Regionali Emilia-Romagna: il sacrificio del voto utile

Che un partito razzista come la Lega abbia perso le elezioni in Emilia Romagna è ovviamente positivo, ma abbiamo poco da festeggiare per la vittoria del PD. Bonaccini si prepara ad amministrare nuovamente gli interessi del capitalismo in Emilia Romagna, portando avanti grosso modo le stesse politiche della Lega.

Il PD e la Lega sono infatti le due destre, due facce della stessa medaglia capitalista e liberista. In Emilia Romagna non ha vinto la sinistra, non hanno vinto i lavoratori. Ha vinto il partito trasversale degli affari, del capitalismo e del liberismo, che comprende tanto la Lega quanto il PD. Ha vinto il partito che rappresenta gli interessi dei capitalisti che inquinano, devastano il territorio.

Ha vinto il partito delle grandi opere inutili, della cementificazione, dell’autonomia differenziata e delle privitizzazioni. Ha vinto il partito delle false cooperative che sfruttano i lavoratori, il partito che sfratta i poveri dalle casi popolari e che sgombera i centri sociali che riqualificano edifici pubblici lasciati nel degrado. Ha vinto il partito che, a livello nazionale come a livello regionale, fa gli interessi dei ricchi e dei capitalisti.

Ha vinto il partito che ha abolito l’articolo 18, il partito del Jobs Act e della Buona Scuola. Ha vinto il partito dei lager in Libia, inaugurati da Minniti. Non saranno certo il PD e Bonaccini a fermare la Lega e i fascisti, di cui condividono buona parte delle politiche.

Certo in Emilia ha giocato molto la paura della Lega e quindi l’appello al “voto utile” ha fatto breccia anche nell’elettorato di sinistra, giustamente spaventato dall’avanzata di Salvini. In questo risultato sono stati importanti la mobilitazione delle sardine e il sentimento antifascista degli emiliano-romagnoli. Ma la Lega ha comunque aumentato i suoi voti in Emilia Romagna, così come Fratelli d’Italia.

C’è quindi ben poco da festeggiare. Le politiche di destra del PD e di Bonaccini non fermeranno la destra, ne aumenteranno solamente i consensi. Mai come oggi è necessario costruire in Emilia Romagna e in tutta Italia una sinistra socialista che faccia gli interessi dei lavoratori, alternativa al PD e alle destre.

Senza lo sviluppo di un movimento di massa dei lavoratori e dei giovani non ci sono le basi per radicare una forte sinistra anticapitalista e forse non avrebbe nemmeno senso presentarsi alle elezioni. In tanti altri Paesi, come la Francia, la sinistra conta di più perché ci sono le lotte. Quindi per ricostruire qualcosa a sinistra non ha senso fare appelli a cartelli elettorali unitari, che non riescono a raggiungere nemmeno l’1%.

Le elezioni sono importanti, sono un’occasione per esporre il proprio programma e mettersi alla prova. Ma bisogna uscire dalla logica elettoralista. Prima di presentarsi alle elezioni la sinistra dovrebbe radicarsi nella società, fra i lavoratori, costruire una sua egemonia culturale. In mancanza di lotte e mobilitazioni questo non è possibile. A sinistra c’è tutto da ricostruire!