Ecco perché Guaidó non salverà il Venezuela… e Maduro nemmeno

 

Pubblichiamo di seguito la traduzione di un articolo scritto dai militanti di Izquierda Revolucionaria, sezione venezuelana del Comitato per un’Internazionale dei Lavoratori (CWI-CIL).

La situazione in Venezuela ha raggiunto un punto critico nel corso degli ultimi giorni.

Il nuovo leader del Venezuela di destra ed estrema destra, Juan Guaidó, (recentemente eletto presidente della controrivoluzionaria Assemblea Nazionale) si è autoproclamato presidente. Ha anche fatto appello per una mobilitazione di massa dei suoi sostenitori per rovesciare il governo di Maduro. Immediatamente, i governi più reazionari dell’America Latina e del mondo, quello di Jair Bolsonaro in Brasile e quello di Donald Trump negli USA, hanno riconosciuto Guaidó come “l’unico presidente legittimo” del Venezuela.

Un colpo di stato pianificato dall’imperialismo e dalla destra venezuelana e internazionale

Brandendo ogni tipo di minaccia, il Segretario di Stato degli Stati Uniti (e ex capo della CIA), Mike Pompeo, ha chiesto che il governo Maduro si dimetta immediatamente. “Abbiamo ogni tipo di opzione sul tavolo” ha affermato Trump. Anche il leader di estrema destra venezuelano ha annunciato alla televisione che “siamo vicini al momento per il quale abbiamo combattuto per anni” e ancora che Maduro si deve dimettere “se ci tiene alla sua vita”. I governi latino americani, che si distinguono per le loro politiche reazionarie e antisociali e per il loro servilismo nei confronti di Washington, supportano il golpe dichiarando cinicamente di essere “per la democrazia”. Per capire cosa sia veramente questa “Santa Alleanza” basta guardare da chi è cappeggiata: il presidente colombiano Duque (legato al narcoparamilitarismo), il presidente ecuadoriano Moreno (il Giuda della sinistra ecuadoriana), il presidente Macri (responsabile dei pesanti tagli che ha indotto la popolazione dell’Argentina a sollevarsi e combattere) e il presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernández, che ha organizzato una truffa elettorale con il supporto della Casa Bianca l’anno scorso e che si è reso responsabile di una dura repressione che ha portato alla morte di decine di manifestanti. Inoltre, come ci si poteva immagine, ad applaudire il colpo di stato c’è anche la destra e l’estrema destra europee, in Spagna con Pablo Casado del Partido Popular PP, Albert Rivera (Ciudadanos) e con in prima linea i fascisti del neonato partito di estrema destra Vox.

Guaidó e la destra venezuelana stanno cercando di sfruttare la disperazione e l’indignazione provate dal popolo venezuelano di fronte alla crisi economica e al collasso sociale che affliggono oggi il paese. Il PIL e gli standard di vita sono precipitati del 50% negli ultimi quattro anni e la situazione non ha fatto che peggiorare dall’inizio di quest’anno con i prezzi che hanno raggiunto un aumento del 1000%.

Mentre scriviamo queste righe, decine di migliaia di persone provenienti da diverse parti del Venezuela hanno risposto all’appello di Guaidó di non lasciare le piazze finché Maduro non darà le dimissioni oppure i militari non lo avranno destituito, copiando così le modalità del fallito tentativo di colpo di stato contro Chavez nel 2002. Dall’altro lato, i sostenitori del governo, che si sono riuniti in Plaza O’Leary di Caracas e in altri centri delle più grandi città, sono stati esortati da Diosdado Cabello, leader del PSUV (Partito Socialista Unito del Venezuela), ad andare al Palazzo di Miraflores, come successe nel 2002, e stare in presidio per difendere il governo e Maduro da un possibile assalto dell’opposizione.

Gli accordi tra il governo e i capitalisti hanno aperto la via alla reazione

La principale differenza tra questo colpo di stato e quello contro Chavez del 2002 sta nel fatto che la parassitaria e reazionaria destra venezuelana è in grado di mobilitare giovani studenti universitari, professionisti e la piccola e media borghesia, come è successo durante la violenta mobilitazione al Festival Guarimba, che ha causato più di cento morti tra il marzo e luglio del 2017. Durante questo evento, significativi settori di giovani, disoccupati e persino lavoratori, portati alla disperazione a causa della crisi economica e del drastico aumento dei prezzi, sono scesi in piazza in risposta a un appello di mobilitazione della destra e dell’estrema destra.

Dall’agosto del 2018, quando il governo di Maduro applicò il cosiddetto “Piano di Riattivazione Economica” e svalutò il bolivar attraverso l’introduzione di una nuova moneta, il bolivar sovrano (60 BS equivalgono a 1 dollaro), l’inflazione, già molto alta, ha raggiunto un livello davvero drammatico. Dall’inizio di quest’ultima crisi un dollaro vale 3 mila bolivar sovrani! Alcuni analisti prevedono un tasso di inflazione a sei o sette cifre per quest’anno.

Una semplice visita in una clinica privata, a cui fa ricorso non solo il ceto medio ma anche molti lavoratori perché obbligati dallo stato di collasso in cui imperversa il sistema sanitario nazionale, è passata dal costare 2 mila a 15 mila BS in pochi giorni. L’impresa statale di telefonia mobile Movilnet ha aumentato la sua tariffa base da 169 a 1300 BS! L’unica risposta del governo a questa situazione è stato il “trionfalistico” annuncio di un aumento dei salari del 400% (da 4500 BS a 18 mila BS al mese), nel mentre non è stata presa alcuna misura per calmierare l’aumento vertiginoso dei prezzi, che ha in molti casi addirittura colpito servizi e prodotti delle aziende statali. Lo stipendio aumentato vale a malapena 6 dollari, una cifra assolutamente insufficiente per fare fronte all’aumento del costo dei beni di prima necessità.

Questo aumento dei salari, che l’inflazione ha reso inutile ancora prima che fosse applicato, assieme al tono trionfalistico e addirittura sprezzante da parte della leadership e della burocrazia del PSUV nei confronti di chi protesta, il ricorso alla repressione nei confronti di molti lavoratori che hanno messo in atto scioperi difensivi in questi mesi, assieme al fatto che la maggior parte dei burocrati che sventolano la bandiera rossa vivono circondati da privilegi in condizioni economiche simili a quelle della classe capitalistica, non ha fatto che intensificare la rabbia della gente comune. Ed è sul terreno fertile di queste condizioni oggettive che la destra ha riguadagnato terreno lanciando questo nuovo assalto al potere.

Ma la vittoria delle forze reazionarie di destra non risolverà i problemi dei lavoratori. Al contrario! L’obiettivo delle forze imperialiste che tirano le fila all’ombra di Guaidó è quello di forzare un intervento da parte degli alti ufficiali, o almeno una buona parte di loro, per rovesciare Maduro e consegnare il potere alla destra. Per anni Maduro ha tentato di stare al governo dando sempre più concessioni, potere economico e peso nel governo agli alti capi delle froze militari. Questo meccanismo ha contribuito all’aumento della corruzione e ha fatto crescere il malcontento tra i lavoratori e la gente comune. Tuttavia, Maduro non è riuscito in tal modo ad ottenere la lealtà delle Nazionali Forze Armate Bolivariane (FANB).

Durante il suo precedente tentativo di prendere il potere nel 2017, la destra Venezuelana era riuscita ad aprire una breccia nell’apparato statale con il supporto del Procuratore Generale Luisa Ortega Diaz e con le dimissioni di alcuni alti ufficiali dell’esercito. Tuttavia le azioni terroristiche di alcuni gruppi fascisti convinsero centinaia di migliaia di lavoratori, che erano molto scontenti delle politiche del governo, di dare al PSUV e all’Assemblea Nazionale Costituente un’ultima possibilità. Ma ora la situazione ha subito una trasformazione qualitativa.

La burocrazia del PSUV non difende il socialismo

I media della classe dominante e la reazione internazionale mondiale presentano i fatti accaduti in Venezuela come il fallimento del socialismo. All’interno dello stesso Venezuela, con l’inestimabile aiuto della burocrazia del PSUV, che definisce questo disastro e la propria politica di accordi con i capitalisti nazionali come “la transizione verso il socialismo”, la destra utilizza il collasso economico per seminare confusione tra la gente comune, aumentandone la paura e il pessimismo verso il futuro e screditando l’idea del socialismo, del controllo democratico dei lavoratori e di tutto ciò che ha a che fare con la sinistra e la rivoluzione.

Infatti, il programma portato avanti da Maduro e dai leader del PSUV è lontano anni luce dal socialismo e da ciò che le persone speravano di ottenere quando nel 2013 votarono per salvare le riforme sociali che erano state introdotte da Chavez nel tentativo di realizzare le aspirazioni della classe lavoratrice venezuelana.

Da allora, Maduro e i suoi collaboratori, ispirati dal governo cinese e da un’intera legione di stalinisti, hanno cercato di convincere il Venezuela e la classe dirigente internazionale che erano in grado di gestire la peggiore crisi della storia del capitalismo venezuelano applicando molte meno misure di austerità di quelle che avrebbe applicato la destra. In questi ultimi mesi hanno invece approvato una serie di tagli sociali e diminuzioni degli stipendi molto duri, e hanno allontanato migliaia di lavoratori dalle imprese pubbliche cercando di giustificarsi attraverso un misticismo rivoluzionario fraudolento. Attraverso queste politiche hanno solamente ottenuto l’effetto di aver eroso in tempo record il sostegno politico al PSUV da parte della classe lavoratrice. Ora quegli stessi uomini d’affari che hanno beneficiato degli aiuti statali e firmato accordi con il governo, stanno tentando con l’aiuto dell’imperialismo di riottenere il potere politico e il controllo dello stato. Questa crisi è il risultato del modello “socialista” burocraticamente deformato fatto di funzionari, militari e politici demoralizzati e corrotti, che si sono totalmente staccati dalle condizioni di vita della gente comune. Le loro azioni hanno minato gravemente le conquiste della rivoluzione Bolivariana e hanno permesso l’avanzata della controrivoluzione.

Organizzare comitati d’azione in ogni quartiere e posto di lavoro. Costruire un fronte unico di sinistra per sconfiggere la destra e la burocrazia

Guaidó è un lupo travestito da agnello e parla di un governo per tutti e della riconciliazione. Tuttavia se la destra reazionaria e le forze che lo sostengono riusciranno ad arrivare al potere, il risultato sarà un incubo per milioni di lavoratori e contadini, che soffrono a causa della crisi sociale ed economica. La loro agenda politica ed economica può essere applicata solo introducendo ulteriori massicci tagli alla spesa pubblica, licenziamenti e misure repressive nei confronti dei sindacati, dei movimenti sociali e degli attivisti di sinistra, addirittura in maniera più brutale di quanto accade nei paesi di coloro che li sostengono come Duque, Bolsonaro e Macri.

Il primo compito della classe lavoratrice e delle persone combattive con una coscienza politica rivoluzionaria è quello di organizzare la resistenza contro il colpo di stato. Dobbiamo prima di tutto denunciare i veri obiettivi di Guaidó, della destra venezuelana e dell’imperialismo. Dobbiamo organizzare assemblee in ogni fabbrica e posto di lavoro, per discutere quali sono le nostre rivendicazioni e perché il piano economico e il programma politico della destra rappresentano un pericolo mortale. É necessario creare dei comitati in difesa dei diritti dei lavoratori e della gente comune in ogni posto di lavoro e in ogni quartiere, difendendo un programma genuinamente socialista che chieda l’espropriazione dei grandi monopoli privati, la fine dell’iperinflazione e della corruzione, l’abolizione di privilegi della burocrazia e il trasferimento del potere politico nelle mani della classe lavoratrice e degli oppressi. Dobbiamo organizzare manifestazioni di massa e la legittima difesa della gente comune contro la violenza sociale della destra.

L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato che non possiamo avere la minima fiducia nel governo di Maduro, nella burocrazia o negli alti comandi dell’esercito se vogliamo prevenire la vittoria della reazione. Sono state infatti le politiche di Maduro, la sua burocrazia e la sua corruzione che hanno aperto la strada alla destra e al colpo di stato. L’unico modo per evitare un tragico epilogo per la classe lavoratrice del Venezuela è quello di dare vita ad un fronte unito della sinistra, completamente indipendente da coloro che hanno causato questo disastro, che lotti apertamente per la conquista del potere politico da parte dei lavoratori e degli sfruttati e per la nascita di una democrazia dei lavoratori che abbia un controllo diretto sulla vita economia e sociale, e che porti avanti un piano economico di creazione di posti di lavoro, di aumento della produzione e di reintroduzione delle conquiste sociali precedentemente conquistate, attraverso l’espropriazione dei capitalisti.

Non c’è tempo da perdere. La classe lavoratrice del mondo intero, a partire da quella dell’America Latina, ha il dovere di rigettare il bagno di sangue che la destra venezuelana e l’imperialismo che la sostiene, stanno preparando. Soltanto i lavoratori possono salvare il popolo venezuelano!

Izquierda Revolucionaria