Il capitalismo e l’influenza spagnola del 1918-1919

L’influenza spagnola del 1918-1919 uccise tra i 50 e i 100 milioni di persone. Secondo l’esperta Laura Spinney, l’influenza spagnola “ha scolpito le popolazioni umane in modo più radicale di qualsiasi altra cosa dopo la peste nera del trecento“.

L’epidemia di influenza iniziò nella primavera del 1918, diffondendosi rapidamente in tutta Europa a causa dei movimenti delle truppe dovute alla prima guerra mondiale. Si stima che circa la metà dei soldati britannici e circa tre quarti dei soldati francesi furono infettati dall’influenza. L’influenza dilagava tra i soldati malnutriti, ammassati nelle trincee e negli accampamenti degli eserciti.

Con la mutazione del virus si svilupparono nuovi sintomi scioccanti, tra cui persone che diventavano blu a causa della mancanza di ossigeno e di emorragie interne, il tasso di mortalità salì alle stelle, in particolare tra i giovani adulti, i soldati. Oggi si ritiene che ciò sia avvenuto a causa di una eccessiva stimolazione del sistema immunitario, da una tempesta di citochine e da un’infezione secondaria come la polmonite. Ma i medici dell’epoca erano perplessi sulle origini del virus. Se è vero che l’origine del virus è ancora oggi oggetto di dibattito, c’è la certezza che questa pandemia non si sarebbe verificata senza i movimenti di truppe e senza i danni alla salute dei soldati e dei civili creati dalla prima guerra mondiale.

Mantenere la calma e andare avanti

Nonostante si trovassero di fronte alla più devastante pandemia della storia mai verificatasi sotto i loro occhi, le macchine propagandistiche dei paesi imperialisti fecero di tutto per minimizzare se non addirittura per negare la crisi, per mantenere il morale e l’appetito patriottico per la guerra e per non dare nessun segno di debolezza ai loro nemici. Soltanto la stampa della neutrale Spagna diffuse la notizia dell’epidemia, dando il suo nome all’influenza.

Come si è visto anche in questi giorni, la negazione da parte dei governi della portata delle pandemia è un fenomeno ricorrente. In particolare Trump negli Stati Uniti e i conservatori in Gran Bretagna hanno, in un primo momento tentato di minimizzare la gravità dell’attuale pandemia.

A Philadelphia, nel 1918, i funzionari della sanità approvarono una parata per la libertà alla quale parteciparono 200.000 persone, questa parata provocò 759 morti. Mentre si scavavano le fosse comuni, si chiudevano le scuole e si proibivano gli incontri pubblici, un giornale annunciava: “Non c’è motivo di allarmarsi“. Il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson non fece neppure una dichiarazione pubblica sulla malattia.

Arthur Newsholme, un alto ufficiale medico britannico, dichiarò che “le implacabili necessità della guerra giustificavano il rischio di diffondere l’infezione” e sollecitò la gente a “continuare con calma“, uno slogan successivamente reso popolare dalla propaganda della seconda guerra mondiale. Per i governi capitalisti, vincere la guerra imperialista era fondamentale, e questo, ovviamente, a prescindere dal costo umano. Ridistribuire le risorse per curare la salute della popolazione era fuori questione.

L’impatto della pandemia

Quando le truppe iniziarono a morire in massa, a causa dell’influenza piuttosto che della guerra, i governi cominciarono a prendere atto della gravità della cosa, ma le prime misure di distanziamento sociale furono adottate spontaneamente dalla gente comune. La gente si ammalava, e non c’erano abbastanza insegnanti e lavoratori sani per tenere aperte le scuole e le fabbriche. La classe operaia era diffidente nei confronti della propaganda dello Stato e, in assenza di informazioni ufficiali, si isolò intuitivamente per evitare di contrarre la malattia.

La guerra portò a disagi e tragedie inenarrabili per la classe operaia, ma la Rivoluzione Russa dell’ottobre 1917 ispirò i lavoratori di tutto il mondo. In questo periodo si verificarono rivolte ed episodi rivoluzionari in tutto il mondo, la più famosa delle quali, oltre alla rivoluzione russa, fu la rivoluzione tedesca del 1918-1919, persino in Irlanda (dove morirono 15.000 persone a causa dell’influenza) si assistette allo sciopero generale contro la coscrizione nel 1918, allo sciopero dei tecnici di Belfast del 1919 e alla nascita del soviet di Limerick del 1919.

Sia la guerra che l’inadeguatezza della risposta alla pandemia mostrarono che i governi e l’intero sistema lavoravano contro gli interessi della classe operaia. Lo sfruttamento dell’India, per esempio, e il fallimento dei coloni britannici nel fornire un sistema sanitario alle popolazioni locali portarono a 17 milioni di morti in quel paese, morì il 5% della popolazione indiana, alimentando ulteriormente la lotta anti-coloniale nel Paese.

La salute pubblica

Le devastazioni globali causata dall’influenza spagnola hanno avuto un profondo impatto sulla coscienza dei lavoratori di tutto il mondo. Hanno dimostrato che la salute della società era una questione collettiva e non individuale. Lo sviluppo della pandemia mise in discussione l’ideologia prevalente secondo la quale “gli sporchi”, così venivano definiti gli operai dalla classe dirigente, dovevano biasimare solo loro stessi per essersi ammalati.

Negli anni successivi, l’idea di una medicina socializzata, che fosse gratuita e accessibile a tutti, cominciò ad avere un’enorme risonanza. La Russia sovietica fu la prima a sviluppare l’assistenza sanitaria pubblica centralizzata, seguita da altri paesi in Europa. Queste conquiste portarono a un sistema sanitario universale, il National Health System, istituito in Gran Bretagna dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1924, il governo sovietico propose una visione della sanità che prendeva in considerazione le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini. Si trattava di una visione molto più avanzata rispetto a quelle in vigore nei paesi capitalisti

L’assistenza sanitaria universale ha rappresentato un enorme passo in avanti per i lavoratori e per la gente comune, che non dovette più pagare medici privati, e non dovette più affidarsi agli ordini religiosi per curarsi. Queste conquiste sono state fortemente compromesse negli ultimi decenni dai tagli e dalle privatizzazioni, lasciandoci impreparati di fronte all’attuale pandemia.

Tutti i progressi medici degli ultimi cento anni non possono nulla contro il sotto finanziamento cronico e la carenza di personale del sistema sanitario pubblico. L’ideologia capitalista, e i principali partiti capitalisti di ogni paese, sono fondamentalmente contrari all’idea di una sanità gratuita per tutti, e non la forniranno mai. Solo un vero sistema sanitario socializzato, di proprietà pubblica e democraticamente pianificato e controllato da operatori sanitari e pazienti, sarà in grado di fornire il tipo di assistenza sanitaria necessaria per resistere a questo tipo di crisi.

di Keishia Taylor