Aboliamo i Decreti Sicurezza!

Ad un anno dall’approvazione del primo decreto sicurezza, approvato il 9 novembre del 2018, si è svolto a Roma il Corteo Nazionale per l’abolizione dei decreti sicurezza. Alla manifestazione hanno preso parte più di 190 organizzazioni da tutta Italia. Nel corteo, partito dal Colosseo sotto un cielo nuvolo e gli sguardi confusi dei turisti, fino a 20.000 persone, secondo le stime degli organizzatori, hanno marciato per la capitale contro questi decreti legge anti-migranti e anti-lavoratori.

Le organizzazioni presenti riunivano numerosi collettivi e associazioni della società civile italiana, partiti della sinistra extraparlamentare, primo fra tutti Potere al Popolo!, associazioni studentesche, centri sociali, varie associazioni antirazziste, femministe (Non Una di Meno) e ONG. Presenti anche l’Unione Sindacale di Base e il S.I. Cobas, principali sindacati che lavorano per la difesa dei lavoratori migranti. Questi ultimi infatti erano presenti in gran numero per protestare contro le politiche del governo. Come ci ha spiegato uno di loro, di origine Ghanese ma in Italia da molti anni, i decreti sicurezza non hanno fatto altro che togliere certezze e sicurezza a tutti coloro che vivono già in condizioni precarie. “Ottenere i documenti e farli rinnovare è sempre più difficile, ma senza documenti non ci possono fare un contratto e siamo costretti a lavorare in nero.

Noi lo facciamo perché è meglio che non avere niente, ma abbiamo bisogno di certezze. Abbiamo bisogno di un posto dove vivere e di documenti per poter lavorare. Abbiamo bisogno di certezze per i nostri figli che vanno a scuola e magari sono pure nati in Italia, ma che non sanno se gli sarà permesso di restare.” Ha poi aggiunto “Per me gli italiani sono brave persone e mi hanno spesso accolto, aiutato e dato lavoro, ma il governo italiano ci rende la vita sempre più difficile.” Questo situazione non riguarda soltanto i migranti ma è un problema generale che colpisce altre minoranze etniche in Italia, particolarmente minacciate dai decreti sicurezza. Infatti, presenti al Corteo erano anche varie associazioni della comunità Rom, la quale da anni si ritrova, insieme ai migranti, nel mirino della destra come capro espiatorio della crisi economica e sociale del paese. Questa retorica ha portato a un aumento generale della violenza a sfondo razziale e degli attacchi dell’estrema destra neofascista in Italia. Inoltre, gli sgomberi degli ultimi anni non hanno fatto altro che esacerbare la condizione di vita della comunità Rom e migrante, in un paese dove la discriminazione sociale e istituzionale rimane endemica. Ciononostante sarebbe un errore credere che i decreti sicurezza abbiano un impatto unicamente sulle minoranze. Questi minacciano infatti i diritti di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici in Italia. La criminalizzazione del diritto di sciopero e di associazione, gli sgomberi dei centri popolari autogestiti e la legittimazione della violenza poliziesca sono un gravissimo precedente per la società italiana. La reticenza del governo Conte-bis ad abrogare queste leggi è un chiaro segno della mancanza di discontinuità, promessa dalla maggioranza PD-M5s, tra le politiche di questo governo e di quello precedente. Dopotutto, Salvini come ministro degli interni non ha fatto altro che continuare sulla strada già tracciata da Minniti, aggiungendo però, a scopi elettorali, un pizzico di repressione e di ulteriore retorica razziale. È quindi imperativo per i lavoratori e le lavoratrici continuare a lottare contro queste misure repressive, per difendere i propri diritti e gli spazi popolari sotto attacco.

E’ il caso di diversi centri di accoglienza migranti, come il Baobab sgomberato l’anno scorso, rifugi per le donne vittime di violenza, come Lucha y Siesta sotto minaccia di sgombero dal comune di Roma, o di spazi culturali, come il Nuovo Cinema Palazzo. Questi sono tutti spazi necessari in un contesto politico, sociale e istituzionale, dove le comunità lavoratrici si ritrovano sempre più abbandonate a se stesse o tra le grinfie delle mafie e dei gruppi neofascisti. Basta prendere l’esempio di Centocelle, dove gli attacchi fisici agli spazi culturali e sociali del quartiere, tra questi i recentissimi doppi roghi alla libreria antifascista Pecora Elettrica, sono diventati ormai un tragico segno della crisi sociale che affligge i quartieri popolari delle città italiane.

Ma un quartiere come Centocelle è anche un esempio di speranza e di lotta per tutta Italia, perché nonostante le minacce e gli attacchi dopo l’attentato alla Pecora Elettrica, il 6 Novembre, in migliaia siamo scesi in piazza sotto lo slogan “Combatti la paura! Difendi il quartiere!”.Questi cortei, insieme alle lotte sindacali, femministe e ambientaliste in aumento negli ultimi anni, sono un chiaro segnale di una volontà popolare stanca di sentirsi impotente di fronte alla crisi politica, economica e sociale del nostro paese e pronta a ricostruire la resistenza nelle strade e nelle piazze. La necessità di ricostruire degli strumenti politici indipendenti e democratici di autodifesa e di lotta è sempre più impellente. Per riprendere i dialogo con la classe lavoratrice, la sinistra deve ripartire dalle lotte. Soltanto così sarà possibile costruire una resistenza reale alle politiche di questi governi corrotti e neoliberisti e creare una valida alternativa al sistema capitalistico.

E’ necessaria la formulazione di un programma socialista chiaro che esprima gli interessi di tutte le comunità oppresse del nostro paese, per poter frenare la crescita della destra e per riportare i lavoratori al centro della scena politica italiana. Infine un altro segnale importante del Corteo contro le leggi sicurezza è stata la presenza solidale di altre comunità in lotta contro la repressione, in particolar modo quella cilena, ecuadoregna e curda. La loro presenza è fondamentale per lo sviluppo della solidarietà tra i lavoratori di tutto il mondo e lo sviluppo di un sentimento internazionalista che mostri il legame tra le diverse Resistenze Internazionali contro l’oppressione e lo sfruttamento capitalistico a livello mondiale.

di Eugenio Marcigliano