A 100 anni dalla nascita del PCD’I

Esattamente 100 anni fa a Livorno nasceva il Partito Comunista d’Italia (PCd’I), da una scissione dell’ala rivoluzionaria del Partito Socialista Italiano (PSI). Il PCd’I venne fondato da Antonio Gramsci ed Amadeo Bordiga, come sezione italiana dell’Internazionale Comunista di Lenin e Trotsky. Era un partito che si ispirava all’esempio dei bolscevichi russi, il cui fine era la rivoluzione socialista mondiale, l’abbattimento del capitalismo e dello Stato borghese. Il PCd’I di Gramsci e Bordiga, partito marxista e rivoluzionario, non aveva proprio nulla in comune con il PCI stalinista e riformista di Togliatti e di Berlinguer, un partito che rinunciò ad ogni prospettiva socialista e rivoluzionaria. La direzione stalinista del PCI si affermò infatti grazie alla distruzione del gruppo dirigente marxista rivoluzionario che aveva guidato il Partito comunista italiano nei primi anni. Numerosi fondatori del PCd’I furono infatti espulsi per il loro antistalinismo sin dal 1930, a cominciare dallo stesso Bordiga. Lo stesso Gramsci, nelle carceri fasciste dal 1926, fu emarginato da Togliatti e dal gruppo dirigente stalinista. Molti comunisti che nel 1921 avevano fondato il partito al fianco di Gramsci e di Bordiga e che avevano patito le persecuzioni fasciste finirono nei Gulag di Stalin negli anni Trenta, dai quali molti non fecero più ritorno. Furono circa 200 i comunisti italiani vittime dello stalinismo, assassinati in URSS con la complicità di Togliatti e dell’intero gruppo dirigente stalinista del PCI, che in quel periodo si trovava a Mosca e che non solo non fece nulla per salvare i comunisti italiani ma spesso li denunciò anche alla polizia sovietica. Il PCI di Togliatti, su indicazione di Stalin, abbandonò ogni prospettiva rivoluzionaria, promuovendo una politica riformista di collaborazione di classe con le forze borghesi, durante e dopo la Resistenza. A partire dal secondo dopoguerra il PCI stalinista si integrò sempre di più nello Stato borghese, sino ad arrivare al compromesso storico di Berlinguer. La presunta “via italiana al socialismo”, presentata dai dirigenti del PCI come un’innovazione di Togliatti, fu in realtà dettata da Mosca. E’ evidente quindi che non si può concepire la storia del Partito comunista italiano come una linea continuativa che va dal 1921 al 1991. Il PCd’I di Gramsci e Bordiga, marxista e rivoluzionario, non c’entra nulla con il PCI di Togliatti e di Berlinguer, un partito stalinista e riformista integrato nelle logiche borghesi. Oggi più che ricordare i dirigenti del PCI stalinista che hanno tradito il progetto rivoluzionario dovremmo ricordare i comunisti “eretici”, cioè gli antistalinisti rimasti fedeli al comunismo delle origini e agli ideali del PCd’I del 1921. In primis ovviamente Gramsci e Bordiga ma anche Pietro Tresso, che fu fra i fondatori del partito e fu assassinato dagli stalinisti durante la Resistenza, Dante Corneli, comunista nel partito dal 1921 che nella Russia di Stalin sopravvisse a oltre 10 anni di Gulag, Emilio Guarneschelli, comunista iscritto al PCd’I e fucilato dai sovietici negli anni Trenta. Bisognerebbe ricordare tutti i nomi degli oltre 200 comunisti italiani vittime dallo stalinismo: “bordighisti”, “trotskisti” ma anche militanti fedeli alla linea del partito e assassinati ugualmente. Quasi tutti nel partito dal 1921, molti presenti anche alla scissione di Livorno. Tutte vittime di Stalin, di Togliatti e dei dirigenti del PCI che oggi vengono celebrati. Erano tutti comunisti rivoluzionari rimasti rimasti fedeli agli ideali del PCd’I del 1921 e assassinati per questo da chi aveva tradito la rivoluzione d’ottobre e il progetto comunista originario. Uomini e donne che diedero la loro vita per una società libera da ogni forma di sfruttamento e di oppressione, vittime del fascismo e dello stalinismo. Ricordiamo oggi il Partito comunista di Gramsci, di Bordiga, di Tresso, di Leonetti e di tutti i compagni che quel 21 gennaio del 1921 volevano cambiare il mondo e fondarono il partito della rivoluzione socialista mondiale. Oggi, in un mondo dominato dalla barbarie del capitalismo, quel progetto è più attuale che mai. Viva il PCd’I!

Massimo Amadori