La Confindustria è un alleato di peso del Covid19

Con oltre 5476 morti in poco meno di un mese e oltre 60.000 persone ufficialmente contagiate l’Italia è il paese più colpito dalla pandemia del coronavirus dopo l’Iran. Ieri, sabato 21 marzo, sono morte per coronavirus 793 persone oggi domenica 22 marzo i morti sono 651. Purtroppo, i dati delle persone contagiate riflettono in maniera più che parziale la situazione. Le stime reali sono difficili da fare, ma è probabile che il virus abbia già contagiato centinaia di migliaia di persone.

Questa situazione è resa evidente dal fatto che nel nostro paese l’utilizzo del tampone non è affatto generalizzato. Basti pensare che non vengono sottoposti a tampone neppure gli esponenti del personale ospedaliero che entrano in contatto quotidianamente con i malati di Covid19, a differenza di calciatori, vip e politici che non sembrano avere difficoltà a procurarsi i tamponi…

L’assenza di tamponi e la gestione assolutamente irrazionale e caotica della situazione ha aperto una forte contraddizione tra il governo e i governatori di regioni come il Veneto e la Toscana che stanno proponendo la generalizzazione dell’utilizzo del tampone, come suggerito dall’Oms. Dal nostro punto di vista è fondamentale procedere immediatamente alla generalizzazione dell’utilizzo del tampone, a partire dai lavoratori della sanità, della grande distribuzione, dei trasporti che sono a contatto con il pubblico e dei lavoratori industriali che lavorano in spazi ridotti. Allo stesso modo è fondamentale procedere imperativamente al controllo delle condizioni di salute nelle case di riposo e nelle carceri dove centinaia di persone potenzialmente a rischio vivono in spazi ristrettissimi.

La generalizzazione del tampone è necessaria per poter mappare il prima possibile tutta la popolazione infetta, per poterla confinare, e per poter fornire loro l’assistenza medica necessaria. Non sorprende che in questo contesto abbia generato grande rabbia la notizia che un’azienda privata italiana abbia esportato negli Stati Uniti mezzo milione di tamponi.

Di fronte allo sviluppo di questa grave pandemia, il Servizio Sanitario Nazionale è oramai al collasso. Sono già centinaia gli operatori sanitari, infermieri e medici che si sono ammalati sul posto di lavoro. Stime prudenti ci dicono che l’8% dei lavoratori della sanità avrebbero contratto il virus. In questa situazione tutto il personale sanitario sta dando prova di grande coraggio e di spirito di abnegazione. All’appello lanciato dal governo per creare una taskforce di 300 medici da inviare nelle zone più colpite hanno risposto in parecchie migliaia di medici. Questa situazione non ci deve però far dimenticare la precarietà con la quale convivono ad esempio migliaia di infermieri che continuano ad essere umiliati da un governo, che da un parte li loda presentandoli come “angeli” dall’altra li costringe a lavorare con finte partite iva.

La situazione sanitaria è particolarmente grave in Lombardia dove 9 morti su 10 muoiono prima di arrivare nei reparti di terapia intensiva. Moltissime persone muoiono in casa aspettando per ore l’ambulanza, tante altre muoiono in ospedale aspettando di essere ricoverate. Questa situazione, unita all’assenza di respiratori polmonari e di attrezzature all’altezza della situazione, è uno dei motivi per cui in Lombardia la mortalità è così alta. Si palesano oggi gli effetti di anni di tagli alla sanità pubblica. 37 miliardi di tagli alla sanità pubblica negli ultimi 10 anni hanno portato a questa situazione tragica, con oltre 70 mila posti letto tagliati, centinaia di ospedali e di reparti chiusi e migliaia di medici e infermieri lasciati a casa. La sanità pubblica è stata massacrata negli anni da tutti i governi, di centrodestra e di centrosinistra, dalla Lega e da Forza Italia come dal PD e oggi ne paghiamo le conseguenze…

La grave situazione sanitaria e l’altissimo numero di contagi ha spinto il governo a proporre, con un decreto del presidente del consiglio, la chiusura di alcune attività produttive non necessarie, sia detto per inciso le fabbriche di armi non sono colpite da questo decreto. Evidentemente si tratta per il governo di produzioni necessarie…

Questa misura tardiva e assolutamente insufficiente sarebbe dovuta entrare in vigore nelle prossime ore. Ciononostante, la pressione di Confindustria, che spinge per mantenere aperte tutte le fabbriche, sta ritardando l’introduzione del decreto che potrebbe slittare a mercoledì.

In queste ore si sta quindi sviluppando una battaglia tra il Governo e i rappresentanti della Confindustria. Il timido decreto annunciato, ma non varato, dal Presidente del Consiglio dei Ministri è stato fortemente osteggiato dall’azione patronale che sta mettendo in campo tutta la propria forza per spingere il governo a ritirare il decreto. Dal canto loro, importanti delegazioni di lavoratori hanno già dichiarato che se il decreto non dovesse entrare in vigore proclameranno lo sciopero domani mattina.

Vogliamo dirlo chiaramente, il fatto che Confindustria continui a rivendicare l’apertura delle fabbriche e dei siti produttivi significa che stanno apertamente lavorando per lo sviluppo della pandemia. Significa che sono oggettivamente responsabili dell’aggravarsi della situazione.

E’ ormai chiaro a tutti come le misure restrittive e coercitive adottate negli ultimi giorni siano state vanificate dall’apertura delle fabbriche nelle quali milioni di lavoratori hanno continuato a produrre in condizioni tali da alimentare la diffusione del virus. L’ondata di scioperi che si è sviluppata in tutto il paese ha portato alla chiusura di alcune importanti fabbriche, ma non è riuscita ad imporre il blocco totale della produzione.

È chiaro però, che senza la pressione per la chiusura delle fabbriche e senza l’importante reazione di massa di centinaia di migliaia di lavoratori che hanno coraggiosamente scioperato in questi giorni, spesso contro le indicazioni delle loro organizzazioni sindacali, per rivendicare il sacrosanto diritto alla salute e alla prevenzione, il governo non avrebbe proposto neppure il suo timido decreto. Se si fosse deciso di chiudere le aziende non necessarie già due settimane fa si sarebbero evitate decine di migliaia di contagi e migliaia di famiglie non starebbero piangendo oggi i loro morti.  Finita l’emergenza bisognerà mettere il patronato e le sue organizzazioni di fronte alle loro responsabilità storiche.

In questo contesto di forte crisi sanitaria, che prepara e anticipa una disastrosa crisi economica, la coscienza della gente comune si sta radicalmente trasformando. Da una parte c’è la paura del contagio, dall’altro la rabbia contro l’attuale gestione della crisi da parte del governo.

Milioni di lavoratori sono poi comprensibilmente preoccupati per il loro lavoro e per le loro condizioni economiche nel momento in cui si annunciano milioni di licenziamenti.

Un numero crescente di lavoratori si chiede cosa stia facendo l’Unione Europea per aiutare l’Italia soprattutto in un contesto nel quale medici e personale sanitario cubano e cinese sono arrivati in Italia per aiutare la popolazione e i malati italiani. In un contesto nel quale la Russia invia aiuti all’Italia mentre paesi come la Polonia e la Repubblica Ceca sequestrano le mascherine destinate al nostro paese.

L’Unione Europea sarà, proprio come la Confindustria, messa sul banco degli imputati da una classe operaia che oggi viene considerata carne da macello e alla quale domani si presenterà il conto della crisi economica del sistema capitalistico. Verrà il tempo della resa dei conti, in quel momento ci ricorderemo di chi ha distrutto il Servizio Sanitario Nazionale, di chi ha spinto per la privatizzazione della sanità, di chi ha introdotto misure di austerità,  di chi ha tenuto le fabbriche aperte per difendere i suoi profitti.

Al momento, come misure d’urgenza, in attesa che la pandemia passi, occorre requisire immediatamente cliniche e ospedali privati da porre sotto il controllo dei lavoratori del settore. E’ poi imperativo procedere alla nazionalizzazione immediata dell’intera industria farmaceutica italiana che deve smettere di produrre per il profitto degli azionisti. Occorre poi generalizzare la cassa integrazione e il reddito di cittadinanza a tutti i lavoratori che stanno perdendo il lavoro o che perderanno il lavoro nei prossimi mesi.

Elio Rosa, Massimo Amadori