Editoriale Resistenze 102 Dalla manovra del popolo alla manovra del partito popolare europeo

In politica, come in altri ambiti, è buona norma giudicare le persone e le organizzazioni per quello che fanno e non per quello che dicono di fare. Bisogna, in sostanza, guardare ai fatti e non alle parole.

La legge di Bilancio 2019 rappresenta un’ottima occasione per verificare concretamente quali siano le priorità e gli interventi specifici del governo in materia economica. Dopo mesi di propaganda, “aboliremo la povertà”, di dichiarazioni roboanti e di siparietti mediatici, gli italiani possono finalmente giudicare questo governo sulla base di un provvedimento concreto ed essenziale come la legge di Bilancio.

La legge recentemente votata dal parlamento è la seconda versione di una prima legge di bilancio già respinta e bocciata dai tecnici della Commissione Europea. Nonostante le dichiarazioni belligeranti di ministri e segretari di partito contro Bruxelles e l’Unione Europea è oramai chiaro a tutti come il governo si sia piegato ai diktat economici dell’Unione accettando modifiche significative alla legge più importante dell’anno. Originariamente era stata prevista una manovra con un deficit pari al 2,4%, questa nuova versione lo porta, dopo l’intervento di Bruxelles, al 2,04% una differenza pari ad un piccolo zero che significa miliardi di tagli allo stato sociale. Nello specifico 7,5 miliardi di tagli. Ma procediamo con ordine.

I due provvedimenti faro di questo governo: il reddito di cittadinanza e l’istituzione della quota 100 per il pensionamento non sono previsti nel testo di legge visto che verranno presentati decreti ad hoc sui due provvedimenti. La legge di Bilancio prevede però il finanziamento per queste due misure. Nello specifico parliamo di  7,1 miliardi di euro da destinarsi al reddito di cittadinanza (una cifra considerevolmente inferiore ai 9 miliardi originariamente previsti) e di 3,9 miliardi (a fronte dei 6,7 previsti) per finanziare la riforma delle pensioni e la quota 100.

La cosiddetta quota 100 in realtà non sarà tale e interesserà quelle poche decine di migliaia di pensionati, prevalentemente di aziende del nord, che potranno andare in pensione prima dei 67 anni con 38 anni di contributi certificati. Per tutti gli altri resterà in vigore la tanto vituperata riforma Fornero.

Per quanto riguarda invece il reddito di cittadinanza, questo sarà erogato a condizione che ci si impegni a seguire una formazione e ad accettare ogni lavoro che verrà proposto. Detto questo basterà essere proprietari o comproprietari di una casa, o avere 5000 euro in banca per essere esclusi dalla platea dei beneficiari di tale reddito che comunque non potrà essere erogato per più di 18 mesi.

Inoltre, per ottenere la garanzia di essere “promosso” dai tecnici di Bruxelles il governo italiano ha dovuto presentare un maxiemendamento con le cosiddette clausole di salvaguardia. Queste clausole rappresentano la garanzia che in caso di sforamento dei conti nel 2020 si procederà ad un aumento dell’Iva ordinaria che balzerà al 26,5%. Inoltre, il governo si è impegnato a congelare 2 miliardi di spesa in servizi pubblici che saranno automaticamente tagliati se la situazione economica dovesse peggiorare.

La manovra è una manovra di tagli. Tagli alla spesa sociale, tagli ai servizi pubblici, tagli alle infrastrutture. Con questa manovra il governo prevede di tagliare di 4 miliardi la dotazione della pubblica istruzione, i tagli saranno di 6 miliardi fino al 2021 e di 1 miliardo di euro dalla dotazione dei ministeri. Le Ferrovie dello Stato che già offrono un servizio scadente e che arrancano, sottoposte come sono alla concorrenza sleale di gruppi privati come Italo, vedono la loro dotazione ridotta di 600 milioni di euro. Il Fondo di Sviluppo e di Coesione Sociale che finanzia attività economiche nel mezzogiorno sarà ridotto di 800 milioni di euro. Tutto questo senza considerare il blocco totale delle assunzioni nella pubblica amministrazione e nelle università fino al 1 dicembre 2019…

Come se tutte ciò non bastasse a qualificare questa manovra come una manovra antipopolare ostile ai lavoratori e ai ceti poveri, abbiamo l’introduzione della cosiddetta “Pace Fiscale” dietro questa denominazione così ambigua si nasconde un condono per i grandi evasori in perfetto continuità con i governi precedenti. Con questa legge il governo gialloverde ha anche reintrodotto il blocco dell’indicizzazione delle pensioni superiori ai 1530 euro lordi introdotto dal governo tecnico di Mario Monti.

La legge di Bilancio prevede anche misure dal sapore apertamente razzista come l’istituzione di una tassa pari all’1,5%  sui trasferimenti di denaro effettuato con i Money transfer verso i paesi non UE. Non si tratta di una misura pensata per bloccare la fuga di capitali ma di una tassa pensata contro i lavoratori poveri come le badanti ucraine e filippine che inviano 100 euro a casa per sostenere le loro famiglie… Oltre a ciò la manovra prevede un taglio di 400 milioni per un triennio al fondo per l’integrazione dei migranti. Ma le cattive sorprese non finiscono, la manovra prevede infatti la detassazione degli ombrelloni sugli stabilimenti balneari (con proroga sulle concessioni degli stabilimenti ai privati di ulteriori 15 anni).

A rendere ancora più indigeribile questa manovra antipopolare è l’avvio di una vera e propria ondata privatizzatrice che prevede per il solo 2019 la privatizzazione di beni pubblici per un valore i 18 miliardi.

Appare quindi chiaro come il governo Salvini-Di Maio si sia pavidamente arreso senza combattere di fronte alla Commissione Europea. Se ha scelto di non combattere è perché fondamentalmente condivide, al di là di qualche frase di circostanza, la visione neoliberista e antipopolare che è propria di Bruxelles. Il dramma vero è che oggi, a causa dei fallimenti della sinistra e della timidezza delle direzioni sindacali, una parte importante dei lavoratori e dei pensionati poveri sostiene questo governo di massacratori sociali. Questa situazione cambierà e in fretta. Il 2019 potrebbe portare con sé una nuova ondata di lotte e di contestazioni sociali in tutto il paese. Come sta avvenendo in Francia, con il movimento dei Gilets Jaunes, è probabile che queste lotte, non potendo esprimersi immediatamente attraverso partiti e sindacati tradizionali, assumeranno forme nuove. Le forze anticapitaliste e rivoluzionarie devono prepararsi fin da oggi ad una situazione di sfiducia nei confronti delle forze di governo e di grandi esplosioni di rabbia sociale. Questa sfiducia e questa rabbia porteranno alla rottura della pace sociale. Riuscire ad intervenire in questa situazione con un programma anticapitalista è la sfida che ci aspetta nei prossimi mesi.