La rivoluzione Cinese compie 70 anni

Il 1 Ottobre del 1949 con l’entrata a Pechino dell’esercito contadino di Mao fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese e portata a compimento la rivoluzione cinese cominciata negli anni venti. Come ogni rivoluzione, anche questa rivoluzione non andrebbe né demonizzata come fanno i capitalisti né idealizzata come fanno i maoisti e i neomaoisti ma giudicata in maniera obiettiva in tutta la sua complessità.

La rivoluzione cinese fu, dopo la rivoluzione russa del 1917, la più grande rivoluzione del ‘900 . Ciononostante, ebbe un carattere profondamente diverso: la rivoluzione bolscevica fu una rivoluzione socialista guidata dagli operai e nei primi anni diede luogo ad un regime basato sui consigli dei lavoratori (i soviet), gli organi della democrazia socialista.

La rivoluzione Cinese fu invece una rivoluzione prevalentemente contadina . Essa portò al superamento del sistema feudale che dominava la Cina da secoli e all’effettiva indipendenza del Paese dalle potenze imperialiste, ispirando in tutto il mondo le rivoluzioni anticoloniali. Il regime di Mao sradicò l’analfabetismo e garantì a tutti sanità e istruzione, smantellò il latifondo e distribuì le terre ai contadini realizzando una delle riforme agrarie più radicali della storia, abolì i matrimoni combinati e la potestà maritale, concesse il divorzio. Grazie alla rivoluzione cinese centinaia di milioni di persone si liberarono dalla fame e dalla miseria e ottennero condizioni di vita dignitose.

L’economia pianificata, anche se burocratica, portò a indubbi benefici per il popolo cinese. Al tempo stesso però Mao mise in piedi un regime burocratico e totalitario modellato su quello di Stalin, un regime che represse ogni dissenso: milioni di oppositori furono vittime delle purghe di Mao durante la ‘rivoluzione culturale’, centinaia di migliaia di comunisti dissidenti furono massacrati. Inoltre la politica economica di Mao del ‘grande balzo in avanti’ portò alla morte per fame di milioni di contadini.

La rivoluzione cinese fu un fenomeno complesso che portò al popolo cinese grandi benefici ma anche enormi tragedie. La rivoluzione maoista liberò le masse contadine cinesi dalla miseria e dall’oppressione feudale e coloniale ma portò alla formazione di un regime totalitario responsabile di milioni di morti, un regime che di socialista non aveva nulla. Dopo la morte di Mao la burocrazia stalinista cinese aprì al mercato, ponendo le basi per la restaurazione del capitalismo.

Oggi la Cina è una grande potenza capitalista e imperialista guidata da una burocrazia stalinista corrotta, un capitalismo autoritario guidato dallo Stato. La restaurazione del capitalismo in Cina non ha portato a più democrazia ma ha solo fatto aumentare le disuguaglianze sociali e la repressione contro i lavoratori. Oggi il Partito Comunista Cinese è il partito dei miliardari, anche se festeggia ipocritamente la rivoluzione del ’49.

La soluzione non consiste quindi in un improbabile ritorno a Mao ma nella realizzare un socialismo autentico e democratico. In questi mesi centinaia di migliaia di studenti e lavoratori di Hong Kong sono scesi in piazza contro la dittatura capitalistica del Partito Comunista Cinese. Questa lotta deve estendersi al resto della Cina fino al rovesciamento del regime ‘comunista’ cinese e all’instaurazione del socialismo democratico.

Max Amadori