Combattere il virus sostenendo chi ha bisogno

Dopo poco più di sei mesi dal primo lockdown l’Italia si trova nuovamente in una situazione drammatica. Adesso la catastrofe sanitaria si somma ad una crisi sociale devastante che avanza ogni giorno con prepotenza. In questo contesto, le misure messe in atto dal governo per rispondere alla crisi economica sono, per usare un eufemismo, inefficaci. Diciamo pure che non sono per niente all’altezza dei bisogni della popolazione.La decisione del governo di temporeggiare e poi di introdurre misure di contenimento diversificate per regione si è rivelata assolutamente fallimentare. Innanzitutto perché ha permesso ai governi regionali di fornire dati falsi al ministero della sanità per poter entrare in una fascia piuttosto che in un’altra. Si pensi al caso della Regione Campania, passata in 72 ore da regione gialla a regione rossa. Inoltre, a differenza di quello che era successo durante la prima ondata, la diffusione del virus interessa oggi l’intero territorio nazionale, ivi comprese alcune regioni che erano state quasi del tutto risparmiate nei mesi scorsi.Il governo nazionale e le regioni avrebbero dovuto impegnare i mesi di relativa tregua per attrezzarsi a fronteggiare una nuova ondata epidemica. Così non è stato. Oggi non ci sono più alibi con i quali giustificare la criminale inettitudine di chi ci governa. Si poteva e bisognava prepararsi in maniera diversa a quella che tutti gli esperti consideravano come l’inevitabile seconda ondata pandemica. Occorreva in primis attrezzarsi predisponendo milioni di tamponi , rafforzando la medicina territoriale, allestendo reparti Covid negli ospedali, acquisendo scorte consistenti di ossigeno e approfittando di ogni giorno di tregua che il virus dava per fare scorte le mascherine, dispositivi di protezione individuale e farmaci. Occorreva inoltre potenziare significativamente la rete di trasporti pubblici, che ogni giorno vengono affollati da milioni di lavoratori.Durante l’estate il governo ha provato a trasmettere appelli alla spensieratezza, in certi ambienti si è respirato un’aria da belle époque, da calma prima della tempesta. Consapevole delle conseguenze che una riapertura generalizzata avrebbe avuto sulla salute dei cittadini nonché sull’intero servizio sanitario nazionale il governo si è piegato alle volontà dei giganti del settore turistico, le grandi catene alberghiere, le compagnie aeree, i proprietari dei lidi turistici e di grandi discoteche che hanno gozzovigliato come se la pandemia fosse alle nostre spalle. Al posto di dare sussidi ai lavoratori del settore turistico si è preferito ignorare la gravità della situazione, scaricando sulle loro spalle il peso di una gestione dissennata interessata soltanto alla folle corsa ai profitti a scapito degli interessi della gente comune. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. In Calabria e in Sardegna si sono riversate orde di turisti che hanno portato il virus mettendo a dura prova la tenuta dei sistemi sanitari tra i peggiori d’ Italia. Incurante degli appelli di medici e scienziati il governo ha finto di ignorare la gravità della situazione per calcoli di convenienza politica immediata; le elezioni regionali prima e il referendum per la diminuzione del numero dei parlamentari poi, sono stati la bussola che ha orientato le decisioni di un governo da operetta che è tenuto insieme soltanto dalla gravità della situazione. Ancora oggi gli appelli dei medici e dei virologi per una chiusura completa continuano ad essere ignorati. Il governo preferisce prendere tempo sperando che questo virus si indebolisca nei prossimi mesi per permettere un improbabile ripresa dei commerci e delle attività produttive sotto Natale. Mentre scriviamo il sistema sanitario del paese è nuovamente sul ciglio del collasso. A Napoli e in tutta la Campania manca l’ossigeno che consente a chi si ammala di restare in vita in attesa di un ricovero. In molti ospedali mancano ancora medici e infermieri.I posti in terapia intensiva scarseggiano e in troppi ospedali, soprattutto del meridione, non sono stati previsti spazi idonei per gli ammalati di Covid. In questa situazione gli ammalati di Covid vengono stipati negli stessi ambienti degli altri pazienti permettendo al virus rapidamente.Mentre il Covid infetta decine di migliaia di persone al giorno e uccide quotidianamente centinaia di cittadini, ci sono ancora centinaia di migliaia di famiglie di lavoratori che aspettano la cassa integrazione per i mesi di forzata chiusura. Per molti lavoratori questa nuova situazione significa che al rischio di ammalarsi e di morire di Covid si somma il rischio assai concreto di sprofondare nella povertà e nella miseria più estrema o comunque di non essere in grado di garantire a sè stessi e alle proprie famiglie un’esistenza dignitosa.Per di più, in questo grave contesto assistiamo alle violente minacce del padronato e della grande borghesia che, per bocca di Bonomi, presidente della Confindustria, minaccia un milione di licenziamenti. Intanto, altre aziende multinazionali decidono la serrata degli stabilimenti produttivi ed il trasferimento della produzione fuori dal paese come è avvenuto alla Whirpool di Napoli. Sia chiaro, rifiutiamo il ricatto di chi vorrebbe farci morire di fame in attesa che questa pandemia scompaia. Oggi più che mai è necessario mettere in campo una risposta organica e coordinata per impedire un’ ulteriore propagazione di questo virus, che anche a causa dei tagli indiscriminati che si sono abbattuti come una ghigliottina sulla sanità pubblica negli ultimi anni colpisce e uccide prevalentemente la gente comune, i lavoratori, i cittadini ordinari che non hanno santi in paradiso, che non hanno l’amico primario, che non possono ricorrere a cliniche private o a costose tecnologie di punta per curarsi.Occorrono misure immediate di sostegno al reddito. Queste devono essere erogate sulla base dei bisogni reali. Misure a pioggia che vengono erogate senza distinzione di reddito o fatturato a tutti i titolari di aziende o di partita iva sono inutili, dannose e inefficaci. Il proprietario di una catena di ristoranti o di un prestigioso Lido turistico non può essere parificato al gestore di una piccola trattoria a conduzione familiare.

Per fronteggiare questa grave situazione serve un programma politico che metta al centro la tutela della salute e delle fasce popolari. Un programma di rottura con la criminale gestione della pandemia alla quale abbiamo assistito in questi mesi.

Per il ripristino di un servizio sanitario nazionale unitario e centralizzato. Contro la regionalizzazione delle prestazioni sanitarie. La sanità deve tornare ad essere una competenza esclusiva dello Stato.

Per la creazione di un fondo di 30 miliardi con il quale rifinanziare il SSN piegato da decenni di tagli. Per l’immediata assunzione a tempo indeterminato di tutti i medici, infermieri e di tutto il personale socio sanitario precario.

Per lo scorrimento immediato di tutte le graduatorie.Per l’immediata requisizione delle cliniche e degli istituti privati da porre sotto il controllo diretto del servizio sanitario nazionale. I lavoratori della sanità privata siano integrati nel SSN con stesse mansioni e trattamento.

Per la generalizzazione dell’utilizzo del tampone partendo dalle categorie più a rischio : anziani e immunodepressi e personale sanitario. Il tampone deve essere assolutamente gratuito e deve essere garantito, in tempi brevissimi, a domicilio agli anziani e alle persone che non possono abbandonare la propria casa. Servono medici e infermieri!

Per l’abolizione del numero chiuso alla facoltà di medicina, una barriera classista che impedisce alla maggioranza degli aspiranti medici di diventare tali.

Per la generalizzazione di un reddito d’emergenza pari a 1.200 € garantito a tutti i lavoratori occupati, disoccupati, a nero o precari che non possono lavorare.

Per l’introduzione di misure concrete, sulla base di bisogni reali, di sostegno al reddito per i piccoli commercianti, gli esercenti e gli artigiani colpiti da queste chiusure straordinarie. Non un centesimo ai grandi imprenditori. I soldi del decreto “Ristoro” vadano alle piccole attività, a chi ne ha davvero bisogno.

Per l’introduzione di una patrimoniale, ovvero di una tassa sui grandi patrimoni oltre il milione di euro, con la quale finanziare le misure di sostegno al reddito e gli investimenti massicci nel SSN

Elio Rosa