Una riflessione scomoda sull’antifascismo di Facebook

Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.

E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

Bertol Brecht

È notizia di ieri che il colosso digitale Facebook ha oscurato i profili delle organizzazioni neofasciste CasaPound Italia e Forza Nuova. Oltre a ciò l’azienda Californiana ha anche oscurato le pagine dei principali dirigenti di queste due organizzazioni: Gianluca Iannone, Simone di Stefano e Roberto Fiore. L’oscuramento sarebbe avvenuto per violazione dei termini dell’azienda che si dichiara intenzionata a “combattere contro ogni forma di odio”.

Essendo attivi sul campo da parecchi anni conosciamo le organizzazioni che hanno subìto l’oscuramento. Abbiamo imparato a riconoscere in queste due organizzazioni non soltanto degli avversari politici ma dei veri e propri nemici del movimento dei lavoratori. Sappiamo perfettamente quanto siano pericolose e viscide. Non dimentichiamo che negli anni si sono rese responsabili di pestaggi, come quello fatto recentemente contro un ragazzo romano colpevole di indossare una maglietta di un Cinema popolare, di accoltellamenti, di aggressioni, di stupri, di omicidi e di stragi ai danni di militanti di sinistra o di immigrati o semplicemente di gente comune.

A prima vista l’oscuramento di pagine che diffondono a piene mani odio sociale, razzismo, sessismo e omofobia parrebbe una buona notizia. Finalmente la fogna dalla quale i fascisti diffondono il loro fango ideologico è stata bloccata! Molti militanti di sinistra gioiscono per il temporaneo oscuramento delle pagini di queste organizzazioni neofasciste. Ma siamo sicuri che si tratti di una buona notizia?

Da oggi le organizzazioni neofasciste che hanno subìto questo trattamento possono presentarsi come “vittime di un sistema di potere” che le combatterebbe. Ovviamente non è così. Le organizzazioni neofasciste sono protette dall’apparato statale che serve a difendere gli interessi della classe dominante. Per questo motivo questa operazione di “bonifica mediatica” rischia di essere un regalo fatto ai neofascisti. Questi rafforzeranno la loro propaganda e continueranno a presentarsi come una “forza antisistema” repressa e oscurata dai social media. Le organizzazioni di estrema destra sono finanziate dai grandi capitalisti e dalla borghesia. Esse svolgono la funzione di cane da guardia della classe dominante. I neofascisti hanno la stessa funzione di un grosso e aggressivo mastino che viene lasciato al freddo a proteggere una proprietà dalle intrusioni salvo essere saltuariamente ricompensato con una crocchetta.

I grandi capitalisti non hanno peli sullo stomaco. La loro linea politica è semplicemente orientata a preservare la stabilità sociale e ad incrementare i loro profitti. Per questo motivo hanno dimostrato di poter e voler ricorrere allo strumento del fascismo quando temono per il loro potere e per la loro stabilità. Oggi in Italia non c’è nessun reale pericolo rivoluzionario e quindi possono tenere il loro grosso cane al guinzaglio, ma sono sempre pronti ad aizzarlo contro il movimento dei lavoratori.

Oggi i grandi capitalisti possono presentarsi come antifascisti, indossare una giacca arcobaleno e un fazzoletto rosso, ma sono gli stessi che in altre condizioni si scaglieranno con tutto il loro apparato mediatico, politico, istituzionale e repressivo contro la sinistra, contro il movimento operaio, contro gli antifascisti.

Il fatto poi che un’azienda privata, di proprietà di un uomo che a 34 anni detiene come patrimonio personale 62,3 miliardi di dollari, possa decidere chi abbia diritto a pubblicare contenuti politici ci allarma. Zuckenberg e la sua cricca distribuiscono patenti di democrazia. Decidono chi ha diritto di espressione e chi no. Questo ci sembra un pericoloso precedente. Un precedente che oggi colpisce i nostri nemici, ma che domani potrebbe essere utilizzato contro di noi.

Cosa succederebbe il giorno in cui Facebook dovesse decidere di oscurare o addirittura di bannare quei profili che inneggiano al socialismo o alla lotta dei lavoratori? Cosa succederebbe il giorno in cui l’anonimo algoritmo di Facebook dovesse decidere che i post che contengono ad esempio una falce e martello o una stella rossa violano il proprio statuto? Cosa succederebbe il giorno in cui i magnati californiani dovessero decidere di bloccare l’uso di termini come comunismo, anticapitalismo e rivoluzione dalla loro potentissima piattaforma social? Come reagiremmo il giorno in cui dovessero arbitrariamente scomparire, a seguito di una decisione aziendale, tutte le pagine delle nostre organizzazioni politiche non soltanto da Facebook ma da tutti i social media? Saremmo ancora entusiasti come oggi?

L’errore sta nell’immaginare che un colosso come Facebook possa essere un nostro alleato nella lotta antifascista. Un’azienda che vende i nostri dati privati, inclusi quelli cosiddetti sensibili, ad altri capitalisti per accrescere i suoi profitti è un alleato di cui pensiamo di poterci servire nella lotta antifascista? Un gigante che traffica i nostri dati personali offrendoli alla polizia, ai servizi segreti e alle compagnie di assicurazione è davvero l’alleato che vogliamo per sconfiggere il neofascismo in Italia e nel mondo?

I giganti dell’informazione e della comunicazione possiedono oggi un potere immenso. Un potere colossale che non hanno mai avuto prima di oggi. Il cosiddetto “quarto potere” oggi può influenzare direttamente i processi politici all’interno degli stati sovrani. Così è stato ad esempio con le campagne mediatiche orchestrate da CNN e Fox News alle presidenziali americane o dalla Rede Globo, il colosso brasiliano delle telecomunicazioni che ha diffuso a reti unificate falsità e calunnie per avvantaggiare Bolsonaro alle elezioni in Brasile dello scorso anno. Per quanto cerchi di darsi una veste progressista Facebook fa parte di questi giganti dell’informazione e delle nuove tecnologie che svolgono un ruolo tutt’altro che limpido nei processi politici.

Come se ciò non bastasse un’azienda come Facebook, che ha visto il proprio fatturato schizzare al cielo negli ultimi anni, ha deciso di diversificare i propri investimenti e di lanciare addirittura una propria moneta virtuale denominata Libra. Questa criptovaluta che verrà introdotta nel 2020 è frutto di una collaborazione senza precedenti tra colossi economici e finanziari del web e dell’economia 4.0 tra questi si segnala la presenza di Google, Paypal, MasterCard e Visa. In sostanza un conglomerato di aziende private capeggiate da Facebook si apprestano ad entrare prepotentemente nel mercato delle valute. Le conseguenze politiche di questa situazione sono imprevedibili… Pensiamo davvero di volerci affidare a questi nuovi banchieri tecnologici per sconfiggere le forze della reazione che hanno essi stessi evocato?

L’oscuramento dei profili delle organizzazioni neofasciste dimostra la potenza di Facebook e la nostra impotenza. Questa operazione rischia di essere utilizzata dai neofascisti per presentarsi come vittime di un sistema di cui sono in realtà gli utili idioti. Prima di festeggiare per l’oscuramento delle pagine dei neofascisti sarebbe utile chiedersi cosa abbiano fatto per ottenere questo risultato. Siamo davvero convinti che l’influenza e il radicamento dei neofascisti sia diminuito? Il loro oscuramento è frutto di una mobilitazione di massa? Ci risulta che abbiano chiuso sedi? Che siano stati cacciati dai nostri quartieri?

Dal nostro punto di vista riteniamo che soltanto una lotta popolare e di massa guidata dai lavoratori nei quartieri, nelle borgate, nei posti di lavoro, nei luoghi di studio, nelle palestre e in tutti i luoghi di aggregazione permetterà di far retrocedere le idee neofasciste e di indebolire le loro organizzazioni. Affidandoci a Facebook per lottare contro il fascismo rischiamo di confondere nemici e alleati….

Elio Rosa