Vostri i profitti nostri i morti

 Il Crollo del ponte Morandi ha un solo responsabile: la sete di profitti dei capitalisti

Il 14 agosto 2018 alle 11.37 è crollato un tratto di circa 200 metri del ponte Morandi sull’autostrada A10 Genova/Ventimiglia che attraversa i quartieri residenziali della città di Genova.

Il crollo del Ponte Morandi ha portato alla morte di 41 persone, al ferimento di decine di persone, tra queste molte in codice rosso, in gravissime condizioni. Oltre a ciò il rischio che crolli un’altra sezione del ponte ha spinto il Comune di Genova e la protezione civile a richiedere lo sgombero immediato delle abitazioni nella zona di via Fillak, in questo momento gli sfollati sono oltre 600.

Per dare un’idea delle dimensioni anche emotiva della tragedia basti pensare che su quel tratto di autostrada transitavano in media 25 milioni di autovetture l’anno. Si tratta di un ponte colossale costruito come simbolo dell’Italia del boom nel 1967. Un ponte che costituiva il principale collegamento tra Genova ed il ponente ligure in una città notoriamente stretta tra il mare e le alpi. Il viadotto Polcevera era inoltre il principale punto di transito da e per la Francia. Tutti i Genovesi, e non solo, hanno attraversato più volte il ponte Morandi. Questa immane tragedia ha lasciato un’intera città e un intero paese sotto shock. Immensa è stata la solidarietà arrivata alle vittime da parte di tutta Genova e di tutta Italia. Il comune di Napoli ha ad esempio, cancellato le festività di ferragosto sul lungomare in solidarietà con le vittime. Da più parti si levano voci che richiedono lo slittamento del campionato di calcio.

Ognuno di noi si chiede com’è possibile che una struttura così imponente, progettata per durare secoli, possa cadere da un momento all’altro.

Nel giorno dei funerali delle vittime, mentre si scava ancora tra le macerie, Resistenze Internazionali intende innanzitutto stringersi al fianco dei parenti e degli amici delle vittime di questa tragedia che ha coinvolto prevalentemente lavoratori, tra i morti accertati ci sono autotrasportatori, dipendenti delle aziende municipalizzate di AMIU e ASTER, giovani e famiglie che stavano andando al mare.

Questa strage poteva e doveva essere evitata. Il crollo del ponte Morandi e le sue disastrose conseguenze sulle vite di centinaia di persone hanno come unico responsabile la sete di profitto del settore privato e le criminali politiche di privatizzazioni della rete autostradale italiana che hanno permesso a privati cittadini e nello specifico alla criminale famiglia Benetton, una delle peggiori del capitalismo italiano, di mettere mano sull’intera rete autostradale italiana.

Vogliamo dirlo chiaramente, il crollo del ponte Morandi non è il frutto di qualche evento imprevedibile ed imponderabile. Il ponte non è crollato per una “bomba d’acqua” o perché colpito da un fulmine ma a causa di una precisa scelta politica; quella di affidare la gestione della rete autostradale italiana nelle mani del settore privato. Un settore privato che nasconde i suoi interessi e le sue responsabilità con un sistema di holding e società controllate che vengono protette da leggi scritte appositamente per loro.

La privatizzazione della rete autostradale italiana fu messa in atto dal governo di centro-sinistra di Massimo D’Alema nel 1999 . Con quella decisione lo Stato diede in concessione i 6.500 km di autostrade a privati che, in cambio del pagamento di un simbolico canone annuo, hanno intascano cifre da capogiro con i pedaggi senza investire nella manutenzione. La manutenzione costa ed è quindi in aperta contraddizione con il principio cardine dell’economia capitalista: la massimizzazione del profitto ad ogni costo.

Nel 2000 la famiglia Benetton si è accaparrata il controllo della più gande società concessionaria, la Autostrade per l’Italia, che gestisce la maggior parte della rete autostradale, compreso il tratto del ponte Morandi.

Autostrade per l’Italia che gestisce l’intera rete autostradale nazionale oggi è controllata da Atlantia S.p.a. una holding controllata al 30% dalla famiglia Benetton. Atlantia gestisce e controlla autostrade e aeroporti in tutto il mondo con investimenti per miliardi di dollari in India, Brasile, Francia e dal 2018 anche in Spagna grazie all’acquisto di quote di Abertis Infraestructuras che gestisce i pedaggi sulle autostrade spagnole.

Questo colosso ha prodotto nel solo 2018 ricavi per 1 miliardo e 700 milioni di euro soltanto dai pedaggi, non proprio una società in crisi…

Com’è noto, la famiglia Benetton, che è l’azionista di maggioranza di Atlantia ha investimenti e partecipazioni in diversi settori e non arretra di fronte a nulla pur di massimizzare il loro profitto. E’ stato da  tempo accertato il legame tra questa famiglia e le ditte d’appalto Bengalesi per le quali lavoravano le vittime della tragedia del Rana Plaza di Dacca (l’edificio di otto piani trasformato in un enorme fabbrica tessile che nell’aprile nel 2013 crollò uccidendo oltre mille operaie del settore). La stessa famiglia è coinvolta nella privatizzazione dei terreni agricoli in Patagonia e nella “scomparsa” dell’attivista mapuche Santiago Maldonado in lotta per la difesa della sua terra.

Risponendo alle voci secondo le quali potrebbe essere revocata  la concessione per la gestione delle autostrade (che da contratto durerebbe fino al 2042), la società ha dichiarato di ritenere tali attacchi ingiustificati, sottolineando che in caso di revoca chiederà il pagamento del valore residuo della concessione, che a una prima stima ammonterebbe a 20 miliardi di euro.

Insomma, abbiamo a che fare con una famiglia di cinici criminali capitalisti rapaci e assetati di profitto. Ma il problema non sono i Benetton ma un sistema che affida al privato la gestione delle infrastrutture, un sistema che privatizza i guadagni e socializza le perdite.

Oggi sabato 18 agosto si sono svolti i funerali di stato per le vittime della tragedia. Molte famiglie hanno rifiutato di partecipare a quello che considerano una “passerella per politici”. La mamma di una delle vittime ha dichiarato: «Lo Stato ha causato tutto questo e c’è stata una passerella di politici vergognosa: non si devono permettere di farsi vedere». Il padre di un altro dei ragazzi morti ha scritto su facebook « Non vogliamo un funerale farsa, ma una cerimonia a casa, nella nostra chiesa a Torre del Greco. È un dolore privato, non servono le passerelle. Da oggi inizia la nostra guerra per la giustizia, per la verità: non deve accadere più».

Il fatto che tante famiglie abbiano rifiutato il funerale di stato è un fatto estremamente significativo e dimostra il baratro che esiste tra i cittadini comuni, le istituzioni e la classe politica considerate responsabili di questa tragedia.

Il crollo del Ponte Morandi ha aperto un grande dibattito nella società italiana e ha messo in difficoltà i principali partiti politici. Il M5S ha ad esempio dovuto cancellare gli articoli sui propri canali di informazione nei quali scrivevano, della “favoletta” del possibile crollo del ponte Morandi. Parallelamente è emerso come le società controllate da Benetton abbiamo finanziato le campagne elettorali sia del Partito Democratico che della Lega di Salvini. Lo stesso premier Conte in qualità di avvocato sè stato consulente legale della Aiscat, l’Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori, e della A4 Brescia-Padova, delle quali ha curato gli interessi.

Nonostante ciò, sotto il peso della pressione pubblica, lo stesso Conte ha dichiarato che potremmo assistere alla revoca della concessione delle autostrade al gruppo che attualmente le gestisce. La revoca della concessione al gruppo è un atto dovuto. Giocando però con le regole dell’economia capitalista, questa rischia però di portare al pagamento di una penale da parte dello stato che, paradossalmente, rischia di arricchire ulteriormente i proprietari della concessione.

Oltre a ciò, levare il controllo di autostrade per l’Italia ad un grande gruppo capitalista per metterlo nelle mani di un altro non risolverà il problema della manutenzione, dei pedaggi costosi e della sete di profitto dei privati.

Un recente sondaggio fatto poco dopo la tragedia ha dimostrato che l’81% degli italiani sono favorevoli alla rinazionalizzazione delle autostrade. Questa è la strada da percorrere! Occorre rinazionalizzare al più presto l’intera rete autostradale, per strapparla alle grinfie dei privati e procedere subito al controllo e alla manutenzione di tutte le infrastrutture a partire da quelle in cemento armato costruite negli anni ‘60. Per evitare però che i costi della nazionalizzazione ricadano sulla gente comune, magari sotto forma di pedaggi ulteriormente aumentati, è fondamentale che queste vengano fatte senza alcuna forma di indennizzo per i vecchi gestori della rete autostradale.

Per evitare che tali tragedie possano ripetersi e per onorare degnamente le vittime di questo crollo Resistenze Internazionali chiede:

  • La costituzione di una commissione indipendente d’inchiesta non governativa per accertare le responsabilità penali di quanto accaduto
  • Un adeguato risarcimento per le famiglie delle vittime e per gli sfollati
  • L’immediato controllo e messa in sicurezza di tutte le strutture a rischio a partire da tutti i piloni in cemento armato
  • La revoca senza indennizzo della concessione statale al gruppo Autostrade per l’Italia
  • L’abolizione della secretazione statale su tutte le concessioni di stato
  • L’abolizione del pedaggio autostradale
  • La rinazionalizzazione senza indennizzo della rete autostradale italiana da mettere sotto controllo e gestione dei lavoratori del settore e dei loro rappresentanti

Giuliano Brunetti  Valerya Parkhomenko