Brasile la Resistenza inizia ora!

Contro Bolsonaro, per la difesa dei diritti democratici e contro la riforma delle pensioni!

La vittoria di Jair Bolsonaro nel secondo turno delle elezioni brasiliane rappresenta un enorme passo indietro per il paese e il popolo brasiliano. Non condividiamo il cinismo degli analisti borghesi che parlano della legittimità del sistema e del “consolidamento” delle istituzioni democratiche.

Un candidato che difende esplicitamente la dittatura e la tortura e che stimola la violenza politica contro gli oppositori, una violenza che ha già causato morti e feriti, non dovrebbe essere considerato un candidato “normale”.

La violenza che l’ex capitano dell’esercito sta incoraggiando ha già portato a vari omicidi come nel caso dell’insegnante Mestre Moa do Catendê, che è stato pugnalato 12 volte per aver criticato Bolsonaro o in quello del giovane Charlione Lessa Albuquerque, figlio di un sindacalista della CUT, ucciso a colpi di pistola da un sostenitore di Bolsonaro durante una manifestazione pro-Haddad (il candidato del PT).

Una settimana prima delle elezioni, Bolsonaro ha pubblicamente minacciato i suoi avversari brandendo contro di loro la minaccia dell’esilio o del carcere. Oltre a ciò, è stato pubblicato un video di Eduardo Bolsonaro, deputato e figlio del presidente che dichiarava di voler chiudere la Corte Suprema.

Bolsonaro non sarà un presidente “normale”. È stato eletto sulla base di una sequenza di colpi di stato e di abusi che hanno fatto seguito al colpo di stato istituzionale che ha fatto cadere Dilma Rousseff (l’ex presidente del PT). Oggi i diritti democratici delle masse Brasiliane sono a rischio. Questo deve essere detto forte e chiaro.

Poco dopo la sua vittoria, Bolsonaro ha continuato a minacciare i suoi oppositori. In un’intervista al quotidiano nazionale, Rede Globo, ha detto che quando ha minacciato di esiliare tutti i “banditi rossi” del paese, si riferiva “solo” ai leader di PT e PSOL (Partito del socialismo e della libertà, del quale la LSR – CWI il Brasile – fa parte) e ha attaccato direttamente Guilherme Boulos, candidato del PSOL e leader del movimento dei senzatetto (MTST).

Le caratteristiche di uno “stato di emergenza” non dichiarato, nei fatti già in vigore dal 2016 saranno approfondite. In questo contesto, occorre sottolineare il ruolo del sistema giudiziario nello sviluppo di questa stato di cose. Dobbiamo ricordare che hanno imprigionato Lula, che era il favorito, ignorando le rivelazioni sulla corruzione della campagna di Bolsonaro.

I finanziamenti illegali, stimati in almeno 12 milioni di Real, dalle grandi imprese che hanno finanziato una campagna di massa di “fake news” a favore di Bolsonaro sui social network privati, sono stati denunciati persino dall’Organizzazione degli Stati americani (OEA). Ma il Tribunale Supremo Elettorale non ha fatto nulla al riguardo. Questa notizia è stata pubblicata soltanto dal quotidiano, Folha de Sao Paolo. Questo giornale e il giornalista che ha scritto quell’articolo sono stati minacciati da Bolsonaro.

Non è una coincidenza che, poco prima del secondo turno delle elezioni, almeno 17 università abbiano subito interventi di polizia semplicemente perché studenti, insegnanti e altri lavoratori avevano esercitato il loro diritto democratico di protestare contro idee e pratiche proto-fasciste.

Le intimidazioni e la repressione nei confronti di chi protestava erano già all’ordine del giorno prima che Bolsonaro prendesse il potere. Cosa possiamo aspettarci ora?

Politiche Proto-fasciste e ultraliberiste

Nonostante non fosse la loro prima scelta, il grande capitale ha prima tollerato poi sostenuto direttamente Bolsonaro. Il loro obiettivo è ora quella di contenere alcuni degli eccessi dell’ex capitano dell’esercito ma allo stesso tempo di sfruttare il suo “pugno di ferro” per introdurre duri attacchi neoliberisti.

In realtà, i grandi capitalisti sono pronti a tollerare abusi e violazioni dei diritti se si accompagnano a privatizzazioni di massa e alla controriforma delle pensioni. Sanno perfettamente che la maggioranza degli elettori di Bolsonaro non ha votato per lui aspettandosi un peggioramento delle proprie condizioni di vita, una perdita di diritti. Sono consapevoli che prima o poi il malcontento verrà a galla.

Ad eccezione di una piccola parte della società brasiliana che è apertamente reazionaria, gran parte del 39% dei voti totali (57 milioni di elettori) ottenuti Bolsonaro provengono da persone che sono stanche del sistema politico, che vogliono un cambiamento radicale e che non hanno visto nessuna alternativa a sinistra.

Il restante 61,8% (89 milioni) che non ha votato per Bolsonaro (la somma dei voti accumulati da Haddad, delle astensioni, delle schede nulle o bianche) non è disposto ad accettare politiche che attaccano i diritti fondamental della gente comune.

Nonostante ciò, anche se promette di rispettare la costituzione, il governo tenderà ad accentuare gli elementi bonapartisti che già esistono nella situazione brasiliana. Oltre a ciò, Bolsonaro sta già aprendo la strada alla violenza da parte di gruppi paramilitari e di elementi fascisti, che sosterranno il suo governo autoritario.
Potrebbero esserci divisioni e conflitti all’interno della classe dominante di fronte all’aumento del bonapartismo da parte del governo. Dovremmo cercare di comprendere, stimolare e approfittare di queste divisioni. Tuttavia, dobbiamo anche capire che solo il potere organizzato delle masse, della classe operaia e di tutti gli sfruttati e degli oppressi potrà tenere testa all’autoritarismo e agli attacchi di Bolsonaro.

Non abbandoneremo le strade

 

La vittoria di Bolsonaro è una sconfitta per il movimento operaio e peggiora l’equilibrio sociale e politico dal punto di vista degli oppressi. Tuttavia, questo scenario è ancora in fase di definizione e verrà determinato nei giorni a venire. L’equilibrio e il rapporto di forze tra le classi sarà anche determinato dall’azione concreta della nostra classe e delle nostre organizzazioni di lotta.

Pertanto, è cruciale partecipare a tutte le manifestazioni di massa chiamate dal Frente Povo Sem Medo (Fronte delle persone senza paura). Dobbiamo chiarire che non abbandoneremo le strade e non accetteremo minacce e intimidazioni nei confronti del movimento. Le azioni del movimento studentesco il giorno dopo le elezioni sono esempi di come rivendicare il nostro posto per le strade, nei posti di lavoro e nei quartieri e non lasciare neppure un millimetro di spazio alle forze proto-fasciste.

La difesa delle libertà democratiche sarà la rivendicazione centrale delle nostre lotte. Occorre prepararsi al pericolo che Bolsonaro e Temer si alleino in parlamento per portare avanti una durissima riforma delle pensioni.

Se questa riforma dovesse passare prima della presa ufficiale del potere da parte di Bolsonaro, il nuovo presidente si vedrebbe in questo modo liberato dalle enormi responsabilità di aver portato avanti questo attacco. Il ruolo putrido di Temer è questo : garantiere a Bolsonaro l’impunità politica. Oltre a ciò, Temer sta preparando il terreno a Bolsonaro attraverso la costituzione di una nuova forza di intelligence, guidata dall’attuale ministro della sicurezza, il generale reazionario Sérgio Etchegoyen. Sarà uno strumento che, al di là del crimine organizzato, sarà usato contro l’opposizione politica.

I sindacati e gli altri movimenti sociali devono mobilitarsi contro queste contromisure, in particolare contro la riforma delle pensioni e gli attacchi ai diritti democratici. Dobbiamo creare le condizioni affinché il movimento operaio adotti misure forti, come il grande sciopero generale di aprile 2017, che riuscì a bloccare la riforma delle pensioni.

Nei giorni precedenti al secondo turno delle elezioni è nato un grande movimento spontaneo di attivisti. Questi hanno organizzato volantinaggi, incontri nelle piazze, azioni sui social media, ecc… Ovunque sono sorti comitati di lotta, brigate democratiche e fronti antifascisti. E’ nata una nuova generazione di attivisti e molti attivisti del passato stanno tornarono ad attivarsi generando in questo modo grandi speranze.

Questo movimento deve essere rafforzato. L’organizzazione della lotta dal basso deve garantire la partecipazione democratica e il coinvolgimento di tutti. L’organizzazione di comitati a livello territoriale, nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle università per rafforzare la resistenza contro il governo e le bande di estrema destra, è fondamentale.

La garanzia della nostra sicurezza è l’organizzazione collettiva. Le azioni di solidarietà, di pressione politica, le azioni di massa e anche l’autodifesa pratica, possono essere efficaci solo se organizzate collettivamente. Questo è un compito che le organizzazioni di massa della classe operaia devono assumersi, con la partecipazione a tutti i comitati locali.

Per un fronte unito della Sinistra socialista

Il compito del momento è la costruzione di un fronte unito di tutte le organizzazioni della classe lavoratrice nella resistenza contro Bolsonaro, l’estrema destra e il suo programma autoritario e neoliberista. Oltre al fronte unito della classe operaia, che riunisce le federazioni sindacali, i movimenti sociali e i partiti della classe operaia, dobbiamo anche costruire un’unità  più ampia nell’azione con le organizzazioni democratiche e la società civile. Ciò vale soprattutto per la difesa dei diritti democratici sotto attacco.

Tuttavia, è necessario capire che il motore fondamentale di questa lotta deve essere l’azione unitaria e coordinata della classe operaia e degli oppressi. Solo le nostre organizzazioni di classe possono fornire il necessario collegamento tra la difesa dei diritti democratici e la lotta contro l’agenda neoliberista e le misure di attacco contro la classe lavoratrice. In questo momento, l’autoritarismo e le misure neoliberiste vanno di pari passo e devono essere combattute insieme.

In questa lotta la sinistra socialista deve stimolare un dibattito sulla riorganizzazione della sinistra. Non possiamo vincere contro l’estrema destra senza una profonda comprensione di come siamo arrivati ​​a questo punto. Questo significa una profonda comprensione del fallimento delle politiche di conciliazione di classe e dell’adattamento al sistema adottato da PT e da Lula negli ultimi anni.L’esperienza di questa attuale sconfitta sarà utile solo se, nel processo di resistenza e lotta, ampie sezioni della classe operaia e della gioventù, delle donne e di altri settori oppressi arriveranno a conclusioni sulla necessità di costruire una nuova forza politica della sinistra socialista. Una forza basata sulla lotta della classe operaia, organizzata dal basso, radicalmente democratica e con un programma anticapitalista e socialista per uscire dall’attuale crisi.

Questa alternativa di sinistra deve provenire da PSOL ma deve anche essere più ampia, coinvolgendo movimenti come l’MTST e altri movimenti sociali. Questa nuova forza deve portare alla riorganizzazione della sinistra della classe operaia e delle sezioni combattive dei lavoratori, degli studenti e dei movimenti popolari.

L’estrema destra ha canalizzato in parte il malcontento popolare perché è riuscita a presentarsi come qualcosa di nuovo, radicale e al di fuori del sistema. In verità, rappresentano solo la continuità e l’approfondimento dell’ordine attuale e del suo caos.

Noi, esponenti della sinistra socialista, dobbiamo offrire alla classe lavoratrice e a tutti i poveri una bandiera nuova, radicale, combattiva, piena di idee di uguaglianza, solidarietà, democrazia e socialismo

Alla lotta!

LIBERDADE, SOCIALISMO E REVOLUÇÃO (LSR – CWI in Brasile)