Cent’anni fa la fine della prima guerra mondiale

Ricorre quest’anno il centenario dalla fine della prima guerra mondiale e non sono mancate celebrazioni patriottiche in tutto il continente europeo. In Italia in particolare il 4 Novembre le istituzioni hanno festeggiato il centenario della vittoria dell’Italia nella grande guerra con tanto di tricolori, parate militari e saluto al ‘milite ignoto’ presso l’altare della Patria. Anche i fascisti hanno festeggiato la vittoria italiana, manifestando in tutta Italia. Tutti i partiti della borghesia, dal PD a Casapound, hanno tirato fuori in quest’occasione una vomitevole retorica nazionalista e sciovinista, che celebra il soldato italiano come un’eroe morto ‘per la patria e per la libertà’.

Questa retorica nazionalista e guerrafondaia, oltre ad essere rivoltante, falsifica apertamente i fatti storici e la vera natura della grande guerra. La prima guerra mondiale non ebbe infatti nulla di eroico: fu un enorme massacro di massa che provocò circa 16 milioni di morti fra soldati e civili e oltre 20 milioni di feriti e mutilati. Solo in Italia furono circa 1 milione le vittime della guerra. Fu un conflitto sanguinoso in cui per la prima volta nella storia furono utilizzate su larga scala armi di distruzione di massa che potevano mietere centinaia di migliaia di vittime in una sola battaglia. Se consideriamo poi le conseguenze della guerra, come fame, miseria e malattie, le vittime del conflitto secondo alcuni storici potrebbero salire a 37 milioni. Stime molto vicine alla realtà se si pensa che in Europa la febbre Spagnola ha mietuto milioni di vittime nell’immediato dopoguerra.

La prima guerra mondiale fu  insomma un’ecatombe di soldati e di civili. A questo dobbiamo aggiungere che il primo conflitto mondiale non fu una guerra di liberazione nazionale nè una guerra contro l’oppressione come la resistenza partigiana; la prima guerra mondiale fu una guerra imperialista, combattuta dalla grandi potenze capitaliste per la spartizione di mercati e colonie. Dietro lo slogan della ‘difesa della patria’ si nascondevano in realtà gli interessi della borghesia di ciascun paese, che grazie alla guerra realizzò profitti immensi.Milioni di proletari furono costretti a scannarsi fra loro esclusivamente per gli interessi dei capitalisti del proprio paese.

In Italia gli unici che dal primo conflitto mondiale ci guadagnarono furono i grandi capitalisti come gli Agnelli e altri grandi industriali, che grazie alle forniture militari realizzarono miliardi di profitti sulla pelle di milioni di operai e contadini italiani mandati al macello. Ma l’orrore della guerra non si esaurì nei soldati morti in battaglia e nelle trincee o nei civili morti di fame e malattie: i prigionieri di guerra subirono infatti una sorte persino peggiore; basti pensare che dei circa 600 mila soldati italiani fatti prigionieri dagli austriaci circa 100 mila morirono di fame e di stenti nei campi di concentramento allestiti per i prigionieri di guerra. Morirono non solo per la crudeltà degli ufficiali austriaci ma anche a causa del comportamento criminale del governo e dei vertici militari italiani, che si rifiutarono di inviare viveri ai prigionieri di guerra italiani perché considerati ‘traditori’ che si erano arresi al nemico. Gli austriaci fatti prigionieri dall’esercito italiano non ebbero certo sorte migliore.

Senza contare poi tutti i soldati italiani uccisi dal fuoco ‘amico’, fucilati dai carabinieri perché disertori, ammutinati, o semplicemente perché contestavano o non eseguivano prontamente gli ordini degli ufficiali. Sappiamo di un caso in cui un soldato italiano venne fucilato semplicemente perché si era rifiutato di togliersi il sigaro dalla bocca al passaggio di un alto ufficiale: per gli ufficiali italiani la vita di un soldato valeva meno di zero. Circa 800 soldati italiani furono condannati a morte dai tribunali militari durante la grande guerra, ma un numero imprecisato di soldati, forse migliaia, fu direttamente passato per le armi senza processo. In occasione di questo anniversario noi non celebriamo la guerra ma ricordiamo tutte le persone che fecero di tutto per fermare quell’infame massacro di massa, in primis i socialisti che in parlamento votarono contro i crediti di guerra, tenendo alta la bandiera del socialismo di fronte ad una socialdemocrazia che quasi ovunque appoggiò la guerra imperialista nel nome della ‘difesa della patria’, tradendo gli ideali del socialismo.

Fra i socialisti che si opposero alla guerra ricordiamo i bolscevichi russi di Lenin, gli spartachisti tedeschi di Rosa Luxemburg e Karl Lebnecht e infine l’intero gruppo dirigente del Partito Socialista Italiano. Queste persone pagarono spesso con il carcere la loro opposizione alla guerra e al militarismo. I socialisti marxisti non si limitarono ad un astratto pacifismo ma dichiararono guerra alla guerra imperialista organizzando scioperi e manifestazioni di massa dei lavoratori e facendo propaganda disfattista in tutti gli eserciti belligeranti, incitando alla fraternizzazione fra i soldati dei paesi nemici. I socialisti internazionalisti esortarono le masse popolari del mondo intero a fare la rivoluzione socialista per fermare la guerra, come in effetti avvenne in Russia. ‘Contro la guerra facciamo la rivoluzione!’ era il motto di Lenin e Rosa Luxemburg.

Il 4 Novembre dovrebbe essere non un giorno di festa ma un’occasione per riflettere sugli orrori della guerra e sulla necessità di superare il sistema capitalistico che oggi come cento anni fa si basa sulla guerra e sul massacro.

Massimo Amadori