Elezioni Europee: Nulla di nuovo sul fronte occidentale

È difficile produrre un’analisi unitaria e complessiva sulla base dei risultati contraddittori e complessi che stanno emergendo dalle elezioni tenutesi in 28 paesi europei il 26 maggio. Volendo generalizzare possiamo dire che il risultato delle elezioni europee segna, a livello continentale, un netto arretramento per i partiti tradizionali rappresentati dalla maggioranza uscente del parlamento europeo composta dal Partito Popolare Europeo (EPP) e dal Partito Socialista Europeo (PSE).

L’arretramento dei partiti tradizionali si accompagna ad una crescita delle forze nazionaliste di destra. L’affermazione dei cosiddetti ‘sovranisti’ è significativa in Italia, Francia, Regno Unito e Ungheria. Oltre alle forze di destra crescono i partiti verdi ed ecologisti che raccolgono i consensi, soprattutto in Francia e Germania persi dalla socialdemocrazia tradizionale. Escono sconfitti dalle elezioni buona parte dei partiti di governo europei è il caso del partito di Macron in Francia, di Syriza in Grecia e del partito conservatore Inglese.

Questo arretramento si traduce nella perdita della maggioranza per il EPP e per il PSE al parlamento europeo. Pur essendo un risultato altamente simbolico, non era mai accaduto in 40 anni che questi due gruppi non avessero la maggioranza, questo risultato non produrrà nessun cambiamento reale e questo per due ragioni principali. La prima è che assisteremo alla probabile cooptazione del gruppo dei liberali nella nuova maggioranza, fatto peraltro privo di importanza visto che è accaduto più volte nella passata legislatura che i liberali sostenessero la maggioranza dei popolari e dei socialisti. La seconda è che il parlamento europeo, pur godendo di un certo prestigio simbolico, non dispone di un vero e proprio potere legislativo autonomo che resta appannaggio della Commissione Europea nominata dai governi degli stati membri.

In Italia queste elezioni segnano il trionfo della Lega di Salvini con il 34,3% dei voti seguita dal PD al 22,7% e dal Movimento 5 Stelle precipitato al 17,1%. Per quanto riguarda le altre forze politiche è negativo il risultato di Forza Italia scesa al’8,8% dei suffragi espressi, il risultato della Lista più Europa di Emma Bonino arrivata al 3% e il risultato catastrofico della lista ‘La Sinistra’ arrivata all’1,7%.

Il dato sull’astensionismo resta assai elevato. Il non voto resta la prima scelta degli elettori in Italia e in tutto il continente. In Europa, circa 1 elettore su 2, il 50% del corpo elettorale ha scelto infatti di disertare le urne. Il dato sull’astensione, ci indica con chiarezza la distanza che esiste tra questa Unione Europea e la nostra gente, in particolar modo tra i giovani e i lavoratori poveri. In Italia, 44 elettori su 100 hanno ritenuto che non vi fosse nessuna lista votabile neppure turandosi il naso. È impossibile leggere correttamente l’esito di queste consultazioni cancellando dalle proprie riflessioni venti milioni di italiani, quasi la metà del corpo elettorale che al momento ha scelto di voltare le spalle alle varie offerte politiche.

Questo dato non va perso di vista soprattutto quando si commentano le percentuali di voto ottenute dai singoli partiti. Il 34% ottenuto dalla Lega di Salvini è un risultato molto elevato, negativo e assolutamente chiaro. Ma si tratta pur sempre di un 34% del 56%. In altri termini, la Lega è stata scelta dal 19% degli elettori, meno di un elettore su cinque. Stesso discorso per quanto riguarda le altre forze principali come il PD, scelto dal 12% degli italiani e il M5S votato da meno di un elettore su dieci.

Il dato sull’astensione permette di capire l’aumento così netto della forbice di consenso tra i due partiti al governo. Il M5S è rimasto il primo partito in tutto il meridione d’Italia ma è stato fortemente penalizzato da un aumento significativo dell’astensione in tutto il sud.

Rispetto alle precedenti elezioni europee il PD, incredibilmente descritto come un secondo vincitore della consultazione, è passato da 11 milioni e 200mila delle europee del 2014 ai 6 milioni di voti totalizzati ieri. Rispetto allo scorso anno, il PD ottiene lo stesso risultato ottenuto alle politiche. Diversamente, il M5S dimezza i suoi voti passando dagli oltre 10 milioni e mezzo di voti dello scorso anno ai 4 milioni e mezzo di ieri. Dal canto suo, La Lega passa dai 5 milioni e mezzo delle politiche agli oltre 9 milioni di ieri. Per quanto riguarda Forza Italia, il partito di Berlusconi passa dai 4 milioni e mezzo del 2018 ai 2 milioni e 3mila voti di queste consultazioni. Il partito di Giorgia Meloni aumenta invece i consensi passando da 1 milione e 400mila a 1 milione e 700mila voti. E’ vero che politiche ed europee sono due voti differenti ma il dato è comunque molto significativo.

Le percentuali ottenute dalla Lega sono, al netto dell’astensionismo importanti e non vanno banalizzate. Il partito di Salvini è cresciuto così com’è cresciuto il consenso generale per le idee razziste e nazionaliste incarnate da Salvini e da Giorgia Meloni. Detto questo, il boom elettorale della Lega, che non ci sorprende e non ci spaventa, non segna nessun nuovo spostamento a destra del sistema paese.

Le elezioni registrano infatti, in maniera sfocata, ritardata e superficiale quelli che sono gli umori degli elettori. Il sostegno alla Lega e alle tesi razziste e nazionaliste di Matteo Salvini è una realtà con la quale ci scontriamo ogni giorno sui posti di lavoro e nelle piazze. Il dato reale con il quale occorre confrontarsi è l’esistenza di un blocco politico reazionario potenzialmente egemone capeggiato da Salvini e Meloni in grado di fagocitare attorno a sé formazioni politiche della destra cattolica e del neofascismo organizzato. Contro questo blocco occorrerà costruire mobilitazioni nei prossimi mesi.

Il ministro degli Interni ed i suoi accoliti possono legittimamente intestarsi questa vittoria. La loro vittoria assomiglia però ad una vittoria di Pirro. Certamente Salvini ed il blocco reazionario che fa riferimento a lui si candidano a governare il paese. Un paese che appare in superficie come fortemente spostato a destra. La realtà è come sempre più complessa. La vittoria di Salvini si ritorcerà contro lo stesso esattamente come accaduto 5 anni fa al PD e adesso al M5S. Forte di questa legittimazione popolare la Lega sarà costretta a battersi per realizzare almeno una parte del suo programma economico. Sarà costretta ad applicare una politica economica espansiva in contraddizione con l’ordine neoliberista. All’orizzonte si profila quindi una nuova crisi di governo, nuove elezioni e la nascita di un governo Salvini che dovrà scontrarsi con la Commissione Europea e con l’aumento dell’Iva previsto dalla clausole di salvaguardia. Allora vedremo come il ‘sovranismo Salviniano’ altro non era se non un fetido mantello usato per mascherare il razzismo ed il neoliberismo sfrenato di cui anche la Lega si fa promotrice.

 Questa situazione creerà un’ulteriore polarizzazione e una nuova radicalizzazione nella società. È probabile che in un primo momento questa venga intercettata da altre forze di estrema destra come Fratelli d’Italia e addirittura da formazioni neofasciste come Casa Pound oltre che dall’astensionismo, ma questa situazione non durerà in eterno. L’accoglienza data a Salvini dalle piazze di Milano, Bologna e Firenze nelle ultime settimane dimostra come esista un pezzo di Italia pronta a scendere in piazza contro il blocco reazionario capeggiato da Salvini. Lo sciopero dei portuali Genovesi contro la nave saudita, le lotte degli operai dell’Italpizza di Modena, le mobilitazioni di massa di Non Una di Meno e degli studenti contro i cambiamenti climatici dimostrano come in Italia esista un pezzo significativo di società che non ha voce o rappresentanza politica e che è disposto a lottare.

Questo pezzo di popolo che non è rappresentato da nessun partito e da nessuna lista elettorale si esprimerà nei prossimi mesi con l’arma della lotta contro Salvini e contro quelle forze politiche come il PD di Renzi, Calenda e Zingaretti che hanno foraggiato la crescita di Salvini negli ultimi anni. Detto questo non esiste nessun automatismo, in mancanza di un’alternativa credibile di sinistra, la rabbia dei ceti popolari continuerà a rivolgersi verso forze reazionarie che alimentano la guerra tra poveri.

Per evitare questo scenario dobbiamo mettere in campo il prima possibile un’alternativa radicale popolare e credibile : un’alternativa anticapitalista di massa. I risultati impietosi dell’ultimo cartello elettorale targato PRC/SI ci indicano con chiarezza da cosa non bisogna ripartire. Non abbiamo bisogno di un cartello elettorale fatto con esponenti della sinistra liberale e destinato a sciogliersi il giorno dopo le elezioni.

Oggi più che mai è necessario rifiutare tatticismi, elettoralismi e moderatismi di sorta. Occorre ricostruire nei quartieri, nelle scuole e soprattutto nei posti di lavoro una credibilità per le idee di sinistra unita alla consapevolezza che con lo strumento della lotta è possibile invertire la rotta e rovesciare il tavolo. Quando si tocca il fondo si può soltanto risalire! La nostra parola d’ordine oggi deve essere quella di costruire conflitto e mobilitazione popolare contro il blocco reazionario e liberista rappresentato dalla Lega, dal M5S e dal PD.

Elio Rosa