In piazza contro il decreto Pillon

Le mobilitazioni contro il decreto Pillon stanno proseguento. Migliaia di donne e di uomini sono scesi in piazza per protestare contro un decreto che rischia di distruggere alcune delle più importanti conquiste femministe degli ultimi decenni. Se viene approvato renderà molto più difficile il divorzio e porterà ad un aumento della violenza domestica.  Basta dare un’occhiata a chi è dietro il decreto per capire il suo carattere anti-femminista e reazionario: il senatore legista Pillon è un cattolico integralista, membro dell’intergruppo parlamentare ‘vita, famiglia, liberta’, promotore del Family Day e sostenitore dell’ideologia ‘anti-gender’.  Uno degli obiettivi principali del ddl è  il “contrasto dell’alienazione genitoriale”, una cosidetta ‘sindrome’, completamente rifiutata dal mondo scientifico, che promuove il mito di donne malevole che cercano di manipolare i bambini e alienarli dal padre.

I punti piu’ salienti del decreto sono i seguenti:

  • La mediazione obbligatoria per le coppie che vogliono divorziarsi e hanno figli minori

La mediazione obbligatoria sarebbe imposta anche in casi di violenza domestica (il che è vietato dall’articolo 48 della Convenzione di Istanbul sulla violenza di genere). In Italia 1/4 delle donne subiscono la violenza domestica. Ogni settimana due donne vengono uccise dal partner o dai loro ex. La violenza domestica è una delle principali cause di separazione e di divorzio. La situazione più pericolosa per una donna è quella nella quale decide di lasciare un partner violento. La mediazione obbligatoria avrebbe l’effetto di prolungare i tempi del divorzio mettendo la donna a rischio di subire ulteriore violenza.  Inoltre il decreto prevede la necessità di accordarsi per l’educazione dei bambini, costringendo in questo modo la donna a dovere effettivamente prolungare il suo rapporto con un partner violento fino al raggiungimento della maggiore età da parte dei figli.

Nel caso degli uomini violenti questo decreto garantirebbe loro la possibilità di continuare ad esercitare potere e controllo sull’ex partner.  Siccome non è  prevista nessuna forma di assistenza finanziaria del patroncinio per la mediazione, il divorzio diventerebbe un privilegio per le donne più ricche. Costringendo le donne che non riescono ad affrontare i costi elevati della mediazione a restare all’interno di rapporti infelici e dominati dalla violenza.

  • Il principio del doppio domicilio

Il decreto punta a assicurare “l’effettiva uguaglianza tra padre e madre” nell’affidamento dei figli minori. Per garantire la “bigenitorialita’’, comunque, è previsto che i bambini siano trattati come oggetti da dividere in due tra i genitori, metà del tempo con la madre, metà col padre “salvo i casi di impossibilità materiale”.  Il bambino sarà costretto a passare il suo tempo con entrambi i genitori (minimo 12 ore al mese). In “casi di abuso o di negligenza verso un minore o di violenza domestica” sono previste eccezioni. Che tipo di prova bisognerà fornire per dimostrare l’abuso? Come sarà possibile  provare la violenza psicologica o le pressioni economiche? Le donne saranno accusate di ‘alienazione genitoriale’ se i bambini rifiuteranno di passare del tempo con un padre violento?

  • Cancellazione dell’assegno di mantenimento

E’ prevista la cancellazione dell’assegno di mantenimento per applicare “il principio del mantenimento diretto”, nel nome “dell’equilibrio tra entrambe le figure genitoriali” ogni genitore sarà finanzialmente responsabile per i figli nel periodo che sono residenti con loro. Il decreto fa quindi propria una visione fantasiosa della società basata su una presunta uguaglianza fra donne e uomini… La realtà è ovviamente diversa. In Italia solo la metà delle donne lavorano con un tasso di occupazione femminile fra i più bassi d’Europa. Inoltre quelle che riescono a trovare un lavoro sono spesse segregate nei posti piu’ precari e mal pagati.

Le manifestazioni di protesta sono riuscite finora ad esecitare una certa pressione su alcuni parlamentari sia del M5S che  della Lega che dicono di volere cambiare il decreto. Per noi, comunque, non basta presentare qualche emendamento per miglioralo. La premessa anti-feminista del decreto lo rende inemendabile – va ritirato e immediatamente!. Per questo motivo Resistenze Internazionali  sta partecipando a tutte le mobilitazioni locali e nazionali e saremmo presenti a Roma per la grande manifestazione di Non Una di Meno del 24 novembre.

Christine Thomas