovani, dei ceti medi impoveriti dalla crisi economica non è infinita. Gli Italiani vogliono risposte concrete ai loro problemi economici quotidiani. Queste risposte non possono essere ottenute senza una rottura non solo con i diktat dell’Ue ma anche con i diktat del mercato capitalistico.

La solidarieta’ dei governi europei di cui parla Conte è illusoria. L’Ue è composta da stati nazione capitalisti che difendono i propri interessi economici e politici. In un periodo di crescita i vari governi  nazionali sono riusciti più o meno a nascondere i conflitti reciproci, ma l’arrivo della crisi economica ha messo in evidenza le crepe che, secondo lo stesso Junker, presidente della Commissione europea, “stanno crescendo”. Salvini vuole un “equa distribuzione” degli immigrati sbarcati in Italia, peccato che il suo amico Orban in Ungheria rifiuti di accogliere un solo migrante. Mentre Salvini punta a inviare i rifugiati in Germania, Horst Seehofer, ministro dell’interno nel governo tedesco e leader del CSU, vuole respingere in Italia quelli che arrivano in Germania. Sfidato elettoralmente dal partito di destra antimmigrati AFD, Seehofer ha minacciato di chiudere le frontiere della Germania scontrandosi in questo modo con Merkel e rischiando addirittura la tenuta della coalizione di governo.

I 12 punti dell’accordo raggiunto dopo 13 ore di trattative non serviranno a superare queste divisioni nazionali. Anzi rafforzeranno la frammentazione dell’Ue e la sofferenza degli immigrati stessi. Al vertice, si è abbandonata l’idea della redistribuzione obbligatoria dei rifugiati su base di quote, una proposta già silurata dall’opposizione dei paesi Visegrad come l’Ungheria e la Polonia. Se gli stati rifiutano di prendere i rifugiati quando sono obbligati a farlo perché’ dovrebbero farlo su base volontaria?

L’accordo prevede la creazione di ‘centri controllati’ nei paesi dell’Ue per registrare e identificare gli immigrati arrivati in Europa (si tratta di un’estensione degli ‘hotspots’ già esistenti in Italia e in Grecia). La Germania, la Francia, l’Austria e l’Italia hanno subito detto ‘no’. Inoltre si impegnano a ‘esplorare’ la possibilità di costruire ulteriori hotspots fuori dell’Ue, cioè cercare di ‘esternalizzare’ il problema seguendo il cosidetto ‘modello australiano’ che lascia gli immigrati a marcire per anni nei centri di detenzione nelle isole del pacifiche in condizioni orrende. Senza sorprese, nessun paese si è dimostrato disponibili ad ‘ospitare’ questi hotspot, mentre l’Algeria e il Marocco hanno manifestato esplicitamente il loro rifiuto.

L’accordo parla  anche di ‘aumentare’ il sostegno alla Libia e di impedire alle navi europee di  ‘ostacolare’ il lavoro della guardia costiera libica. Si tratta della stessa guardia costiera libica, che proprio durante lo svolgimento del vertice Ue ha lasciato annegare 100 migranti inclusi bambini rifiutando l’aiuto della nave spagnola Open Arms.

Uomini, donne e bambini rischiano la morte nel deserto, affrontano la tortura e lo stupro nei centri di detenzioni in Libia, l’annegamento nel mediterraneo per fuggire da guerra, persecuzione, devastazione ambientale e miseria assoluta. Fuggono da condizioni create in gran parte dagli stati e dalle stesse multinazionali europee che poi bloccano ogni percorso ‘legale’ per arrivare in Europa creando e alimentando in questo modo il traffico e l’abuso di vite umane.

Di fronte a questa situazione serve la solidarietà, non degli stati capitalistici ma degli sfruttati. Dobbiamo costruire una lotta unitaria sui posti di lavoro contro la corsa al ribasso dei salari e delle condizioni lavorative. Abbiamo bisogno di un movimenti  popolare di massa per chiedere il finanziamento necessario per costruire e rinnovare case popolari, scuole, ospedali e altri servizi pubblici.

Invece di arruolarci nella guerra fra i poveri che questo governo sta fomentando, combattiamo una battaglia contro un sistema che riesce a trovare 17 miliardi per salvare le banche, 25 miliardi all’anno per le spese militare e paga ogni anno 70 miliardi di interesse sul debito nazionale ma che ci dice che i soldi non ci sono. E’ lo stesso sistema capitalistico che è responsabile di guerre, sfruttamento e sofferenza in ogni parte del mondo. Esiste una sola  soluzione una lotta anti-capitalista su scala globale.

Christine Thomas