Perchè il muro di Berlino non c’entra con il comunismo

Trent’anni fa cadeva il muro di Berlino, simbolo dell’oppressione stalinista e della guerra fredda. La caduta del muro di Berlino e il crollo dell’URSS non rappresentano il fallimento del socialismo e del comunismo come ripete da anni la propaganda borghese, ma il fallimento dello stalinismo, un regime burocratico, totalitario e oppressivo che di socialista e comunista non aveva nulla.

I sostenitori del capitalismo e del liberismo dopo il crollo del muro proclamavano la “fine della storia” e promettevano un futuro di pace, democrazia e prosperità in un mondo unificato dal sistema capitalistico. Così non è stato: crisi, guerre, miseria, devastazione ambientale, oppressione, sfruttamento e razzismo dilagano in tutto il mondo.

Per fortuna il muro di Berlino è crollato e lo stalinismo non esiste più, ma il capitalismo continua a costruire muri, reali o simbolici. In primis contro i migranti. Il capitalismo non è la fine della storia e non rappresenta il migliore dei mondi possibili. Sempre più persone se ne stanno rendendo conto e dal Cile ad Hong Kong si stanno ribellando contro questo sistema.

Le rivoluzioni non sono finite e il capitalismo non è eterno. Capitalismo e stalinismo hanno fallito portando miseria, muri, lager e repressione. Il socialismo democratico è l’alternativa a entrambi. Dobbiamo lottare fino a quando in questo mondo non saranno crollati tutti i muri.