Nigaragua mobilitazioni di massa contro il neoliberismo

A partire da aprile del 2018 il Nicaragua è stato teatro di una serie di proteste di massa di studenti e lavoratori, che sono scesi in piazza a migliaia per protestare contro le politiche neoliberiste applicate dal presidente del paese, Daniel Ortega, leader dell’FSLN (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale).

Il provvedimento che ha fatto scattare la protesta popolare è stato la riforma del sistema previdenziale, che ha comportato numerosi tagli al sistema pensionistico. Tale manovra neoliberista è stata presa dal governo in accordo con l’FMI, il Fondo Monetario Internazionale. Al movimento di massa il governo ha risposto con una repressione feroce: da Aprile ad oggi più di 400 manifestanti sono stati assassinati dalla polizia, migliaia di persone sono state arrestate e centinaia sono i ‘desaparecidos’.

Per reprimere il movimento il governo si è servito non solo della polizia e dell’esercito ma anche di gruppi paramilitari fedeli all’esecutivo, nella peggiore tradizione delle dittature militari latinoamericane. Erano i metodi utilizzati da Pinochet, Videla e dal dittatore del Nicaragua Anastasio Somoza, cacciato dalla rivoluzione sandinista del 1979. E’ evidente che l’attuale regime del Nicaragua non ha più nulla a che spartire con il regime sandinista nato dalla rivoluzione del 1979. L’FSLN di Ortega che guidò la rivoluzione del 1979 da movimento di sinistra che si batteva contro la dittatura e contro l’imperialismo statunitense si è trasformato nel tempo in un partito procapitalista che attua spietate politiche neoliberiste che colpiscono i ceti popolari e arricchiscono banche e multinazionali.

Si tratta di un regime retto da una burocrazia legata all’FSLN, i cui vertici sono diventati dei nuovi oligarchi. Per capire come questa degenerazione sia stata possibile occorre studiare gli errori della rivoluzione sandinista del 1979, una rivoluzione che senza dubbio ebbe il merito di aver cacciato il dittatore Somoza, legato all’imperialismo statunitense, e che introdusse numerose riforme sociali ma che fece l’errore di non eliminare completamente il capitalismo. I dirigenti sandinisti infatti non espropriarono totalmente le grandi multinazionali che controllavano le risorse del paese, avendo l’illusione di realizzare un’economia ‘mista’ in cui alle imprese pubbliche si affiancassero quelle private. Il risultato fu che i capitalisti mantennero le loro aziende e furono dunque in grado di boicottare l’economia del paese e di organizzare la controrivoluzione, che nel corso degli anni ottanta prese forme estremamente violente grazie all’armamento dei contras, gruppi paramilitari di estrema destra armati dagli USA che condussero il paese ad una guerra civile provocando migliaia di morti.

Gli errori dei sandinisti portarono alla sconfitta della rivoluzione, tanto che alle elezioni del 1990 vinse la destra, che smantellò tutte le riforme sociali dei sandinisti e regalò le risorse del paese all’imperialismo statunitense. A partire dal 1990 l’FSLN si è spostato sempre più a destra, abbracciando il libero mercato e stringendo alleanze con l’oligarchia capitalista e con la Chiesa cattolica. Oggi l’FSLN non è più un partito di sinistra ma un partito procapitalista legato all’imperialismo. Nel 2006 Ortega vinse le elezioni e dal 2007 è presidente del paese. Ha realizzato una politica di destra, implementando il neoliberismo.

Anche in ambito dei diritti della donna le politiche dell’FSLN sono state reazionarie: in virtù della sua alleanza con la Chiesa Ortega ha infatti vietato per legge l’aborto. Il governo ha attuato inoltre numerose privatizzazioni e ha aperto il paese alle multinazionali e al capitale straniero. Su quest’ultimo punto è stato particolarmente scandaloso il progetto di costruzione di un canale inter-oceanico per collegare l’Atlantico al Pacifico, un’impresa costata miliardi e affidata ad una multinazionale cinese. Tale progetto rischia di provocare un disastro ecologico e ha comportato l’esproprio di tanti contadini e indigeni. Il progetto, partito nel 2015, si è tuttavia interrotto  a causa della bancarotta del colosso cinese.

In base a ciò non ci possono essere dubbi da che parte schierarsi: la sinistra deve prendere posizione appoggiando senza riserve il movimento di massa contro il governo di Ortega. Il fatto che nel movimento contro il governo ci siano anche forze di destra non deve farci prendere le difese di un governo reazionario e procapitalista che reprime il popolo uccidendo i manifestanti.

E’ chiaro che la destra sta tentando di approfittare della crisi di Ortega per prendere il potere ma non ha affatto il controllo del movimento, una genuina protesta di massa contro un regime corrotto. Purtroppo parte della sinistra ha una visione falsata della situazione nicaraguese, descrive il governo di Ortega come socialista e ritiene che i manifestanti siano tutti dei terroristi fascisti armati dall’imperialismo statunitense. Abbiamo visto come tutto ciò sia falso: il governo di Ortega si presenta come socialista ma ha tradito completamente la rivoluzione sandinista del 1979. Non si tratta nemmeno di una situazione paragonabile al Venezuela di Maduro o alla Cuba castrista, in cui sono comunque al potere governi di sinistra.

Ortega è un dittatore procapitalista che fa gli interessi dell’FMI e dell’imperialismo. Difendere il suo regime reazionario è intollerabile. I socialisti devono partecipare al movimento di massa contro Ortega per dargli una prospettiva anticapitalista, perché solo una rivoluzione socialista può risolvere la situazione nicaraguese, spazzando via al tempo stesso il regime di Ortega, l’imperialismo e la destra.

Massimo Amadori