Questa Unione Europea è irriformabile

Per gli stati socialisti d’Europa

Le elezioni europee si stanno avvicinando ed è chiaro che i risultati avranno una ripercussione anche sulla politica italiana. I principali partiti della classe dominante saranno messi alla prova da queste elezioni e potranno misurare il loro grado di consenso in termini elettorali, in particolare la Lega di Salvini che, stando agli ultimi sondaggi, starebbe aumentando i suoi consensi a scapito del Movimento 5 Stelle e potrebbe diventare il primo partito in Europa. E’ probabile che queste elezioni registreranno una perdita del consenso per i tradizionali partiti europeisti legati alla famiglia dei “popolari” e dei “socialisti” europei, rappresentati in Italia rispettivamente da Forza Italia e dal PD. Si confermerebbe in questo modo la generale sfiducia verso i partiti dell’establishment che si è espressa anche nel risultato delle elezioni politiche in Italia nel 2018. Al tempo stesso è altrettanto probabile un aumento dei consensi verso i partiti euroscettici e populisti come la Lega di Salvini.

Vedremo invece se i 5 Stelle vedranno confermato l’enorme consenso che hanno ottenuto alle elezioni politiche dello scorso anno. L’ascesa dei sovranisti e dei populisti di destra non è necessariamente espressione di un sentimento razzista e reazionario, in certi casi il voto per questi partiti è l’espressione distorta di un rifiuto delle politiche neoliberiste portate avanti dall’Unione Europea, l’espressione distorta di una genuina rabbia popolare contro l’establishment europeista. Queste speranze saranno inevitabilmente disattese perché i populisti di destra non sono una valida alternativa all’establishment  europeo, ma due facce della stessa medaglia.

Tanto gli europeisti neoliberisti come il PD, quanto la destra nazionalista come la Lega rappresentano infatti il sistema capitalistico e portano avanti le stesse politiche neoliberiste, come è dimostrato dall’operato del governo Conte. A causa di una legge elettorale antidemocratica che obbliga i partiti che intendono presentarsi alla raccolta di decine di migliaia di firme, in queste elezioni europee non sarà presente nessuna forza di sinistra autenticamente anticapitalista e rivoluzionaria. Le uniche due liste di sinistra presenti alle elezioni saranno il Partito Comunista di Marco Rizzo, un piccolo partito neostalinista che appoggia regimi dittatoriali come quello della Corea del Nord, e la lista “La sinistra”, che raggruppa Rifondazione comunista, Sinistra Italiana e alcuni ex parlamentari del PD.

Il programma della lista “La sinistra” ci pare condivisibile in alcune sue parti. Detto questo, evidenziamo come il limite vero di questa lista sia nella sua incapacità di rompere realmente con le politiche neoliberiste del PD. Nel suo programma non viene affatto messo in discussione il sistema capitalistico e anzi si sostiene l’illusoria possibilità di riformare l’Unione Europea.

Come ha dimostrato l’esperienza del governo Tsipras in Grecia questo è impossibile: l’UE è un’unione sovranazionale di Paesi capitalisti che impone ai Paesi membri politiche neoliberiste e di austerità, politiche che colpiscono in primis le classi popolari e che sono responsabili dell’ascesa dei partiti di estrema destra e della sfiducia verso la stessa Europa.

Per contrastare tanto gli europeisti liberisti quanto la destra nazionalista serve una sinistra rivoluzionaria e anticapitalista che abbia come prospettiva storica la costruzione di un’Europa socialista e democratica. Questa è sempre stata la prospettiva dei marxisti rivoluzionari. Più di un secolo fa Lenin e Trotsky parlavano di Stati Uniti Socialisti d’Europa. Il progetto di un’Europa socialista fu poi ripreso da Altiero Spinelli e dagli altri intellettuali antifascisti, anticapitalisti e antistalinisti che durante la seconda guerra mondiale scrissero il manifesto europeista di Ventotene. Questo manifesto oggi viene citato a sproposito dagli europeisti liberisti come atto fondativo dell’UE, essi dimenticano tuttavia il piccolo particolare che l’Europa di cui parlava il manifesto di Ventotene era un’Europa socialista.

L’attuale Europa capitalista delle banche e delle multinazionali che impone misure di lacrime e sangue agli Stati membri e che costruisce muri contro i migranti non è un’Europa riformabile. Lenin aveva capito perfettamente già dopo la prima guerra mondiale che sotto il capitalismo un’unificazione europea sarebbe stata impossibile o reazionaria: la parabola dell’Unione Europea ha dimostrato la correttezza di questa previsione e rende più che mai attuale la lotta per gli Stati Uniti Socialisti d’Europa, l’unica prospettiva storica progressiva per il continente europeo, l’unica Europa che possa contrastare sul serio i nazionalismi e i rigurgiti fascisti.

Un’Europa socialista nazionalizzerebbe sotto il controllo democratico dei lavoratori le banche e le multinazionali in tutto il territorio Europeo, attuerebbe una riconversione ecologica delle produzione puntando sulle energie rinnovabile, facendone pagare i costi agli industriali che inquinano, tasserebbe i miliardari colpendo i paradisi fiscali, cancellerebbe il debito pubblico verso le banche e annullerebbe i trattati che impongono misure neoliberiste e di austerità, promuoverebbe misure sociali a favore dei lavoratori e l’accoglienza dei migranti. Abbiamo bisogno di un europeismo socialista.

In mancanza di forze politiche che difendano alle europee questa prospettiva anticapitalista non crediamo sia utile dare un’indicazione di voto. Interverremo con determinazione nelle mobilitazioni contro le poltiche neoliberiste imposte dall’UE e accettate dai governi nazionali. Attorno ad un programma di reale rottura difendiamo la costruzione di una mobilitazione internazionale dei lavoratori e dei movimenti di lotta europei che metta in discussione i trattati europei che impongono a tutti i Paesi membri misure di austerità che colpiscono i lavoratori. Come disse Spinelli nel manifesto di Ventotene “La rivoluzione europea sarà socialista o non sarà”.

di Massimo Amadori