USA Sanders è fuori dalla corsa elettorale, ma i lavoratori hanno bisogno di un nuovo partito

Mercoledì scorso, Bernie Sanders ha annunciato la sospensione della sua campagna per le elezioni presidenziali.

Se è vero che aveva 300 delegati meno di Biden e che il percorso per ottenere la nomina appariva difficile, è altrettanto vero che questa sua decisione ha deluso milioni di sostenitori, che capiscono perfettamente che, come noi di Alternativa Socialista abbiamo più volte denunciato, queste primarie, come quelle del 2016, sono state nei fatti pilotate dall’establishment del Partito Democratico.

Sanders ha deciso di ritirarsi in un momento di crisi senza precedenti per i lavoratori, quando la necessità di un cambiamento socialista non è mai stata così chiara. L’epidemia di coronavirus ha messo a nudo le enormi disuguaglianze della società americana e gli effetti catastrofici di decenni di attacchi alle conquiste dei lavoratori e di tagli ai servizi sociali, compresa l’assistenza sanitaria.

Oltre alla devastazione causata dal coronavirus in molte comunità della classe operaia, specialmente tra i lavoratori immigrati a New York City e nelle comunità della classe operaia nera in molte città, abbiamo di fronte a noi la prospettiva della disoccupazione di massa su una scala che può essere paragonata solo alla Grande Depressione. Entro la fine di aprile, 50 milioni di persone perderanno il lavoro, 35 milioni di persone perderanno le prestazioni sanitarie fornite dal datore di lavoro e decine di milioni di persone sceglieranno tra il pagamento dell’affitto o l’acquisto di cibo per le loro famiglie.

Questa crisi mostra, in modo evidente la completa bancarotta del sistema capitalistico.

Il disastro è Joe Biden

Il probabile candidato democratico alle elezioni presidenziali è ora Joe Biden, un leale servitore di Wall Street. Un uomo che per molti decenni ha sostenuto il taglio della previdenza sociale, un uomo che è stato uno dei principali sostenitori delle politiche repressive che hanno introdotto l’incarcerazione di massa (gli Stati Uniti sono il paese con il più alto tasso di carcerati in rapporto al numero totale della popolazione); ha guidato l’accusa al Senato degli Stati Uniti contro Anita Hill che ha testimoniato contro le molestie sessuali del candidato della Corte Suprema Clarence Thomas; e ha sostenuto con vigore la guerra in Iraq.

Inoltre dobbiamo osservare che Biden è stato essenzialmente assente durante la crisi del coronavirus. Questo ha portato a ipotizzare che l’establishment potrebbe cercare di scambiarlo con qualcun altro nel corso di quest’anno. Ma una tale mossa rischia di screditare ulteriormente la direzione del Partito Democratico, la cui mancanza di autorità non può essere sottovalutata.

Sintomatico di questa situazione è stato lo sforzo disperato dell’establishment nel fermare Sanders dopo lo slancio che ha ottenuto vincendo le primarie nei primi Stati. La direzione del Partito Democratico ha riconosciuto la propria debolezza e ha passato mesi a cercare, senza successo, di trovare un altro candidato da contrapporre a Sanders.

Ma se è vero che sono riusciti a bloccare Bernie e altrettanto vero che hanno solo ritardato la resa dei conti. Anche se Biden dovesse riuscire a sconfiggere Trump, dovrà affrontare una crisi paragonabile alla Grande Depressione che metterà completamente a nudo l’inadeguatezza della direzione democratica e alimenterà il desiderio di milioni di persone di creare un nuovo partito della classe operaia.

Ma è stato proprio il timore di un secondo mandato di Trump, il presidente più reazionario degli ultimi decenni, a sollecitare l’establishment nell’impegnarsi in una campagna di manipolazione di massa dopo le primarie della Carolina del Sud. L’ironia è che, mentre molti di coloro che hanno sostenuto Biden hanno fatto proprio l’argomento che Sanders sarebbe stato un candidato “troppo radicale” per battere Trump, hanno anche sostenuto rivendicazioni centrali della piattaforma di Sanders. Nelle prime 20 primarie statali, gli exit poll hanno mostrato che la maggioranza ha sostenuto la generalizzazione dell’assistenza sanitaria a tutta la popolazione, il “Medicare for All.

Nonostante tutto questo e nonostante il fatto che un sondaggio dopo l’altro dimostrava che Sanders avrebbe potuto battere Trump, Bernie ha accettato la sconfitta e ha chiarito che sosterrà Biden. Parte dello staff di Sanders si è ormai ridotto a sperare di ottenere alcune “concessioni” verbali da Biden su una sua presunta agenda progressista. Biden potrebbe infatti lanciare qualche briciola per cercare di impedire a milioni di elettori di sinistra, soprattutto giovani, di rimanere a casa questo novembre. Ma sarebbe francamente delirante accettare qualsiasi misera promessa di Biden che, appena un paio di settimane fa, ha detto che avrebbe posto il veto al “Medicare for All” se il Congresso l’avesse approvato!

Ovviamente capiamo che milioni di persone vogliano disperatamente liberarsi di Trump e siano pronte per questo a sostenere qualsiasi dei suoi avversari. Ma sappiamo anche chi è Joe Biden, sappiamo che non è “amico” dei lavoratori, delle donne, dei neri o degli immigrati. Non lo sosterremo, e non dovrebbe farlo nemmeno Sanders.

Perché abbiamo sostenuto Bernie Sanders?

Io stessa (Kshama Sawant) e Socialist Alternative abbiamo appoggiato Sanders a novembre e abbiamo fatto di tutto perché potesse vincere queste elezioni. Non rinneghiamo la nostra presa di posizione che si basava sugli aspetti enormemente positivi del movimento che Sanders ha contribuito ad alimentare. Tornando al 2016, Sanders ha scosso milioni di persone grazie al suo programma radicale a favore della classe operaia, del suo appello per una “rivoluzione politica contro la classe miliardaria” e della sua divulgazione della parola d’ordine del “socialismo democratico“. A volte Sanders si è spinto oltre dicendo che i miliardari “non dovrebbero esistere“, ha parlato di un “governo della classe operaia” e ha dichiarato che il suo ruolo di presidente sarebbe stato quello di “organizzatore in capo“. Ha chiesto un Green New Deal e ha difeso la necessità di nazionalizzare i giganti dell’industria dell’energia.

Ma il motivo principale per cui abbiamo sostenuto Bernie con tanta forza è stato lo stesso motivo per cui la classe dirigente lo temeva. La sua campagna del 2016 ha contribuito a ispirare la lotta di massa della gente comune, compresa la rivolta degli insegnanti nel 2018 e nel 2019 e l’inizio della ripresa del movimento operaio in questo paese. Se avesse in qualche modo superato tutti gli ostacoli che aveva davanti e se fosse riuscito a vincere le presidenziali nel 2020, la classe dirigente avrebbe dovuto scontrarsi con un’ondata di lotta di massa generate dalla sua stessa elezione. I grandi finanziatori dei Democratici erano, dal canto loro, chiari sul fatto che preferivano altri quattro anni di presidenza Trump all’ipotesi di Sanders alla Casa Bianca.

Allo stesso tempo siamo sempre stati chiari sui limiti di Sanders e sulle nostre importanti differenze con lui. Tornando al 2016, abbiamo sottolineato il carattere contraddittorio della sua campagna: da una parte ha rifiutato le donazioni delle grandi aziende, indicato il potenziale per un nuovo partito, ma allo stesso tempo ha anche trascinato la gente verso i Democratici. Nel 2018 abbiamo visto un’ulteriore svolta a sinistra. Questa svolta si è tradotta nel tentativo di riformare i Democratici, incoraggiati dall’elezione di Alexandra Ocasio-Cortez e altri candidati socialisti democratici. Abbiamo sostenuto questo sviluppo in quanto esacerbava le contraddizioni interne al Partito Democratico, che è stato un ostacolo fondamentale sulla strada dello sviluppo di una sinistra potente negli Stati Uniti a partire dagli anni Trenta.

Inoltre, non siamo mai stati d’accordo con la definizione che Sanders dava del socialismo. La sua visione è una combinazione tra il New Deal di Roosevelt e delle politiche dei governi socialdemocratici europei. Questi sono esempi di tentativi di salvare il capitalismo dal suo fallimento. Dobbiamo invece liberarcene! Si tratta di un sistema fallimentare, come sottolineato anche dall’attuale pandemia e dalla minaccia di una catastrofe climatica globale.

Dobbiamo ribadire che un ruolo non trascurabile nel bloccare la campagna di Sanders a favore della classe operaia è stato svolto proprio dai dirigenti dei maggior sindacati. Questo significa che essi temono più la lotta di classe che gli attacchi dei padroni contro i lavoratori.

Sulla scia del colpo di mano del Super Tuesday e delle crescenti sfide della sua campagna, Sanders ha continuato a presentare proposte coraggiose per affrontare la duplice emergenza della pandemia e del collasso economico. Di recente ha chiesto di pagare a tutti i lavoratori il loro stipendio pieno per tutta la durata della crisi. Ma mentre lui e Alexandra Ocasio-Cortez hanno criticato il disegno di legge di stimolo economico che conteneva un salvataggio sconcertante per le grandi imprese, alla fine hanno votato a favore di questo commettendo un grave errore.

Questo voto, e il continuo riferimento a Biden come “al mio amico“, indica un problema più grande. Come hanno sottolineato alcune persone a sinistra, un approccio più combattivo contro Biden fin dall’inizio della campagna avrebbe giovato a Sanders, contribuendo mostrare realmente Biden per quello che è. Ma oltre a ciò, l’approccio di Sanders non funziona nella nuova situazione nella quale ci troviamo; ora è il momento di resistere ai falsi appelli della classe dirigente all'”unità”, di gridare chi è responsabile della catastrofe, e di costruire una dura resistenza contro la classe dominante.

E adesso?

Milioni di persone si chiedono “cosa succederà adesso?” La decisione di Sanders di sospendere la sua campagna è senza dubbio una vera e propria battuta d’arresto a sinistra. Ma dovrebbe anche essere la fine delle illusioni nella capacità della sinistra di trasformare il Partito Democratico. C’è un reale pericolo di demoralizzazione, ma milioni di persone hanno anche aperto finalmente gli occhi. Questo nuova situazione spinge molti a chiedersi “di che tipo di direzione ha bisogno la classe operaia?”

Quando Sanders si stava chiaramente dirigendo verso la sconfitta alla Convenzione Democratica del 2016, dopo le primarie truccate, lo invitammo a continuare la sua campagna e a presentarsi come indipendente. Questa idea ha avuto un’ampia eco ed era vista da molti come il passo logico successivo.

È possibile che avrebbe vinto una gara a tre contro Clinton e Trump. Un appello simile oggi non otterrebbe probabilmente lo stesso sostegno a causa della paura prevalente tra milioni di elettori per una nuova vittoria di Trump. Tuttavia, il contributo chiave che Sanders potrebbe dare all’ulteriore sviluppo del movimento che ha costruito, è a nostro avviso, quello di riconoscere pubblicamente l’impossibilità di riformare il Partito Democratico e di contribuire a lanciare lo sforzo per la creazione di un nuovo partito.

Nel frattempo i migliori attivisti, vedendo la strada bloccata sul terreno politico, si rivolgeranno alle lotte di massa che si stanno già sviluppando anche nel bel mezzo dell’isolamento. Già vediamo lavoratori in prima linea in tutto il Paese che chiedono misure di sicurezza e indennità contro i rischi di malattia. Questa situazione include importanti scioperi. I lavoratori di industrie chiaramente non essenziali hanno già chiesto la chiusura dei loro posti di lavoro.

Con decine di milioni di persone che non sono in grado di pagare l’affitto, c’è oggettivamente la base per uno sciopero nazionale degli affittuari per il prossimo 1° maggio. Chiediamo che questo si combini con azioni sui posti di lavoro in tutto il paese e con azioni di solidarietà e di distanziamento sociale nei quartieri della classe operaia. È attraverso queste lotte del 1° maggio e dei prossimi mesi che si potrà costruire la solidarietà e la coscienza della classe operaia che aiuterà a gettare le basi per la lotta della classe operaia contro il potere dei capitalisti. Chiediamo anche a coloro che vogliono partecipare alla lotta per il cambiamento rivoluzionario di contattare Socialist Alternative e di unirsi a noi.

di Kshama Sawant, Consigliera comunale a Seattle e esponente di Socialist Alternative (ASI/ISA) negli Stati Uniti