RECENSIONE : Proletkult di Wu Ming

Proletkult è l’ultimo romanzo scritto coralmente del collettivo di scrittori Bolognesi Wu Ming. Il romanzo è ambientato nella Mosca del 1927 ed è costruito attorno alla complessa figura del medico, scrittore, filosofo ed ex rivoluzionario russo Aleksandr Bogdanov. La trama del racconto si snoda attorno al rapporto tra Bogdanov e la singolare figura di una giovane “aliena” alla ricerca del padre Leonid Voloch di cui si sono perse le tracce… L’incontro tra i due protagonisti e la ricerca di questo vecchio compagno scomparso costituisce la trama di fondo di tutto il romanzo.

Grazie a questa ricerca veniamo accompagnati in un affascinante viaggio spaziotemporale che ci porta alla villa di Capri di Maxim Gorkij, dove assistiamo, tra l’altro, ad un’avvincente partita di scacchi tra Lenin e Bogdanov. La partita, realmente avvenuta e documentata da una nota fotografia, serve in questo caso a rievocare la polemica filosofica tra i due rivoluzionari legata alle teorie dell’Empiriomonismo che spinsero Lenin a scrivere Materialismo ed Empiriocriticismo. Quella polemica e quella discussione filosofica aleggiano in sottofondo nelle pagine del romanzo. Il romanzo ci porta anche sui campi di battaglia dei Laghi Masuri, dove Bogdanov è dislocato come ufficiale medico e nella piazza centrale di Tifliis in Georgia, dove assistiamo alla sanguinosa rapina, condotta dai rivoluzionari russi nel 1907, e incontriamo la figura leggendaria del bolscevico Kamo che si finse pazzo per tre anni sopportando orrende torture pur di essere liberato.

Il romanzo vero e proprio si svolge però nei giorni delle celebrazioni per il decennale della rivoluzione russa. Il clima di quei giorni è molto pesante, la libertà di pensiero, di espressione artistica e di sperimentazione scientifica che ha caratterizzato il primo decennio rivoluzionario sta rapidamente lasciando il passo ad un conformismo burocratico che asfissia le voci critiche e le teste pensanti.

Le discussioni tra Bogdanov, Lunaciarskij e Nadezhda Krupskaja, vedova di Lenin, forniscono ad esempio, lo spunto per interessanti riflessioni sulla natura dell’arte sotto al socialismo, sul carattere “proletario” della nuova cultura statale, sul ruolo e sulla libertà dell’individuo nella produzione artistica.

Sul terreno politico, il contesto è dominato dalle conseguenze del disastro della rivoluzione Cinese del 1927. In quel periodo il Partito Comunista Cinese fu costretto da Mosca e dalla Terza Internazionale ad allearsi con i propri aguzzini del partito nazionalista del Kuomintang. Questo fallimento spinse la nascente burocrazia sovietica ad attuare una decisa virata a destra e a teorizzare definitivamente l’impostura del “socialismo in un paese solo”. In quei giorni, l’opposizione unificata, che aveva in Trotsky, Zinoviev e Kamenev i suoi esponenti principali, vede i suoi comizi dispersi a randellate e i suoi militanti dispersi o perseguitati.

I vecchi bolscevichi e i militanti rivoluzionari dell’epoca d’oro sembrano impotenti ad arrestare l’ondata controrivoluzionaria. Alcuni di loro come Alexandra Kollontaj scelgono l’esilio volontario in Norvegia altri sono spediti nelle regioni più inospitali come Smilga, altri ancora come il protagonista del romanzo, si alienano dall’attività politica e si concentrano su studi scientifici. Bogdanov dirigerà infatti l’istituto di trasfusioni di Mosca dove studia e applica il “collettivismo fisiologico”.

In tutto il romanzo si percepisce la contraddizione tra l’entusiasmo rivoluzionario del primo periodo della rivoluzione e il grigiore burocratico che incombe su tutto il paese. Il periodo eroico della rivoluzione attirò sotto le bandiere del bolscevismo anche quegli individui che come Bogdanov pur essendo stati per anni oppositori di Lenin rappresentavano alcune tra le migliori intelligenze e i militanti più capaci e sinceri di tutto il paese.

L’arretramento rivoluzionario allontanò queste figure “eretiche” dal palcoscenico della storia e spinse in avanti i burocratici, anonimi funzionari e portaborse, opportunisti di carriera e amministratori di condominio privi di passioni e di capacità rivoluzionarie, ma pieni di ambizione personale.

La figura di Bogdanov che discutendo con la giovane ragazza si interroga sui limiti del “partito-esercito”, sul modello taylorista di organizzazione del lavoro e sulla violenza e la crudeltà contro gli animali si staglia come quella di un gigante al confronto dei miseri dirigenti che sfrattarono i rivoluzionari dal partito di Lenin e Trotsky con la controrivoluzione staliniana.

Il romanzo, ambientato in un periodo di difficile transizione, fornisce l’occasione per riflettere sul tragico fallimento della rivoluzione russa, sul rapporto tra arte e rivoluzione e sulle funzioni culturali che possono svolgere gli intellettuali durante le rivoluzioni.

Assolutamente consigliato.

Elio Rosa