Fermare la deriva reazionaria con la lotta e la solidarietà!

Gli ultimi mesi hanno visto un moltiplicarsi di episodi di razzismo e di intolleranza in tutto il paese. Basta mettere in fila i vari fatti di cronaca per capire che in Italia il clima è cambiato. Non vogliamo alimentare isterie o visioni catastrofiche, ma è evidente che oggi si respira un clima pesante. Basti pensare ai migranti ai quali viene negato l’accesso ai porti italiani, ai pasti negati ai bambini nelle scuole, alle ronde di neofascisti sui treni, ai braccianti assassinati a fucilate o ancora agli attacchi contro le donne e la comunità LGBT…

Nel nostro paese è in corso un significativo spostamento a destra che porta alla crescita e alla mobilitazione di organizzazioni di estrema destra. Casa Pound, Forza Nuova e altre organizzazione della galassia neofascista lavorano indisturbate occupando lo spazio che la sinistra ha lasciato loro. Queste organizzazioni godono del sostegno più o meno pubblico di Matteo Salvini e della Lega che, stando ai sondaggi, è oggi la prima forza politica del paese. Questa situazione porta ad un aumento dell’odio e della violenza razzista nei confronti dei migranti e dei soggetti meno tutelati.

Ad essere sotto attacco politico e mediatico sono prevalentemente i migranti, divenuti il capro espiatorio di un governo che semina l’odio contro gli ultimi. Ma i migranti non sono le sole vittime di questa mobilitazione reazionaria. Il governo Lega-M5S propone ad esempio di schedare intere comunità su base etnica come quelle rom e sinti. Il senatore Pillon vorrebbe abolire la legge 194 che permette alle donne di abortire legalmente. Questo clima pesante serve al governo per delegittimare chiunque si opponga a questo stato di cose, per criminalizzare il dissenso, per reprimere la solidarietà, per ammutolire le voci critiche. Emblematico su tutti il caso di Mimmo Lucano il sindaco del comune di Riace che è stato prima arrestato, poi allontanato forzatamente dalla sua città perché accusato di aver favoreggiato l’immigrazione clandestina. Intanto il suo modello di accoglienza e di integrazione, che aveva fatto risorgere il piccolo comune della Locride in crisi occupazionale e demografica, viene smantellato e distrutto e i migranti assunti dalle cooperative di Riace vengono trasferiti in altri comuni…

Cosa sta succedento?

Gli italiani non sono diventati di colpo più razzisti. La combinazione di paura nei confronti della crisi e di timore per il domani legato allo sdoganamento politico e culturale della peggior destra italiana, quella per intenderci che guarda con benevolenza al ventennio fascista, produce un clima nel quale i sentimenti peggiori e gli istinti peggiori di una parte della gente comune si palesano perché sono oramai socialmente accettati. Ovviamente non tutti i lavoratori preoccupati dall’immigrazione sono razzisti, molti di loro sono soltanto disoccupati e terrorizzati dalla prospettiva di non trovare un’occupazione. Detto questo, esiste una componente della popolazione italiana che è fondamentalmente razzista, sessista e omofoba. Si tratta però di una componente minoritaria. Una componente retrograda e reazionaria che c’è e che c’è sempre stata.

Oggi il Ministro dell’Interno Matteo Salvini è giustamente identificato da molti di noi come il principale artefice di queste campagne di odio e discriminazioni. Si tratta però soltanto di un portavoce. Un portavoce chiassoso, volgare e particolarmente ributtante, ma pur sempre un portavoce. Salvini è il dominus incontestato del “governo del cambiamento”. Un governo che gode del sostegno, passivo, della maggioranza degli italiani. Forte del sostegno mediatico e dei sondaggi d’opinione il governo ha dunque appena varato, con non poche difficoltà, il “decreto sicurezza” che rappresenta un ulteriore attacco ai diritti e alle libertà civili.

Il decreto prevede infatti tutta una serie di misure che portano all’inasprimento delle pene nei confronti degli attivisti sociali, degli occupanti di case, prevede l’avvio di un servizio di pattugliamento armato sui treni, l’estensione dell’utilizzo del taser, che al momento è in prova, ecc. L’aspetto più controverso di questo decreto riguarda però la questione dell’immigrazione. I migranti vengono retrocessi a cittadini di seconda categoria ai quali vengono negati i diritti più elementari. E’ infatti prevista la revoca della cittadinanza a chi, diventato italiano, si sia macchiato di reati particolarmente gravi come il terrorismo. E’ facile immaginare che la categoria di reati per i quali si è passibili di perdere la cittadinanza possa estendersi a fisarmonica arrivando un domani ad applicarsi anche a quelle categorie di “nuovi italiani”, come gli operai della logistica, che commettano infrazioni penali ad esempio scioperando senza preavviso, occupando o picchettando una fabbrica….

Il razzismo istituzionale del governo del cambiamento si sviluppa liberamente sul terreno occupato fino a poco fa da altre forze politiche. Lo stesso Partito Democratico che oggi tuona contro la “deriva neofascista” promulgava il decreto Minniti-Orlando, che abolisce il secondo grado di giudizio nei processi legati all’immigrazione, oltre a ciò firmava, per mano dell’ex Ministro dell’Interno Minniti, accordi milionari con milizie libiche per imprigionare i migranti subsahariani in condizioni di schiavitù nelle carceri libiche. Per questo motivo non ci schieriamo con gli ipocriti appelli e i piagnistei politicisti di chi ha spalancato le porte a Salvini e all’estrema destra.

Usciamo allo scoperto

Per arrestare il fetido vento reazionario che sta soffiando su tutto il paese occorrerà rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Soltanto una mobilitazione di massa estesa a livello nazionale e prolungata nel tempo che coinvolga innanzitutto migranti, donne, lavoratori e giovani riuscirà a far retrocedere il governo e le organizzazioni neofasciste che sentono di avere il vento in poppa. Occorre ricostruire un fronte di lotta dal basso, dobbiamo ricompattare la nostra gente, dar loro fiducia, vincere la rassegnazione ed il pessimismo che si è impossessato di molti di noi. Dobbiamo costruire con inclusività un movimento di lotta di massa che coinvolga associazioni, partiti e organizzazioni politiche, sindacati e singoli cittadini non più disposti a vivere sotto la scure del razzismo e della negazione dei diritti.

Milioni di italiani sono ancora genuinamente antifascisti e antirazzisti. Sono gli stessi che magari sostengono criticamente questo governo perché ha promesso il reddito di cittadinanza e l’abrogazione della legge Fornero. Dobbiamo intercettare queste persone e dare loro una prospettiva organizzativa. Il successo straordinario della colletta per i bambini migranti di Lodi, ai quali una sindaca della Lega ha negato con abbietti e pretestuosi motivi amministrativi l’accesso alla mensa scolastica, dimostra che in Italia la solidarietà esiste ed è radicata nelle coscienze dei lavoratori.

La situazione è certamente difficile, ma evolve rapidamente. Il razzismo e gli attacchi ai diritti genereranno una reazione popolare diffusa che contesterà radicalmente lo stato di cose presenti. La rabbia e l’insofferenza contro questo governo usciranno allo scoperto. Le manifestazioni degli studenti, nei quali sono stati bruciati i manichini di Salvini e Di Maio rappresentano un’anticipazione di questa situazione. L’antirazzismo spingerà decine di migliaia di giovani e di lavoratori a scendere in piazza, a mobilitarsi a organizzarsi. Perché possa però diventare uno strumento reale di organizzazione e di contestazione sociale l’antirazzismo non può che essere un antirazzismo coerentemente e dichiaratamente anticapitalista.

Anticapitalista perché si attacca alla radice del problema: un sistema che ci divide su base etnica, religiosa o di genere per sfruttarci meglio. Un sistema che alimenta la guerra tra gli ultimi per mettere in discussione i diritti e le condizioni lavorative di tutti. Un sistema che ha due facce, quella del “governo del cambiamento” e quella della sua opposizione parlamentare.

Giuliano Brunetti