Ricordando Lenin a 150 anni dalla sua nascita.

Vladimir Ilyich Ulyanov, meglio conosciuto con il suo pseudonimo rivoluzionario, Vladimir Lenin, nacque nella città di Simbirsk, oggi Ulyanovsk, sul fiume Volga in Russia un secolo e mezzo fa. All’età di 30 anni, si era guadagnato la reputazione di uno dei principali marxisti mondiali e solo diciassette anni dopo, insieme a Lev Trotsky, ha guidato la prima rivoluzione socialista del mondo.

Il nuovo governo sovietico è stato rivoluzionario non solo nelle sue grandi linee trasformò ogni aspetto della vita quotidiana dei lavoratori russi.

Si ritirò immediatamente dalla Grande Guerra imperialista. Concesse il diritto all’autodeterminazione a quelle nazioni che volevano uscire dall’ex impero russo. Si impadronì delle grandi proprietà terriere e diede a ciascun contadino il diritto di usare la terra. Rifiutò alla chiesa ortodossa russa e alle altre religioni il diritto di partecipare allo Stato.

In un epoca nella quale, ad esempio in Gran Bretagna, il diritto di voto era limitato ai possessori di proprietà, a condizioni che fossero uomini di età superiore ai 21 anni, la nuova Russia sovietica garantiva a tutti i cittadini, maschi e femmine di età superiore ai 18 anni, il diritto di voto, a meno che non fossero coinvolti nello sfruttamento di altri. Un sistema di Soviet composto da rappresentanti eletti dei lavoratori, soldati e contadini gestiva la società.

Il governo bolscevico dichiarò la parità di diritti delle donne con gli uomini, introdusse un ampio programma per ridurre l’analfabetismo femminile, istituì cucine sociali, lavanderie e scuole materne per alleviare la pressione sulle donne. Le leggi sul matrimonio e sul divorzio furono modificate per permettere alle donne che lo desiderassero di lasciare il matrimonio in qualsiasi momento e fu introdotto il diritto all’aborto. Alexandra Kollontai divenne la prima donna a ricoprire il ruolo di ministro al mondo.

L’omosessualità fu depenalizzata, un certo numero di importanti sostenitori culturali e politici del governo erano gay, tra questi Georgy Chicherin, Commissario degli Affari Esteri.

L’istruzione, compresa quella superiore, fu resa gratuita per tutti. Fu lanciata una campagna di alfabetizzazione di massa. Furono garantiti nove anni di istruzione scolastica e chiunque. Chiunque avesse ottenuto un certificato scolastico a 16 anni aveva il diritto di studiare all’università. Nel 1921 erano state create oltre 200 nuove università. Furono istituite centinaia di scuole speciali per insegnare le lingue delle popolazioni locali.

Anche l’assistenza sanitaria fu resa gratuita per tutti, e tutte le strutture sanitarie furono integrate nel sistema statale. L’ideologia medica fu radicalmente cambiata – piuttosto che essere mirata a curare i più ricchi da malattie e ferite croniche, l’approccio sovietico mirò ad eliminare le malattie infettive che, a quel tempo, uccidevano centinaia di migliaia e persino milioni di persone povere. L’aspettativa di vita, che era inferiore ai 30 anni nel 1913, salì a 44 nel 1926 e, alla fine della seconda guerra mondiale, a 60 anni.

Malgrado tutto questo, e nonostante la guerra civile lanciata dalle potenze imperialiste dopo la rivoluzione, il partito bolscevico di Lenin fu in grado di modernizzare l’alfabeto russo, di introdurre la scrittura delle lingue in varie regioni, di allineare il calendario reazionario giuliano con il resto d’Europa. Alcuni conservatori, sguazzando nel passato, si confondono ancora oggi e usano le date giuliane. I passaporti interni furono aboliti.

E naturalmente, Lenin fu determinante nella creazione della Terza Internazionale, il Comintern, che assunse il compito di costruire movimenti rivoluzionari in tutto il mondo.

Gioventù

Molte delle idee di Lenin si formarono durante la sua giovinezza nella provincia di Simbirsk. Viveva in una casa confortevole ma modesta, costruita in legno, suo padre era un ispettore scolastico locale, una posizione che usava per promuovere la riforma dell’istruzione. I tre ragazzi Ulyanov beneficiarono di un’atmosfera nella quale la lettura era incoraggiata. Alexandr, il più anziano, era impregnato di spirito rivoluzionario e si unì alla ” Volontà del Popolo”, la quale riteneva che il terrore individuale avrebbe portato alla rivoluzione. Nel 1887 fu giustiziato per la parte da lui avuta in un complotto per assassinare lo zar. Questo lasciò in Vladimir la convinzione inamovibile che tali metodi erano dannosi, che solo la classe operaia organizzata e politicamente cosciente poteva compiere la rivoluzione.

Espulso dall’Università di Kazan dopo aver contribuito all’organizzazione di una manifestazione studentesca, Vladimir si trasferì a San Pietroburgo dove si unì al Partito Operaio Socialdemocratico Russo, formatosi nel 1898 per promuovere le opinioni di Marx e Engels all’interno del movimento rivoluzionario e operaio russo. Fu arrestato, mandato in esilio e dopo il suo rilascio si recò in Europa, dove svolse un ruolo importante negli ambienti marxisti. Fondò un giornale, Iskra (la Scintilla), che fu poi contrabbandato in Russia.

Il movimento socialdemocratico in Europa, originariamente basato sulle idee di Marx ed Engels, era cresciuto in modo esponenziale. In Germania, godeva di un sostegno di massa con sindacati e rappresentanti eletti. All’inizio Lenin aveva un enorme rispetto per i giganti della socialdemocrazia europea come Karl Kautsky e Wilhelm Liebknecht, così come per Georgi Plekhanov, il fondatore della socialdemocrazia russa. Ma la vecchia socialdemocrazia era ormai dominata da coloro che erano più interessati alle carriere parlamentari che al marxismo rivoluzionario.

Che Fare?

Una svolta nello sviluppo politico di Lenin arrivò con la pubblicazione del suo opuscolo “Che Fare?” nel 1902 e i dibattiti al Secondo Congresso del POSDR nel 1903. Quella che apparentemente sembrava una controversia su questioni organizzative, in realtà segnava la divisione del movimento socialista russo tra due ali : una riformista e l’altra rivoluzionaria.

Lenin sosteneva che il POSDR dovesse essere un partito di rivoluzionari di professione, disciplinato, unito e che agisca in conformità con il programma del partito. I suoi oppositori, guidati da Julius Martov, sostenevano che il partito doveva essere più ampio. Era sufficiente, secondo Martov, che un membro fosse d’accordo con l’approccio generale del partito anche senza partecipare alle sue attività. Lenin ottenne la maggioranza dei voti – la sua fazione divenne così nota come quella dei “Bolscevichi” contro i “Menscevichi” di Martov (minoranza).

1905

Due anni dopo, all’inizio del 1905, scoppiò la prima rivoluzione russa. Il prete Gapone, un sacerdote ortodosso e probabile unagente della polizia zarista, nel tentativo di deviare la rabbia delle masse, guidò una massiccia manifestazione operaia verso il Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo per consegnare una petizione che chiedeva riforme. La polizia zarista aprì il fuoco, provocando una massiccia ondata di scioperi in tutto l’impero russo, che allora comprendeva anche la Polonia e la Finlandia. I lavoratori formarono per la prima volta i Soviet. Alla fine dell’anno, Trotsky era stato eletto presidente del Soviet di San Pietroburgo.

Lenin, capì il significato del Soviet. Sostenne che il partito dovesse aprirse ad una massa di giovani lavoratori per superare l’influenza conservatrice degli “uomini del comitato”.

Lenin trasse anche la conclusione molto chiara che non bisognava riporre alcuna fiducia nella borghesia liberale, che tentava di raggiungere un compromesso con lo Zarismo, col sostegno dei Menscevichi, perché concedesse un’assemblea costituente.  Lenin sostenne che la classe operaia dovesse lavorare con i contadini poveri per costruire un blocco rivoluzionario capace di rovesciare lo Zarismo, per stabilire una vera democrazia rivoluzionaria. Trotsky si spinse oltre, sostenendo che poiché la borghesia liberale in Russia, come in altri paesi arretrati, era troppo debole e incapace di portare avanti la propria rivoluzione, come avevano fatto i borghesi francesi e inglesi, la classe operaia dovesse autonomamente.

Gli anni di repressione che seguirono il 1905 videro Lenin lottare per mantenere l’unità del partito, contro le tendenze estremiste di chi sosteneva che i rivoluzionari non dovessero prendere parte ai lavori parlamentari.

Il tradimento socialdemocratico

La Seconda Internazionale aveva sempre accettato l’idea che la classe operaia di ogni paese avesse interessi comuni. Fu quindi uno shock enorme quando, nel 1914, i socialdemocratici tedeschi, con le onorevoli eccezioni di Karl Liebknecht e Otto Rühle, votarono in parlamento per finanziare la macchina da guerra dell’imperialismo tedesco. Quando Lenin lo apprese per la prima volta, respinse la notizia come una menzogna. Soltanto 38 delegati in rappresentanza di 11 paesi si riunirono alla Conferenza di Zimmerwald nel 1915 per tenere alta la bandiera del socialismo internazionale.

Nella stessa Russia, l’organizzazione rivoluzionaria era molto difficile, a causa della guerra e delle attività della polizia zarista. Nei primi mesi di guerra, il partito bolscevico fu ridotto a una manciata di membri. L’intera componente femminile venne arrestato. Gradualmente si costruirono nuove forze, ma erano a malapena pronte per lo scoppio della nuova rivoluzione. Quando una delegazione di lavoratrici si recò dai bolscevichi per chiedere aiuto nella preparazione dello sciopero per la festa della donna del 1917, fu detto loro di aspettare una decisione del Comitato Centrale. I bolscevichi non avevano una tipografia per produrre un volantino per lo sciopero. Fu il più piccolo gruppo, quello degli interdistrettuali, un gruppo di socialdemocratici rivoluzionari contro la guerra, che più tardi, sotto l’influenza di Trotsky, si fuse con i bolscevichi, che fornirono volantini contro “la guerra, i prezzi elevati e la mancanza di diritti delle donne lavoratrici”.

Molti dei leader bolscevichi in Russia erano rimasti indifferenti alle lotte ideologiche che avevano avuto luogo, soprattutto tra i socialdemocratici in esilio in Europa, e non capivano il significato delle differenze tra i bolscevichi e i menscevichi. Già nell’aprile del 1917, in 54 delle 68 regioni russe i bolscevichi e i menscevichi operavano ancora come un partito unico.

Riarmare il partito

Ciononostante, la rivoluzione era in atto. All’inizio del 1917, il partito bolscevico stava crescendo – aveva circa 2000 membri a Pietrogrado. Dopo la rivoluzione di febbraio, quando il governo provvisorio borghese salì al potere, i dirigenti locali, tra cui Kamenev e Stalin, sostennero il governo provvisorio. Quando Lenin tornò dall’esilio, in aprile, affrontò il compito, come lo chiamò Trotsky, di “riarmare il partito”.

Lenin scrisse poi le sue famose “Tesi d’aprile”. La Pravda le pubblicò solo dopo aver aggiunto una serie di commenti sul fatto che si trattava di un’opinione personale dell’autore. Due giorni dopo, quando parlò al Comitato Centrale Bolscevico, perse la votazione a favore di una nuova azione rivoluzionaria. Dirigenti come Zinoviev, Shlyapnikov e Kamenev si opposero a lui, quest’ultimo dicendo: “La Russia non è pronta per la rivoluzione socialista“. Dzerzhinskiy attaccò Lenin, chiedendo di parlare a nome “dei compagni che hanno vissuto la rivoluzione in modo concreto”. Lenin però mantenne la sua posizione – a fine aprile si era guadagnato il sostegno del partito.

Lenin era fiducioso che la classe operaia e soprattutto i giovani lo avrebbero sostenuto. Il partito bolscevico crebbe enormemente nel 1917, con la maturazione delle premesse per la vittoria della rivoluzione di ottobre, raggiungendo quasi 350.000 membri entro la fine dell’anno, mentre diventava chiaro che i liberali e i socialisti moderati non erano in grado di porre fine alla guerra, di permettere la liberazione nazionale, di convocare l’assemblea costituente o di prendere qualsiasi misura per migliorare la condizione delle masse. Un membro su cinque del partito aveva meno di 26 anni, la metà meno di 35.

L’alleanza con Trotsky

Quando Trotsky tornò in Russia poche settimane dopo Lenin, i due divennero inseparabili, guidando insieme la rivoluzione. Le loro precedenti divergenze, drammaticamente esagerate dai loro nemici, si sono risolte nella pratica: Trotsky si convinse che Lenin aveva ragione sul primo punto. Entrambi capirono pienamente che una rivoluzione in Russia poteva avere successo solo se faceva parte di una rivoluzione mondiale più ampia.

A Lenin piaceva citare Faust: “La teoria, amico mio, è grigia, ma verde è l’albero eterno della vita”. Usò questa frase quando spiegò perché aveva cambiato la sua precedente posizione.

Fu il suo approccio risoluto, unito ora alla sua stretta alleanza con Trotsky, che permise al partito bolscevico di conquistare l’appoggio delle masse lavoratrici e dei soldati rappresentati dai Soviet e di guidare la rivoluzione fino alla vittoria. Il nuovo governo sovietico si mosse per trasformare la Russia su basi socialiste.

Ma gli imperialisti vedevano giustamente la Russia socialista come un faro per i lavoratori del resto del mondo. Lanciarono una brutale guerra civile. In questa inglesi, tedeschi, statunitensi, giapponesi, francesi e italiani sostennero i gruppi degli ex zaristi e le Guardia Bianca per cercare di sconfiggere la rivoluzione. Gli eroici sacrifici fatti dalla classe operaia durante la guerra la lasciarono stremata ed impoverita. Il ritardo della rivoluzione mondiale, in particolare dopo il tradimento della rivoluzione tedesca da parte dei socialdemocratici, portò all’isolamento di un’economia arretrata. Questo portò allo sviluppo di una reazione interna, a una degenerazione della rivoluzione.

L’ultima battaglia di Lenin

Nel periodo successivo, Lenin si rese conto che le forze reazione si stavano attorno al triumvirato Zinoviev-Kamenev-Stalin. Lenin lo descrisse la situazione come quella di chi “è risucchiato in una palude burocratica ripugnante”. Per contrastare i fenomeni di burocratizzazione in atto, propose un patto con Trotsky, ma purtroppo la situazione oggettiva era contro di loro. Nel corso del decennio successivo, si sviluppò una contro-rivoluzione politica della burocrazia, culminata nell’orribile dittatura stalinista, che, pur mantenendo la proprietà statale dei mezzi di produzione, cancellò molte delle conquiste sociali e democratiche della rivoluzione

L’eredità di Lenin

Oltre ad essere stato, con Trotsky, leader della rivoluzione russa, Lenin ci ha lasciato un’enorme eredità teorica e pratica. Ha dimostrato perché è necessario costruire un’organizzazione rivoluzionaria forte con un programma chiaro, capace di unire la classe operaia nella lotta per il socialismo.

di Rob Jones ISA Russia