Chi rimpiange Craxi difende una politica corrotta e anti-socialista

La rivalutazione di Craxi è un po’ il segno dei tempi che corrono. Non stupisce infatti che alcuni politici come Renzi, lo abbiano elogiato in occasione dell’anniversario della sua morte. In particolare il leader di Italia Viva ha definito Craxi “un gigante rispetto ai politici di oggi“.

Bettino Craxi fu il sostenitore di una politica economica liberista che dura tutt’oggi, attaccando duramente i diritti dei lavoratori e cominciando a smantellare il welfare pubblico (fu Craxi ad abolire la scala mobile dei salari). Inoltre Craxi fu uno dei più noti protagonisti dello scandalo “Mani Pulite“, venne condannato e prescritto in diversi procedimenti con accusa di corruzione per aver percepito tangenti da aziende private in cambio di favori politici.

Egli respinse fino all’ultimo l’accusa di corruzione, mentre ammise di essere a conoscenza del fatto che il PSI aveva accettato finanziamenti illeciti, lamentando che “per decenni” tutti i partiti si erano finanziati illegalmente senza mai essere “oggetto di denunce”, con atteggiamenti di “complicità”. Quando le prove contro di lui iniziarono a diventare sempre più numerose Craxi scappò in Tunsia, ad Hammamet per evitare l’arresto.

Craxi liquidò completamente l’eredità operaia del Partito Socialista Italiano, contribuendo in maniera determinante a distruggere la sinistra italiana. Il PSI di Nenni e Pertini non era certo un partito marxista rivoluzionario, ma era un partito operaio e di sinistra.

Questo è in ultima istanza l’esempio che alcuni politici oggi difendono e “rimpiangono”. Il modello di Craxi è indifendibile e chi lo sostiene dimostra di essere sostenitore della politica come mezzo per costruire la propria fortuna personale a scapito degli interessi della stragrande maggioranza della popolazione, che pretende di “rappresentare”.