Venti di guerra contro l’Iran: basta guerre per i profitti!

L’uccisione del generale iraniano Soleimani da parte degli Stati Uniti è un atto irresponsabile e criminale, che rischia di far precipitare la già difficile situazione del Medio Oriente. Dopo aver dato l’ordine di attaccare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si è difeso dicendo che l’attacco serviva a “scongiurare” una guerra. Difficile immaginare come l’uccisione di uno degli uomini più potenti dell’Iran possa essere considerato un atto “distensivo”.

In reazione a questo attacco, il governo iraniano ha promesso dure ritorsioni. Ai funerali del generale hanno partecipato milioni di iraniani urlando slogan di “morte agli Usa” e bruciando simbolicamente bandiere a stelle e strisce. In risposta Trump ha affermato che la reazione contro eventuali attacchi sarà durissima e che gli USA hanno individuato 52 siti iraniani sensibili, tra cui siti di interesse culturale, da colpire.

I motivi dell’attacco a Soleimani sono molteplici. Certamente il fatto che gli USA sono entrati ufficialmente nell’anno della campagna elettorale in vista delle presidenziali che si svolgeranno a novembre 2020, può aver influito sul comportamento imprevedibile del presidente, che spera in questo modo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dall’impeachment e dalla candidatura di un rivale forte come Bernie Sanders.

Un altro importante aspetto riguarda il fatto che l’amministrazione Trump ha sin da subito dichiarato la sua intenzione di destabilizzare l’Iran, lo dimostra la decisione del 2018 di uscire dall’accordo sul nucleare voluto dal predecessore Obama. Tra i due paesi la tensione è sempre stata alta, essendo l’Iran un paese fortemente nazionalista dominato dal clero sciita. Un paese poco incline a piegarsi ai tentativi di pressione della prima potenza capitalista al mondo. Inoltre l’Iran è un territorio di grande interesse geopolitico e possiede la quarta riserva petrolifera al mondo.

Con l’affacciarsi di nuove potenze economiche e militari sullo scacchiere internazionale, prima fra tutte la Cina, gli Stati Uniti sentono sempre di più la pressione di dover mantenere la loro posizione di “gendarme del mondo“.

Se non è sempre semplice districarsi nell’interpretazione delle mosse dei potenti del mondo, capire invece dove un qualsiasi conflitto andrà a colpire più duramente è fin troppo facile. Le guerre ingaggiate dagli imperialismi forti contro quelli “deboli” hanno sempre come vittime principali la gente comune. Morte, distruzione, recessione e miseria sono le piaghe vissute sulla pelle dei poveri per il capriccio dei ricchi. Come diceva Karl Liebknecht “il nemico principale è in casa nostra“. Sono le classi dirigenti capitalistiche che ci mandano a morire in guerra per i loro profitti.

Contro le loro guerre imperialiste combattute per il profitto, le materie prime e la spartizione dei mercati serve una mobilitazione delle masse popolari in tutto il Medio Oriente, come quelle che ci sono state recentemente in Iraq, Iran e Libano. Solo una rivoluzione socialista in tutto il Medio Oriente può fermare i piani criminali e guerrafondai degli imperialisti.