Foibe oltre la propaganda politica?

Le foibe furono una tragedia che andrebbe affrontata con il rigore metodologico della disciplina storica e non strumentalizzata per fini politici. Eppure ancora oggi persistono, ad esempio in settori di sinistram tesi negazioniste, riduzioniste o giustificazioniste, che sostengono che le foibe furono solo delle vendette contro i fascisti, e a destra tesi che invece amplificano le foibe e parlano addirittura di pulizia etnica e genocidio contro gli italiani, paragonando le foibe ad Auschwitz.

La ricerca storica ha dimostrato che si tratta in entrambi i casi di falsità. Oggi la maggioranza degli storici, fra cui Raoul Pupo e Antonio Moscato, sostiene che le foibe furono principalmente un’epurazione politica rivolta contro i nemici del regime stalinista di Tito, fascisti ed antifascisti, e contro tutti gli italiani che si opponevano all’annessione di Trieste alla Iugoslavia. Non è vero dunque che le foibe furono solo delle vendette contro i fascisti, perché fra le vittime di Tito vi furono anche partigiani, antifascisti e comunisti. Non è però nemmeno vero che si trattò di una pulizia etnica o di un genocidio perché l’epurazione non ebbe una base etnica ma politica e furono massacrati anche numerosi slavi.

Inoltre solo una minoranza degli italiani vittime di Tito furono effettivamente ‘infoibati’ (alcune centinaia) perché la maggioranza (alcune migliaia) morirono nei campi di prigionia iugoslavi. Le foibe istriane del Settembre del ’43, seguite al crollo del fascismo e alla disfatta dell’esercito italiano, furono la conseguenza della rivolta spontanea della popolazione slava contro i fascisti e la classe dirigente italiana mentre le foibe del Maggio del ’45, seguite alla liberazione di Trieste e della Venezia Giulia da parte dei partigiani iugoslavi, furono un’epurazione organizzata dall’alto dalla polizia politica del regime di Tito. Si trattò di una tragedia, che oggi viene strumentalizzata dalla destra, dai fascisti e dallo Stato italiano per fare propaganda anticomunista ed antislava, in un’operazione di revisionismo storico che mira a criminalizzare la Resistenza mettendo sullo stesso piano partigiani e nazifascisti, oppressi e oppressori, vittime e carnefici, che preserva il mito degli ‘italiani brava gente’ vittime dei barbari slavo-comunisti.

Si tratta di una propaganda nazionalista e revanscista che nei casi più estremi rivendica l’italianità di Fiume, Istria e Dalmazia e che inevitabilmente omette il contesto che generò le foibe. I massacri delle foibe furono infatti successivi ai massacri compiuti dai fascisti italiani contro la popolazione slava. Con l’avvento al potere del fascismo gli slavi di Istria e Venezia Giulia vennero duramente perseguitati con misure razziste e discriminatorie. Fu impedito loro di parlare la loro lingua e chi si ribellava all’occupazione veniva assassinato. Nell’Aprile del 1941 inoltre l’Italia fascista invase l’ex Iugoslavia assieme alla Germania di Hitler, dando inizio ad una pulizia etnica contro la popolazione slava.

Fra l’Aprile del ’41 e il Settembre del ’43 circa 300 mila civili slavi furono trucidati dai fascisti, compresi donne e bambini. Migliaia di donne furono violentate, interi villaggi rasi al suolo. Migliaia di persone morirono nei campi di concentramento italiani, che nulla avevano da invidiare ai lager nazisti. Numerosi slavi furono ‘infoibati’ dai fascisti. In totale le vittime del nazifascismo nell’ex Iugoslavia furono circa 1 milione e mezzo. Questo non giustifica le foibe titine ma le mette nel loro contesto storico. La retorica ufficiale del giorno del ricordo dimentica infatti questa parte e parla solo dei massacri titini.

Il 10 Febbraio dovrebbe invece essere una giornata per tutti i ricordi, un’occasione per ricordare tanto gli italiani vittime di Tito quanto gli slavi vittime del fascismo. Perché solo ricordando tutto è possibile riconciliare davvero il popolo italiano con i popoli slavi, messi gli uni contro gli altri dal fascismo prima e dal nazionalismo iugoslavo poi. La storia va raccontata tutta!

Amadori Massimo