GENOVA Chiudere i porti ai trafficanti di armi

Lunedì 20 maggio è previsto l’arrivo nel porto di Genova di una nave battente bandiera saudita, la Bahri Yanbu. Questa nave trasporta armi ed equipaggiamento militare. La nave dovrebbe imbarcare merce varia tramite il Genoa Metal Terminal in direzione di Jeddah.

L’Arabia Saudita, principale sponsor mondiale del terrorismo islamico, è uno stato dominato da rapporti sociali di tipo feudale capeggiato da una famiglia reale, la criminale famiglia Saud fondatrice della più grande petromonarchia del mondo.

Per decenni l’Arabia Saudita ha utilizzato la sua posizione geografica, la sua rendita petrolifera e il prestigio che deriva dalla presenza sul suo territorio di Mecca e Medina, le due città sante dell’islam, per portare avanti una politica estera aggressiva e al tempo stesso schiaccaiata sugli interessi dell’imperialismo a stelle e a strisce. Ha utilizzato i proventi dell’oro nero per portare avanti faraonici progetti architettonici ad esclusivo beneficio della casta reazionaria al potere costruiti utilizzando manodopera straniera, prevalentemente indiani e cinesi costretti a lavorare in condizioni semiservili e ai quali è stato negato ogni diritto elementare, a partire dal diritto al rimpatrio della salma in caso di morte sul lavoro.

Ideologicamente l’Arabia Saudita è retta da un’interpretazione ultrareazionaria dell’islam, la cosidetta ‘sunna‘ che nega alle donne ogni reale possibilità di emancipazione, che condanna l’adulterio, l’omosessualità e l’utilizzo di stupefacenti alla morte per impiccagione in pubblica piazza.

Oltre a ciò, il regime Saudita è impegnato da molti anni in una sanguinosissima guerra asimmetrica contro la popolazione Yemenita seppellita sotto una pioggia di bombe di fabbricazione occidentale, come quelle prodotte a Domusnovas nel sud della Sardegna, e costrette alla morte per fame a causa delle conseguenze della guerra e del vergognoso blocco attuato contro lo Yemen dai carnefici Sauditi e dai loro alleati nel mondo.

In risposta alla notizia dell’arrivo di questa nave nella nostra città. Decine di lavoratori portuali, che a Genova si chiamano camalli, hanno deciso di organizzare un’azione di protesta e di rifiutarsi di partecipare al carico di questa nave. La loro iniziativa di solidarietà internazionalista si concretizzerà con un presidio convocato lunedì mattina al varco Etiopia, in Lungomare Canepa, dalle ore 06.00.

L’iniziativa dei portuali Genovesi rappresenta la migliore risposta della classe lavoratrice italiana alle politiche di morte e distruzione che le classi dominante mondiali e i loro satrapi portano avanti contro i popoli della terra. L’iniziativa dei portuali non ha nulla di propagandistico, ma si tratta di un’azione dalla enorme rilevanza politica. Essa dimostra la forze potenziale e concreta della classe lavoratrice se unita al di là delle barriere nazionali. L’iniziativa dei portuali di Genova si pone in continuità con lo spirito internazionalista e rivoluzionario dei portuali e dei marinai francesi che nel 1918 scioperarono e si ammutinarono per non partecipare alla guerra civile che le potenze mondiali e le forze zariste avevano lanciato contro il proletariato e la classe contadina russa dopo la rivoluzione dell’ottobre del 1917. Si pone in continuità con gli scioperi organizzati in tutta Europa in solidarietà con la Repubblica Spagnola in lotta contro il regime di Franco.

L’iniziativa internazionalista dei camalli di Genova ricorda a tutti noi che non un solo scatolone per non parlare poi di una gru, di un container o di una nave si muove senza il lavoro della nostra gente. Ricorda inoltre a tutti come sia possibile costruire conflitto, pesare, farsi sentire e per certi versi anche modificare l’esistente partendo da rapporti di forza e livelli di organizzazione sui posti di lavoro diversi da quelli di qualche anno fa.

Resistenze Internazionali sostiente convintamente l’iniziativa dei camalli e invita le organizzazioni sindacali a proclamare una giornata di sciopero in tutto il porto contro l’attracco della nave saudita.

Scioperare per lanciare un forte segnale di solidarietà e di vicinanza alle popolazioni vittime della guerra è un segnale di forte opposizione alle politiche guerrafondaie dei macellai “amici” dei “nostri governi”.