Continuare a lottare contro omofobia e transfobia

In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia è necessario ricordare ai tutti compresi i ‘compagni’ che pensano che siano importanti solo i diritti sociali e che invece i diritti civili siano ‘borghesi’ che uno dei primi Paesi al mondo a legalizzare l’omosessualità fu la Russia di Lenin.

Dopo la rivoluzione d’ottobre infatti i bolscevichi cancellarono dal codice penale zarista tutte le leggi che criminalizzavano e discriminavano gli omosessuali. Nei primi anni della Russia sovietica era perfettamente possibile e legittimo avere rapporti omosessuali, tanto che il ministro degli esteri dell’URSS dei primi anni post 1917, il bolscevico Cicerin era dichiaratamente omosessuale.

In quel periodo gli omosessuali erano discriminati e criminalizzati in tutto il mondo capitalistico. Non solo nei Paesi fascisti: anche nella ‘democratica’ Inghilterra fino agli anni Sessanta i gay finivano in prigione o ai lavori forzati. Fino agli anni Novanta l’OMS considerava l’omosessualità una malattia. Inizialmente il movimento socialista e comunista si è battuto contro l’omofobia e contro tutte le discriminazioni.

Con Stalin invece i partiti comunisti adottarono posizioni retrograde e conservatrici e cominciarono a considerare i diritti degli omosessuali come ‘borghesi’. Stalin reintrodusse nel codice penale sovietico la norma zarista che criminalizzava l’omosessualità: migliaia di gay furono deportati nei gulag. Ancora oggi alcune organizzazioni staliniste contrappongono i diritti sociali dei lavoratori ai diritti civili degli omosessuali, considerati diritti ‘borghesi’.

In realtà la migliore tradizione marxista, quella di Lenin, Trotsky, Rosa Luxemburg e Gramsci, ha sempre lottato tanto per i diritti sociali quanto per i diritti civili, che non andrebbero mai contrapposti perché fanno parte di un’unica lotta contro l’oppressione capitalistica. Nella lotta per i diritti degli omosessuali oggi è più che mai necessario riprendere le migliori tradizioni della sinistra marxista, contro una ‘sinistra’ stalinista che si disinteressa dei diritti civili e contro una ‘sinistra’ borghese (PD) che si disinteressa dei diritti sociali.

di Amadori Massimo