Caro ministro ti scrivo…

Buonasera Ministro, Ancora io, docente precaria, e madre. Spero di non risultarle arrogante ma confrontandomi con altri colleghi ci interrogavano sul perché non avessimo ancora sentito parlare dell’Outdoor education come possibile soluzione riorganizzativa in tempi di pandemia. È ormai condiviso a livello internazionale che la vita, così come l’educazione, all’aria aperta limitino fortemente il rischio di contagio di malattie infettive. Questo avverrebbe non solo perché permanere giornalmente all’esterno espone l’organismo a luce solare e a vitamina d, il cui ruolo è ormai arcinoto nel rafforzamento del sistema immunitario; ma inoltre perché, come sappiamo, sono i luoghi chiusi a veicolare in maniera assai più forte i rischi di contagio, non l’aria aperta. Ora, la maggiorparte delle scuole italiane dispone di cortili di ogni sorta. Mi permetto di suggerire una rotazione delle classi e dei sottogruppi fra spazi interni e spazi esterni, con inevitabile adeguamento dei programmi e dell’organico docenti e Ata. Mi pare che con la DAD tutti i docenti d’Italia abbiano recentemente dato prova di grande disponibilità a ridiscutere rapidamente e spesso efficacemente metodologie e canali comunicativi. Mi permetto altresì di ricordare che esistono strutture leggere e di rapido montaggio come gazebo e tendoni, che impedirebbero agli agenti atmosferici di minare radicalmente la realizzabilità di questo tipo di didattica che – di nuovo- dopo quella a distanza, potrebbe conoscere nuovi inaspettati scenari di inclusione e di resistenza: l’outdoor education.

Viviamo nel sud dell’Europa, dunque un contesto climaticamente favorevole, o ad ogni modo, non sfavorevole a priori.  Moltissimi paesi scandinavi adottano da tempo questa scelta didattica con ottimi risultati. Lungi dal confrontare zone geografiche e politiche dal profilo storico ed economico assai poco comparabili, mi sono permessa di spezzare una lancia in favore di una riflessione che ancora non mi è parso di intravedere nei giornali delle principali testate italiane.In ultimo, ma come si dice “last but not least”, vorrei mettere l’accento su un tema a me caro. Spero di non dover mai legger il giornale scoprendo che le scuole non riapriranno a settembre. Lei senza dubbio si renderà conto di quante donne, in primo luogo, perderanno il lavoro avendo i propri figli a casa da seguire, dopo tanti mesi di chiusura delle scuole. Si renderà conto di quante vittime mieterà la violenza domestica – assistita o subita-  maschile su donne e bambini, come conseguenza più o meno diretta della fragilizzazione sociale inferta da alcune politiche recenti. Si renderà conto del gap che verrà accentuato dalla dad nell’accesso ai mezzi materiali e culturali per molte famiglie e molte/i ragazze/i, legati a condizioni di esistenza vulnerabili. La lista di conseguenze assai nefaste continuerebbe, ma sono certa di aver già trasmesso la mia profonda preoccupazione nei confronti di uno scenario che, Ministro, mi auguro non sarà fra i primi ad essere vagliato. Vorremmo vedere proposte rivoluzionarie, realmente democratiche e che ci tutelino tutte e tutti. Mi scusi per la prolissità del flusso di coscienza notturno. Spero di aver potuto toccare le corde della docente, persona e donna che lei è, nonostante il suo difficile ruolo istituzionale.

Grazie per l’attenzione 

Francesca Corrado, docente precaria, madre, femminista e socialista.