Nazionalizzare per non morire…

Nazionalizzare subito autostrade e aziende in crisi!

La tragica vicenda del crollo del ponte Morandi ha lasciato una ferita indelebile su una città e su un’intera comunità. In tantissimi si sono chiesti come sia possibile che una struttura simile possa crollare, come sia insomma possibile che una struttura sulla quale transitavano milioni di autovetture l’anno non fosse sottoposta a controlli e a manutenzione regolare. La risposta è drammatica nella sua semplicità. Sotto questo sistema economico la manutenzione delle infrastrutture è un costo che i privati sostengono controvoglia. 43 persone sono morte a causa di una precisa scelta politica; quella di affidare la gestione della rete autostradale italiana nelle mani del settore privato.

L’intera rete autostradale è stata infatti privatizzata nel 1999 ed è oggi controllata prevalentemente da una società per azioni: Atlantia S.p.a. una holding che per il 30% appartiene alla famiglia Benetton. Atlantia gestisce e controlla autostrade e aeroporti in tutto il mondo con investimenti per miliardi di dollari in India, Brasile, Francia. Per distribuire ricchi dividendi agli azionisti, la società taglia le spese ritenute inutili, manutenzione in primis.

Per mettere in sicurezza la rete autostradale e evitare che simili tragedie si ripetano in futuri occorre rivendicare la nazionalizzazione dell’intera rete autostradale. Questa nazionalizzazione deve avvenire senza alcuna forma di indennizzo nei confronti dei grandi azionisti.

Le autostrade devono essere poste sotto il controllo e la gestione dei lavoratori del settore e dei loro rappresentanti. Soltanto in questo modo potremmo assicurarci che l’intera rete autostradale venga gestita negli interessi della gente comune e non per il profitto privato di qualche grosso speculatore. Al tempo stesso, dobbiamo batterci per una rete integrata di trasporti pubblici. Rivendichiamo quindi la rimunicipalizzazione delle aziende partecipate, la nazionalizzazione, sotto controllo operaio, di Alitalia e di tutto il sistema di trasporto su rotaie.

Le vertenze industriali aperte, come quelle appena conclusesi, dimostrano come la logica delle privatizzazioni porti sempre e comunque ad un peggioramento delle condizioni di lavoro per i lavoratori oppure ad un inaccettabile ricatto tra ambiente e occupazione. Lottiamo per l’immediata nazionalizzazione dell’Ilva e di tutto il settore della siderurgia e dell’industria pesante. Soltanto in questo modo sarà possibile coniugare gli interessi di chi lavora all’interno di quegli stabilimenti, dell’ambiente e del territorio. Soltanto il controllo e la gestione popolare potranno garantire l’occupazione, l’immediata messa in sicurezza degli impianti, l’avvio di una produzione ecosostenibile e la bonifica dei territori devastati da una gestione criminale dell’industria.

Di fronte alla valanga di crisi aziendali e di vertenze aperte (i tavoli aperti al Ministro Industria e Sviluppo Economico sono ad oggi oltre 150) non può esserci altra soluzione che l’immediata nazionalizzazione delle aziende in crisi a partire da quelle che minacciano di delocalizzare.

Resistenze Internazionali si batte per la nazionalizzazione dei settori chiave dell’economia. Rivendichiamo la rinazionalizzazione delle aziende già privatizzate a partire dai “gioielli di famiglia” venduti negli ultimi anni al settore privato. Rivendichiamo la nazionalizzazione di industria, trasporti, energia e telecomunicazioni gestite e controllate dai lavoratori del settore e da comitati di cittadini.

La battaglia per la nazionalizzazione dei settori chiave dell’economia deve essere assunta da tutte le forze della sinistra, politica, sindacale e associativa. Soltanto in questo modo riusciremo a “rovesciare il tavolo” smettendola di essere le vittime sacrificali per i profitti privati di pochi. Soltanto così riusciremo a far pagare la crisi ai responsabili di questa e ad aprire una prospettiva concretta di lotta per una società basata su un modello di gestione dell’industria e della produzione radicalmente opposto a quello in vigore.