Prato importante corteo sindacale contro la repressione e per la solidarietà

Sabato 17 novembre si è tenuto il corteo dei Si Cobas a Prato.
La motivazione per l’organizzazione del corteo è stata l’aggressione di due operai della ditta DS di Montemurlo, rei di aver chiesto una cosa semplice, banale ma che di questi tempi sembra sempre più difficile da ottenere, e cioè il rispetto del contratto nazionale di lavoro.
Dentro questa storia c’è tutta la gravità della situazione attuale, sfruttamento totalmente fuori controllo, turni di 12 ore 7 giorni su 7 e paghe sotto i mille euro.  Questo situazione è particolarmente diffusa tra i lavoratori immigrati, più deboli di fronte alla proprietà nella richiesta di diritti, ma questa situazione riguarda ormai anche tantissimi giovani italiani pagati 800 euro e costretti a fare straordinari non pagati. Questa situazione si sta espandendo anche a settori industriali che prime erano meno toccati dallo sfruttamento selvaggio; questo significa che i padroni stanno marciando come un trattore sui nostri diritti perché sanno di poterlo fare, difesi sempre più dalle leggi dello stato.
Inoltre ci accorgiamo di come ormai sia un evento eccezionale il rispetto di un contratto nazionale, la normalità è diventata lo sfruttamento senza limiti.
In questa situazione a dir poco drammatica, il corteo di sabato scorso è stato apprezzatissimo, c’erano circa 300 persone ed era molto sentito, si percepiva dalle parole e dai cori la solidarietà tra i lavoratori.
E’ stato un buon segnale per una città come Prato che vive per l’industria e dove troppo spesso si fa passare lo sfruttamento come per una “necessità del momento”, troppe volte ci sentiamo dire, anche da amici e parenti, “non ti lamentare, ringrazia di avere un lavoro“, ebbene noi non dobbiamo ringraziare nessuno e anzi, come ci insegna il corteo di ieri, noi siamo qui a pretendere, pretendiamo ciò che è nostro e dobbiamo ringraziare solo le nostre schiene e i nostri compagni se ci guadagniamo da vivere.
Continuiamo su questa strada, restiamo uniti e prendiamo ciò che è un nostro di diritto, non perché lo dice qualche legge ma perché è un dato oggettivo.
Se toccano uno, toccano tutti!
Nicola Bitozzi