Genova Fermiamo lo sgombero della palazzina di Via Gramsci 11

La questione abitativa è un problema centrale per milioni di persone che vivono sul territorio nazionale. In un paese nel quale ci sono centinaia di migliaia di appartamenti e di veri e propri palazzi sfitti è inaccettabile che ci siano persone senza casa o che vivono in abitazioni di fortuna.  Nella sola Genova le case sfitte sono 40.000. Il decreto sicurezza, recentemente approvato dal governo, inasprisce le pene contro gli occupanti di case e dimostra, ancora una volta, come questo governo voglia combattere non la povertà ma i poveri. Nel nostro paese gli immobili privati sono spesso di proprietà di fondazioni private, di palazzinari o  di istituzioni religiose.  E’ il caso della palazzina di Via Gramsci 11 a Genova attualmente a rischio di sgombero. Questi  immobili privati devono essere immediatamente requisiti e posti sotto il controllo di inquilini e lavoratori poveri per rispondere alle necessità di tutti. Resistenze Internazionali si batte per una società nella quale il diritto alla casa sia garantito a tutti. Il testo che segue è una lettera scritta dagli inquilini della palazzina di Via Gramsci 11 a Genova a rischio sgombero. Esprimiamo la nostra piena solidarietà a tutti gli occupanti di case a partire da quelli minacciati da sgomberi e da procedimenti repressivi. Parteciperemo alle iniziative di lotta organizzate da inquilini e occupanti  per fermare gli sgomberi e per trovare una sistemazione dignitosa per tutti quelli che ne hanno bisogno.

Alla Fondazione Sorelle Gemelle della Congregazione

Alla Curia di Genova e al Cardinale Arcivescovo Angelo Bagnasco

Al Sommo Pontefice Papa Francesco nato Jorge Maria Bergoglio

Siamo 4 nuclei familiari che da oltre 3 anni (20 Giugno 2015) hanno occupato altrettanti appartamenti nella palazzina di Via Gramsci 11, di proprietà della Fondazione Sorelle Gemelle della Congregazione in gestione alle “Suore Filippine” (Congregazione delle Figlie N.S. Della Misericordia).

Abbiamo occupato quegli alloggi in disuso e abbandonati al degrado perchè non avevamo altre possibilità per garantirci un tetto sulla testa. Alcuni di noi sono nelle eterne liste d’attesa per una casa popolare, altri neppure hanno la possibilità di partecipare al bando. Tutti noi siamo stati presi in carico dai servizi sociali di zona che, nonostante abbiano riconosciuto la nostra necessità di una casa, non sono stati in grado di trovare una reale soluzione: in una città con 40.000 case vuote sembra non ci siano soluzioni per nessuno, nè per noi stranieri, né per i rifugiati, né per gli italiani. Nessuno di noi può permettersi un affitto a prezzi di mercato, perchè il mercato non guarda in faccia alle condizioni economiche e sociali delle persone ma solo ed esclusivamente alle leggi della concorrenza, del profitto e della speculazione.

Da quando abbiamo occupato abbiamo vissuto arraggiandoci e risistemando quegli appartamenti in base alle nostre poche disponibilità economiche, ma mai abbiamo potuto avere un regolare allaccio all’energia elettrica, al gas o all’acqua corrente che, a causa del Piano Casa varato dal Governo Renzi e peggiorato dal Governo attuale, avremmo potuto ottenere solo con il consenso dei proprietari dello stabile. Quel consenso non è mai arrivato nonostante le richieste. Provate a immaginare cosa voglia dire vivere senza acqua, luce e gas tanto in estate come in inverno.

Siamo lavoratori e lavoratrici, disoccupati e disoccupate, madri, padri, figli e figlie. Siamo persone, con una nostra dignità e come tali vogliamo essere trattati.
Non ci aspettiamo di vivere sulle spalle di altri, ma pretendiamo ciò che dovrebbe essere dato ad ogni essere umano: un lavoro, una casa e gli stessi diritti che andrebbero garantiti a tutti e tutte.

Abbiamo organizzato un presidio sotto la Curia e l’Arcivescovado perchè rifiutiamo una contrapposizione con le “Suore Filippine” e il lavoro che svolgono nel quartiere. Questa guerra tra poveri sposterebbe l’attenzione da chi ha le reali possibilità di risolvere situazioni come queste.

Sappiamo benissimo, infatti, che la Curia genovese, e tutte le Fondazioni collegate, possiede solo a Genova migliaia di proprietà immobiliari abitative o ad uso commerciale e non soffre certo di difficoltà economiche.

Sappiamo anche che gode di benefici fiscali che sottraggono risorse alle stesse casse pubbliche e alla collettività, oggi chiamate a risolvere i problemi che la Curia stessa produce.

Eppure abbiamo sentito il Papa condannare davanti a tutto il mondo il lato avido, cinico, affaristico e disinteressato della Chiesa. Su questo siamo d’accordo con lui.

Pretendiamo che a quelle parole seguano i fatti, perchè ad oggi l’unica alternativa reale è la strada.

Pretendiamo che nessuno sgombero venga eseguito senza che tutti noi possiamo avere la sicurezza di un tetto sulla testa e di un progetto di integrazione e inserimento lavorativo con cui difendere la nostra dignità.

Ci aspettiamo, oggi come da tre anni, una reale presa in carico della situazione attraverso un confronto diretto e pubblico perchè le soluzioni ci sono e sono a portata di mano. L’emergenza abitativa non si affronta come un problema di ordine pubblico: il problema è chi specula sulle case non le donne, gli uomini e i bambini che le abitano.

PRETENDIAMO CASA, LAVORO E DIGNITA’, PER NOI COME PER TUTTI E TUTTE!

Gli occupanti della palazzina di Via Gramsci 11