Nuova ondata di repressione nella Cina di Xi Jinping

 

A partire dall’inizio di novembre il regime “comunista” cinese di Xi Jinping ha dato avvio ad una feroce campagna di repressione contro gli studenti di sinistra colpevoli di aver supportato le lotte dei lavoratori delle grandi industrie del sud del paese, che dal mese di giugno stanno lottando per migliorare le proprie condizioni di vita e per formare un sindacato indipendente, non controllato dal PCC, il Partito Comunista Cinese.

Dall’inizio del mese più di 12 studenti attivisti di sinistra sono stati arrestati dalla polizia, le principali università del paese sono state teatro di violenti raid polizieschi contro gli studenti solidali con i lavoratori. Numerosi testimoni hanno raccontato che decine di studenti sono stati picchiati e hanno subito maltrattamenti. Questa non è che l’ultima di un’ondata di sanguinose repressioni contro il movimento operaio e studentesco attuate dal regime cinese nell’ultimo anno: fin dal luglio del 2018 numerosi studenti hanno partecipato alle lotte dei lavoratori del sud della Cina, prendendo posizione contro lo sfruttamento operato dalle multinazionali occidentali e contro la complicità del regime “comunista” cinese con lo sfruttamento capitalistico.

La riposta del governo è stata dare avvio ad una violenta repressione: il 24 agosto del 2018 numerosi studenti di sinistra sono stati arrestati con l’accusa di aver supportato le lotte dei lavoratori. Questi studenti si definivano marxisti e maoisti, alcuni di loro purtroppo attualmente risultano scomparsi. Fra i “desaparecidos” ci sono due studentesse, Shen Mengyu e Yue Xin, attive non solo nelle lotte operaie e studentesche, ma anche nel movimento femminista. Non solo gli studenti sono stati vittime della repressione, anche i lavoratori sono stati arrestati a decine per aver lottato per i loro diritti. Nell’ultimo mese l’ondata repressiva ha subito un’ulteriore escalation di violenza, ci sono stati nuovi arresti e nelle università si respira un vero e proprio clima di terrore: continue sono le violenze della polizia contro gli studenti.

In Cina i socialisti e gli attivisti per i diritti umani rischiano ogni giorno la vita. È evidente che Xi Jinping e il gruppo dirigente del PCC intendono estirpare con la forza le idee di sinistra dalle università, colpendo in primo luogo i collettivi e gli studenti marxisti. Il regime cinese mostra in questo modo la sua debolezza: i burocrati alla guida del paese sono consapevoli che se le avanguardie studentesche marxiste si incontrano con gli operai in lotta nelle fabbriche si potrebbe creare una miscela potenzialmente esplosiva in grado di mettere in pericoloso la stessa esistenza della dittatura e del capitalismo in Cina. Per questo hanno paura delle idee socialiste che si diffondono fra gli studenti di tutto il paese.

Il regime cinese negli ultimi anni si è completamente venduto al capitalismo, permettendo alle multinazionali occidentali di sfruttare i lavoratori cinesi. Il presidente Xi Jinping a parole si definisce “marxista” e “comunista”, ma poi reprime il movimento operaio, arresta e fa sparire i marxisti rivoluzionari che lottano per i diritti dei lavoratori. Il cosiddetto “socialismo cinese” è in realtà un capitalismo selvaggio e senza freni.

Ci uniamo all’appello di Amnesty International e delle altre organizzazioni per i diritti umani che chiedono il rilascio immediato di tutti gli studenti di sinistra arrestati dalla polizia cinese. Riteniamo però che questo non basti: occorre una mobilitazione di massa di studenti e lavoratori in tutta la Cina per costringere il governo a liberare tutti gli studenti e gli operai arrestati. Andrebbero organizzate anche manifestazioni di solidarietà alle vittime della repressione anche nel resto del mondo, magari davanti alle ambasciate cinesi. L’occidente capitalista è complice di questa repressione: da un lato esprime un’ipocrita condanna per le azioni repressive del regime cinese e per la mancanza di diritti umani, ma dall’altro sfrutta i lavoratori cinesi nelle sue multinazionali con il beneplacito del regime.

di Massimo Amadori