Il Cov19 lo sta dimostrando Serve un SSN unitario e adeguatamente finanziato!

La diffusione del Coronavirus (Cov19) sta dimostrando quanto grave, pericoloso e ottuso sia stato il processo di smantellamento della sanità pubblica portato avanti negli ultimi anni dalle principali forze politiche del paese. Complici l’euforia liberista ed il regionalismo federalista, gli ultimi venti anni hanno visto lo smembramento della sanità pubblica, privata delle sue risorse, fatta a pezzi, demolita, spacchettata in tante sanità regionali autonome prive dei poteri e dell’impatto che dovrebbe avere un Servizio sanitario nazionale (SSN) unitario di uno stato moderno.

Uno dei principali strumenti con i quali si è proceduto alla distruzione del sistema sanitario nazionale è stata la riforma costituzionale votata nel 2001 da centrodestra e centrosinistra. Con la riforma del titolo V della Costituzione si è trasferito alla venti regioni italiane la competenza sulle materie attinente alla salute dei cittadini. Questa decisione, nata per volontà unanime delle forze politiche di maggioranza, mirava a trasformare il SSN, conquistato grazie a decenni di lotte da parte di milioni di famiglie povere italiane, in una appendice della sanità privata.

Ovviamente questo processo è andato a scapito delle regioni e delle province più povere, soprattutto di quelle del meridione che, private dei mezzi necessari, sono state costrette ad organizzare la chiusura di decine di ospedali e la svendita di beni pubblici a cliniche e istituti privati. Ma ha aggravato le condizioni di ogni famiglia del nord o del sud del paese che non avesse mezzi e risorse per poter ricorrere alle cure e ai servizi di medici e strutture private.

Concretamente negli ultimi anni sono stati sottratti al SSN, quindi alla cura dei cittadini, al benessere generale della popolazione, circa 37 miliardi di euro.

Per dare un’idea di come queste cifre si ripercuotano sulle nostre vite ci basti pensare che in dieci anni il numero di ospedali, trasformati anche nel nome e diventati Aziende Sanitarie Locali, presenti sul territorio nazionale si è ridotto del 15%. Allo stesso modo, il numero di medici, di infermieri, di operatori sociosanitari per non parlare poi del personale impiegato a vario titolo nella sanità è stato drasticamente ridotto. Per dare un solo esempio ci basti ricordare che il numero di medici assunti con contratti a tempo indeterminato dal SSN si è ridotto del 10% nell’ultimi decennio.

In termini concreti i tagli degli ultimi anni si sono tradotti nella perdita di non meno di 70.000 posti letto. Una perdita netta del 17% a fronte di una popolazione di malati che, complice anche l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’aspettativa di vita, è aumentata! Questa situazione ha fatto sì che a fronte di una media nell’Unione Europea di cinque posti letto per mille abitanti, l’Italia ne abbia oggi poco più di tre. Per dare un idea anche solo approssimativa della gravità della situazione ci basti considerare che fino a venti anni fa in Italia il numero di posti letto per abitanti era di quattro e che, paesi come Austria, Germania o Francia possono contare rispettivamente su : sette, otto e cinque posti letto per ogni mille abitanti.  

Lo stesso discorso vale per il personale ospedaliero. Rispetto ad una media europea di 8,4 infermieri per ogni mille abitanti, in Italia abbiamo appena 6,5 infermieri per mille abitanti. Questa penuria di manodopera qualificata, che tra l’altro è estremamente mal pagata con stipendi fermi da vent’anni, si ripercuote ovviamente sulla qualità del servizio che si offre ai malati e ai pazienti. L’equazione è abbastanza semplice: se diminuiscono gli infermieri ma i carichi di lavoro restano gli stessi; gli infermieri saranno costretti a lavorare in maniera più sbrigativa con modalità simili a quelle di una catena di montaggio. Chiunque sia stato in un centro per il prelievo del sangue sarà rimasto stupito dalla rapidità, dall’efficacia e dalla ‘meccanicità’ con la quale gli infermieri portano avanti il loro lavoro, con tempi e metodi che ricordano le cadenze di una fabbrica….

Questa emorragia di risorse pubbliche non si è fermata e continua ancora. La finanziaria recentemente votata dal parlamento, e proposta dal governo “giallo/rosso” prevede ad esempio una sistematica e ulteriore riduzione della quota di Pil investita in spesa sanitaria. Secondo le previsioni del governo questa dovrebbe passare dall’attuale 6,6% al 6,4% nel prossimo biennio.

In questo contesto caratterizzato da una sanità pubblica martoriata, spezzettata in tante piccole sanità regionali che non si parlano tra di loro e non si scambiano informazioni e che per di più sono messe in concorrenza con cliniche e gli istituti privati, finanziati anche con soldi pubblici, è arrivato il contagio da CoV 19.

Nel tentativo di porre rimedio alla diffusione del virus, che al momento in cui scriviamo ha infettato poco meno di 300 persone, il governo ha adottato alcune drastiche misure che vanno dalla messa in quarantena di interi comuni, alla chiusura di 26.000 scuole, all’annullamento di centinaia di iniziative economiche, sportive e culturali : dalle partite della seria A, alle  rappresentazioni alla scala di Milano, dal carnevale di Venezia, passando per il blocco dei concorsi pubblici.

Oltre a ciò e approfittando furbescamente del clima di paura e di vera e propria psicosi collettiva, il governo ha decretato il divieto di scioperare che è stato esteso fino al 31 marzo. Queste misure draconiane che si sommano agli infami decreti sicurezza non eviteranno nuovi contagi ma rappresentato soltanto un ulteriore attacco ai diritti dei lavoratori portato avanti da questo governo. Non possiamo non sottolineare la contraddizione di un governo che da una parte continua con tagli e regionalizzazione ad umiliare la sanità pubblica dall’altra, una volta che i buoi sono scappati, prova a chiude il recinto adottando gravi misure da stato d’assedio e imponendo al personale sanitario turni disumani.

Com’è evidente a chiunque, un unico SSN in grado di centralizzare le risorse e di distribuirle sarebbe sicuramente in grado di affrontare questa emergenza in maniera più utile ed efficace. Per questo motivo convinti che con la salute della gente non si scherzi, pensiamo sia necessario battersi attorno alle seguenti parole d’ordine:

  • No all’autonomia regionale! Per il ripristino immediato di un SSN unitario. Per l’immediata revoca dell’autonomia regionale sulle materie attinenti alla salute delle persone. La sanità torni ad essere una competenza esclusiva nello Stato.
  • Per l’investimento di 30 miliardi di euro, da sottrarre alle spese militari, nella sanità pubblica.
  • Non un centesimo alle strutture private occorre la nazionalizzazione immediata delle cliniche, dei centri medici privati e dei centri di ricerca privati da assorbire nel SSN.
  • Per la nazionalizzazione dei colossi dell’industria farmaceutica italiana che lucrano sulla pelle dei malati. Si inizi dai giganti del settore e da gruppi come : Menarini, Bracco, Recordati, Alfasigma e Angelini
  • Gli ospedali tornino ad occuparsi della cura delle persone, si superi la logica aziendalista delle ASL e si ripristini la funzione originaria degli ospedali
  • Per l’abolizione del ticket e per gratuità di tutte le cure e gli esami specialistici
  • Basta precariato! Assunzione immediata con contratti a tempo indeterminato e con uno stipendio minimo di 1500 euro netti al mese per tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sociosanitari.

Elio Rosa