25 Aprile 2020

Il 25 aprile del 1945 ci siamo liberati dal nazifascismo. Per questo dobbiamo festeggiare. Purtroppo però con la sua caduta il fascismo non fu completamente sconfitto, la nostra fu una vittoria parziale. La storiella della ‘Repubblica nata dalla Resistenza’ andrebbe rivista perché la Repubblica italiana non è mai stata davvero antifascista. Dopo la seconda guerra mondiale infatti i criminali fascisti non subirono nessuna epurazione e, dopo l’amnistia di Togliatti del 1946, furono reinseriti negli apparati dello Stato italiano, in primis nella polizia e nella magistratura. Lo Stato borghese, anche se si mise una maschera ‘democratica’, rimase comunque espressione della dittatura dei capitalisti e aveva ancora bisogno dei fascisti per difendere il sistema capitalistico.

Dopo l’amnistia di Togliatti le carceri si svuotarono dei criminali fascisti e si riempirono di partigiani e di antifascisti che volevano continuare la lotta. Lo Stato repubblicano continuò quindi industrurbato a massacrare operai e contadini come durante la dittatura fascista. Negli anni di piombo gli apparati dello Stato borghese utilizzarono i terroristi neofascisti per compiere stragi, dalla strage di piazza Fontana fino a quella della stazione di Bologna. L’antifascismo delle istituzioni borghesi è sempre stato un antifascismo di facciata e i principi democratici e sociali della costituzione antifascista non sono mai stati applicati. Il vero errore dei partigiani fu aver abbandonato le armi dopo il 25 aprile del ’45 invece di andare fino in fondo distruggendo il capitalismo, il sistema che aveva creato il nazifascismo. La maggioranza dei partigiani infatti erano socialisti e comunisti, intenzionati a fare la rivoluzione. Tuttavia il PCI stalinista di Togliatti era di tutt’altro parere e disarmò i partigiani dopo il 25 aprile. Questo perché Stalin, esattamente come gli alleati inglesi e statunitensi, voleva evitare con ogni mezzo che la resistenza contro il nazifascismo portasse ad una rivoluzione socialista. Alla fine della guerra gli operai presero il controllo delle fabbriche e, assieme ai partigiani, erano pronti per l’insurrezione. Purtroppo furono traditi dal PCI. Così dopo la liberazione le fabbriche tornarono ai padroni, i partigiani furono disarmati e lo Stato borghese fu ricostruito. I partigiani socialisti e comunisti che non si piegarono all’unità nazionale con le forze borghesi ‘democratiche’ furono accusati dal PCI di essere dei fascisti e in alcuni casi furono assassinati dagli stalinisti.

Oggi questi aspetti conflittuali, rivoluzionari e classisti della Resistenza, ricostruiti magistralmente, ad esempio dallo storico Claudio Pavone, vengono rimossi dalla retorica delle istituzioni, per ovvie ragioni. La natura rivoluzionaria e anticapitalista della lotta partigiana viene omessa, per fare posto ad una vuota retorica dell’unità nazionale. Il fascismo fu un’arma utilizzata dal capitalismo per distruggere il movimento operaio e socialista. Grazie alla dittatura fascista la borghesia scongiurò il pericolo di una rivoluzione socialista e realizzò enormi profitti. Il fascismo nasce dal capitalismo, per questo può essere sconfitto definitivamente distruggendo il sistema sociale ed economico che lo crea. I nuovi partigiani solo coloro che si battono per la sanità pubblica, per i diritti dei lavoratori, delle donne e dei migranti, contro un sistema economico che sta distruggendo il pianeta per il profitto di poche multinazionali, contro la guerra, contro coloro che per profitto distruggono l’ambiente.

Oggi più che mai antifascismo è anticapitalismo. Viva il 25 aprile! Viva il socialismo e la democrazia! Ora e sempre resistenza!