Intervista a Massimo Amadori aspirante insegnante

Come funziona l’accesso all’insegnamento nella scuola pubblica italiana oggi?

 Oggi il percorso per diventare insegnanti nella scuola pubblica è lungo e complicato, sarebbe difficile dare una risposta perché sostanzialmente non sanno quasi nulla nemmeno all’ufficio didattico, dal momento che le leggi in materia di pubblica istruzione cambiano di continuo; un aspirante insegnante non fa in tempo a seguire un percorso stabilito da una legge che già la modalità per accedere all’insegnamento è cambiata perché tale legge è stata abrogata. A volte capita che un precario della scuola si ritrovi allo stesso punto di partenza dopo anni di percorsi abilitativi all’insegnamento che poi non valgono più nulla. Certo si possono fare dei ricorsi ma non sempre si vincono, inoltre i ricorsi costano denaro e non tutti possono permetterseli. Per molti insegnanti tutto questo si trasforma in un incubo. Viviamo in una situazione di continua precarietà e non possiamo costruirci un futuro. Credo però che questo sia oggi la regola per quasi tutti i mestieri, il lavoro purtroppo è sempre più precario e sfruttato, soprattutto a causa delle leggi approvate negli ultimi vent’anni dai governi di ogni colore. Prima fra tutte la ‘buona scuola’ di Renzi.

Cosa prevede la buona scuola per l’accesso al ruolo degli insegnanti precari?

 La ‘buona scuola’ prevede un percorso di tre anni, al quale è possibile accedere solo dopo aver superato un concorso pubblico. Possono partecipare al concorso le persone in possesso della Laurea Magistrale e di 24 crediti di materie psico-pedagogiche e antropologiche. L’idea di fornire agli aspiranti insegnanti una preparazione pedagogica, psicologica e antropologica è buona, tuttavia i neolaureati spesso non sono in possesso di tali crediti e sono dunque costretti a pagare centinaia di euro per fare questi esami all’università, perdendo tempo e denaro.  Questo non è giusto: se si vuole fornire un’adeguata preparazione pedagogica dovrebbero essere le università stesse a fornire corsi gratuiti per raggiungere il numero di crediti richiesti per il concorso, senza oneri per gli studenti. Dopo aver superato il concorso inizia un tirocinio di 3 anni in cui l’aspirante insegnante deve sostenere vari esami e fare supplenze nelle scuole, con una paga nettamente inferiore a quella di un insegnante di ruolo.

Finita la gavetta teoricamente dovresti entrare in ruolo in una scuola. Questa legge però potrebbe essere abrogata dall’attuale governo prima ancora di essere entrata realmente in funzione. Si tratta sicuramente di una legge ingiusta ma tantissime persone hanno già cominciato il percorso di formazione per l’ottenimento dei crediti psico-pedagogici e antropologici, investendo tempo e denaro, e i loro sforzi potrebbero essere vanificati dall’abrogazione di questa legge. Ci sono tanti aspiranti insegnanti, fra cui il sottoscritto, che non sanno se inserire o meno questi crediti nel piano di studi perché non sappiamo se questa legge resterà o meno in vigore. Viviamo in un limbo senza certezze e in una precarietà che è per noi davvero avvilente, davvero non sappiamo cosa fare. E anche se venisse fatta una nuova legge non è affatto detto che sarebbe migliore di quella precedente. Pare però che questa legge sarà abrogata o comunque ritoccata, rendendo i crediti in questione non vincolanti per la partecipazione al concorso, anche se daranno probabilmente dei punti in più.

Tu sei un aspirante insegnante, hai mai avuto esperienze nella scuola pubblica?

 Sono in terza fascia nelle graduatorie di istituto per l’insegnamento di musica,clarinetto e storia della musica nelle scuole medie e superiori da quasi due anni. Eppure in tutto questo tempo sono stato chiamato una sola volta per una supplenza brevissima di pochi giorni. Tantissimi insegnanti sono nella mia stessa situazione, viviamo in una condizione di precarietà estrema. Non ci resta che aspettare e sperare nei prossimi concorsi pubblici. Nel frattempo siamo costretti a campare sulle spalle dei nostri genitori o a fare qualche lavoretto per tirare avanti.

O insegnare nelle scuole private?

 Esatto, abbiamo questa possibilità ma anche in questo caso la situazione non è rosea. Le scuole private assumo poco e non essendoci per loro graduatorie vincolanti o concorsi pubblici entrare è davvero difficile e spesso contano più le conoscenze che il merito. Inoltre le scuole private pagano quasi sempre molto meno rispetto alla scuola pubblica e chi lavora in quel settore è spesso costretto a insegnare in più scuole, facendo orari più scomodi. Io stesso ho lavorato un anno intero come insegnante di clarinetto in una scuola privata di musica: la paga oraria era anche decente ma avevano bisogno solo di un’ora a settimana e la scuola non era vicina a casa mia. In fin dei conti era più la spesa del guadagno e dopo un anno non ho più accettato l’incarico. Non si può campare in questo modo, sfruttati e precari. Più di vent’anni di tagli selvaggi all’istruzione pubblica hanno portato a questo, oltre che a scuole fatiscenti che crollano letteralmente addosso a studenti e professori.

 Cosa possiamo fare per rispondere agli attacchi contro la pubblica istruzione?

 Occorre costruire un movimento di massa di studenti, giovani professori e precari della scuola che si batta per il ritiro immediato di tutte le controriforme attuate dai governi negli ultimi vent’anni, dalla riforma Moratti fino alla ‘buona scuola’ di Renzi. Dobbiamo essere pronti a nuovi attacchi all’istruzione che inevitabilmente verranno anche da questo governo lega-5 stelle, che già ha previsto di tagliare fino a 100 milioni di euro in istruzione e ricerca e vorrebbe cancellare il valore legale del titolo di studio, con il fine di edificare una scuola ancora più classista dove il merito non conta nulla. Noi non ci stiamo e risponderemo a questi attacchi scendendo in piazza. Studenti e lavoratori della scuola devono essere uniti nella lotta contro questi attacchi ai nostri diritti. Solo costruendo un forte movimento di protesta possiamo invertire la rotta. Chiediamo che il 7 per cento del pil del Paese sia investito nella pubblica istruzione. Chiediamo inoltre che a tutti gli insegnanti precari sia data la possibilità di entrare di ruolo, semplificando l’iter di accesso ai concorsi pubblici, con leggi chiare e valide per tutti.